Non solo pmi di Piazza Affari: in cosa investono i più grandi Etf sulle mid e small cap globali
Non solo pmi di Piazza Affari: in cosa investono i più grandi Etf sulle mid e small cap globali
Per gli investitori europei sono disponibili 23 comparti sulle mid cap e ben 55 sulle small. Che permettono anche di ridurre il rischio di concentrazione delle borse Usa

di di Marco Capponi 03/07/2026 21:30

Ftse Mib
52.818,85 17.38.12

+0,75%

Dax 30
25.779,31 18.00.00

+0,78%

Dow Jones
52.900,07 23.21.04

+1,14%

Nasdaq
25.829,60 15.30.00

-0,80%

Euro/Dollaro
1,1437 23.00.07

-0,03%

Spread
77,50 17.30.01

-0,05

Il nuovo Etf sulle piccole e medie imprese di Piazza Affari di Banca Generali e Intermonte rappresenta un unicum nel panorama degli investimenti europei: è infatti il primo comparto quotato a gestione attiva ad avere come sottostanti solo società di Piazza Affari con il limite massimo del miliardo di capitalizzazione.

Ma non è ovviamente l’unico strumento per esporsi all’universo delle small e mid cap. E nemmeno il primo ad avere in pancia esclusivamente titoli italiani non inclusi nel Ftse Mib.

Il precedente di Amundi

Già nel lontano 2014 Amundi aveva quotato un fondo-indice (in questo caso passivo) denominato Ftse Italia Pmi Pir 2020. Una data, quella nel nome, che all’epoca della quotazione indicava il limite temporale minimo per il godimento dell’esenzione fiscale.

Oggi l’Etf (che ha un total-expense-ratio annuo dello 0,4%) gestisce 188 milioni di euro di masse, ha messo a segno una performance complessiva del 172% (contro il 262% del Ftse Mib) e come prime partecipazioni ha Technoprobe (9%), Banca Generali (6%), Interpump (5,5%) e Pirelli (5%). Tutti titoli ampiamente sopra il miliardo di capitalizzazione. In totale, il comparto investe in 73 titoli quotati su Borsa Italiana.

Perché scommettere sulle small cap

Ma per gli investitori che volessero guardare anche oltre l’orticello delle azioni domestiche esistono numerose alternative per esporsi al mondo delle piccole e medie capitalizzazioni. Per la precisione, JustEtf censisce 23 comparti sulle mid cap e ben 55 sulle small. La ragione di questa abbondanza è semplice: la ricerca accademica e di mercato ha dimostrato che, nel lungo periodo, le small cap tendono ad avere una performance di mercato migliore rispetto alle società a grande capitalizzazione.

Un’evidenza che ha permesso di includere le dimensioni dei titoli (size) nel novero dei fattori di investimento insieme a valutazioni (value), qualità dei fondamentali (quality), trend di mercato (momentum) e bassa volatilità (low volatility).

Focus sulle piccole globali

Il più grande Etf sulle capitalizzazioni sottili globali disponibile per investitori europei, l’iShares Msci World Small Cap, ha come sottostante 3.578 società quotate dei mercati maturi. Il comparto in questione ha un ter annuo dello 0,35% ed è stato lanciato nel 2018. In questo lasso di tempo ha messo a segno un total return in euro del 123%, sottoperformando ampiamente il 189% dell’Msci World generalista. Questo perché durante il periodo in questione le borse sono state trainate in gran parte dai grandi nomi della tecnologia prima e dell’intelligenza artificiale poi, lasciando indietro il resto del mercato. Che resta però competitivo a livello di multipli: l’indice Msci World Small Cap tratta a 17 volte gli utili attesi, due punti in meno rispetto all’Msci World classico.

Altro aspetto interessante di un indice di small cap globali è la minore concentrazione del mercato americano, che passa del 68% dell’indice standard al 51%, a vantaggio di altri mercati come Giappone (dal 5,5% all’11,7%) e Regno Unito (dal 3% al 4,2%). Diminuisce anche sensibilmente il peso della tecnologia, che scivola dal 31% al 18%.

L’alternative delle mid cap Usa

E le medie capitalizzazioni? Il più grande Etf di categoria per distacco è un fondo-indice sulle medie imprese statunitensi (Spdr S&P 400 Us Mid Cap, con ter annuo dello 0,4%), molto focalizzato sull’industria, che rappresenta il 21% dell’indice e supera anche la tecnologia, ferma al 17%. Attenzione però al paradosso delle dimensioni in gioco: il paniere accoglie aziende che superano tranquillamente i 15-20 miliardi di dollari di capitalizzazione. Realtà che in Italia sarebbero, di fatto, tra le prime venti o trenta quotate di Piazza Affari. (riproduzione riservata)