Il fondo sovrano norvegese, il più grande al mondo, chiude il primo semestre con un rendimento del 9,4% e archivia nel secondo trimestre il miglior risultato degli ultimi sei anni. A sostenere la performance sono soprattutto le azioni tecnologiche, in particolare quelle asiatiche e legate all’intelligenza artificiale. Il Government Pension Fund Global, gestito da Norges Bank Investment Management (Nbim), vale 2.300 miliardi di dollari e detiene in media l’1,5% di tutte le società quotate a livello globale.
Nel secondo trimestre il rendimento complessivo è stato dell’11,5%, il migliore dal secondo trimestre del 2020. Le azioni hanno guadagnato il 16%, contribuendo in modo decisivo al risultato, mentre gli investimenti obbligazionari hanno registrato un rendimento dell’1,1%. Positivi anche gli investimenti immobiliari e infrastrutturali non quotati, entrambi all’1,8%.«Il risultato è stato sostenuto dai buoni rendimenti del mercato azionario, in particolare delle società tecnologiche asiatiche», ha detto il ceo Nicolai Tangen. Nel primo semestre il fondo ha superato di 22 punti base il proprio indice di riferimento. Telecomunicazioni, tecnologia ed energia sono stati i principali motori del risultato, dopo il rendimento del 15,1% registrato nel 2025, anche in quel caso grazie soprattutto alle società tecnologiche e all’AI.
La dimensione del fondo permette di leggere la sua performance anche attraverso i grandi investimenti nella tecnologia americana e asiatica. A fine giugno Nvidia era la maggiore partecipazione, seguita da Microsoft e Apple. Il fondo possedeva l’1,28% di Nvidia, per un valore di circa 62 miliardi di dollari, l’1,24% di Apple per 52 miliardi, l’1,17% di Alphabet per 50 miliardi e l’1,27% di Microsoft per circa 35 miliardi. Nel portafoglio spicca anche Taiwan Semiconductor Manufacturing, di cui Norges deteneva l’1,7%, per un valore di circa 34 miliardi di dollari.
La lista delle partecipazioni rivela però quanto il portafoglio sia diversificato: complessivamente il fondo investe in circa 7.100 società in tutto il mondo, oltre che in azioni, obbligazioni, immobili e progetti nel settore delle energie rinnovabili. La massa gestita è alimentata dai proventi dello Stato norvegese derivanti dalla produzione di petrolio e gas, investiti sui mercati internazionali per trasferire nel tempo la ricchezza generata dalle risorse naturali del Paese.
Tra le novità emerse dall’aggiornamento delle partecipazioni c’è anche SpaceX. Al 30 giugno Norges deteneva una quota dello 0,05% della società aerospaziale, per un valore di circa 1,22 miliardi di dollari. Una partecipazione relativamente piccola rispetto alle grandi posizioni tecnologiche del fondo, ma significativa per il valore attribuito alla società.
L’investimento è arrivato in una fase di forte attenzione del mercato verso SpaceX, dopo la quotazione record di fine giugno e il successivo brusco calo delle azioni. La valutazione raggiunta ha sollevato interrogativi anche per il rapporto tra capitalizzazione e ricavi attesi, mentre sul fronte della governance il fondatore Elon Musk controlla oltre l’80% dei diritti di voto ed è contemporaneamente presidente, ceo e chief technology officer. Una struttura che pone interrogativi sui diritti degli azionisti indipendenti, tra cui il fondo norvegese.
A fine giugno Norges deteneva partecipazioni significative in diversi big di Piazza Affari. La posizione più rilevante per valore era Unicredit, pari a circa 3,88 miliardi di dollari, con una quota del 2,88% del capitale. Seguiva Intesa Sanpaolo, con 1,90 miliardi e l’1,59%, mentre Enel valeva 1,33 miliardi, pari all’1,14% del capitale. Tra le industriali spiccava Prysmian, con 962 milioni di dollari e l’1,91%, mentre Ferrari valeva 775 milioni, con una partecipazione dello 0,9%.
Il portafoglio italiano comprendeva inoltre StM, con 762 milioni di dollari e l’1,13% del capitale, Mps con 603 milioni e l’1,6%, Bper Banca con 575 milioni e l’1,76%, Eni con 525 milioni e lo 0,74% e Generali con 521 milioni e lo 0,7%. Nel complesso, i dieci maggiori investimenti italiani di Norges valevano circa 11,8 miliardi di dollari al 30 giugno.
Nonostante le dimensioni e la capacità di influenzare i mercati, Norges non è un fondo che può scegliere liberamente la composizione del portafoglio. Il ministero delle Finanze norvegese gli impone di seguire da vicino un indice di riferimento, lasciando margini relativamente limitati per discostarsene attraverso la gestione attiva. Gran parte dei risultati riflette quindi l’andamento dei mercati globali più che le decisioni sui singoli titoli.
La crescita degli investimenti nell’AI sta comunque cambiando anche il modo in cui il fondo gestisce il proprio portafoglio. Nbim ha iniziato a utilizzare internamente modelli linguistici di grandi dimensioni per analizzare le nuove società in portafoglio e individuare rischi legati a governance, corruzione e diritti umani, affiancando i sistemi tradizionali di monitoraggio.
La pubblicazione dei risultati arriva inoltre mentre il fondo è al centro di un dibattito politico in Norvegia sulle proprie regole etiche e sugli investimenti in società coinvolte nella guerra di Israele a Gaza. Il Parlamento norvegese ha avviato una revisione delle linee guida che regolano gli investimenti, sospendendo temporaneamente le esclusioni di società in attesa delle conclusioni di una commissione. La revisione, richiesta dal ministro delle Finanze Jens Stoltenberg, dovrebbe concludersi entro il 15 ottobre.
Il risultato del semestre conferma intanto il peso crescente della tecnologia nel portafoglio del più grande investitore istituzionale globale. Dopo il 15,1% del 2025, il 9,4% dei primi sei mesi del 2026 porta nelle casse del fondo un'altra performance sostenuta dal boom dell’AI, con Nvidia, Microsoft, Apple, Alphabet e i grandi produttori asiatici di semiconduttori tra i principali beneficiari. (riproduzione riservata)