Il piano di Trump per Gaza può anche non piacere, ma non c’è alternativa. Lo ha scritto sul Financial Times (incredibile a dirsi) l’ex segretario di Stato Usa, Hillary Rodham Clinton.
«Se persino io, un’oppositrice implacabile del presidente Trump, posso accettare che questa sia l’opzione migliore in una situazione terribile, sicuramente anche altri possono farlo?», si è chiesta retoricamente Hillary Clinton, sottolineando che «non esiste un quadro alternativo pronto all'uso».
Secondo l’ex segretario di Stato, «senza un piano del genere, la crisi a Gaza non potrà che peggiorare, con Hamas che manterrà la sua influenza politica e pratica su una popolazione devastata attraverso gruppi armati, strutture amministrative locali, reti di distribuzione degli aiuti e accesso a beni e servizi di base». E se continuerà questa situazione, «non ci sarà sicurezza per Israele e non sarà praticabile nessun percorso verso l'autodeterminazione palestinese».
Per Hillary Clinton «una vera trasformazione a Gaza è essenziale non solo per la stabilizzazione e la sicurezza, ma anche per la riunificazione politica dei palestinesi sotto una leadership riformata e credibile. Per troppo tempo, la frammentazione tra Gaza e la Cisgiordania, insieme all'indebolimento dell'Autorità Palestinese, ha reso sempre più remota la prospettiva di un futuro politico palestinese unificato. Un cambiamento significativo a Gaza è essenziale se si vuole avere qualche possibilità di una soluzione politica più duratura».
«Il processo», sottolinea l’ex segretario di Stato, «richiederà pressione e impegno non solo da parte degli Stati arabi e dell'Europa, ma anche da parte di Israele».
«La scelta per i governi non è se questo processo sia ideale, ma se sono disposti a contribuire a plasmare dall'interno un quadro imperfetto o a restare a guardare mentre attori più distruttivi determinano ciò che verrà dopo», è la conclusione di Hillary Clinton. (riproduzione riservata)