Una poltrona pubblica è per sempre: chi corre per l'ennesimo rinnovo nelle cariche. A dispetto dell'età
Una poltrona pubblica è per sempre: chi corre per l'ennesimo rinnovo nelle cariche. A dispetto dell'età
La tornata di 211 incarichi nelle partecipate pubbliche è partita con il duro braccio di ferro su Euronext. Ma oltre a Eni, Enel e Consob ci sono molte altre poltrone. E una legge non scritta su età e competenze 

di di Sergio Rizzo 13/03/2026 20:30

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Fare politica, per le anime pure, significa impegnarsi per il bene della collettività. Il che non esclude, però, di occuparsi anche del proprio. L’esempio più recente? L’ingegner Paolo Arrigoni, classe 1964, fa politica attiva da almeno un quarto di secolo: assessore, poi sindaco, quindi senatore.

Leghista a quattro ruote motrici, nel 2020 è capo del dipartimento energia del partito di Matteo Salvini. Non rieletto al Senato nel 2022, viene prontamente risarcito con la presidenza del Gse, la società statale dei servizi energetici che gestisce i miliardi degli incentivi alle rinnovabili. Ma prima dell’indiscutibile rinnovo nell’incarico pubblico si dimette. Passa al privato: va alla società di lobbying Public affairs advisors fondata da Giovanni Galgano, già capo ufficio stampa dell’Agenzia regionale per l’ambiente della Lombardia all’epoca di Roberto Formigoni.

Da manager statale a lobbista privato. E proprio nello stesso campo, quello dell’energia, per cui ha svolto fino a ieri il servizio pubblico. Con Arrigoni, tiene a precisare l’annuncio della collaborazione, «Public Affairs Advisors rafforza la consulenza nei mercati dell’energia e dell’ambiente». Caso interessante, ma certo non unico. Ce ne sono di ben più rilevanti.

Giuseppe Cossiga, figlio dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga e deputato di Forza Italia è stato sottosegretario alla Difesa nel quarto e ultimo governo di Silvio Berlusconi nel ministero guidato allora da Ignazio La Russa. Nel 2013 passa a Fratelli d’Italia ma non è rieletto. Dopo un altro tentativo fallito, stavolta alle elezioni per il consiglio comunale di Roma, lascia la politica. Con soddisfazione: diventa capo delle relazioni istituzionali di Mbda, industria militare partecipata dalla holding statale Leonardo. E nell’autunno 2022 subentra al ministro Guido Crosetto alla guida dell’Aiad, la lobby delle industrie militari.

Neppure Crosetto, anch’egli sottosegretario alla Difesa con La Russa, è peraltro rimasto lontano da quel mondo. Nel 2014 è «senior advisor» di Leonardo e presidente dell’Aiad. A questo prestigioso incarico, che mantiene tornando nel 2018 in parlamento, aggiunge nel 2020 la presidenza di Orizzonte sistemi navali, una società pubblica fra Leonardo e Fincantieri specializzata nell’alta tecnologia per le navi militari. Che lascia ovviamente diventando ministro, al pari di tutti gli altri incarichi privati.

Lo scontro Italia-Francia su Piazza Affari

Il fatto è che certi percorsi personali rendono chiaro quanto possa risultare stretta la triangolazione fra carriera politica, incarichi pubblici e sbocchi professionali. Situazioni non così frequenti. Di sicuro lo scenario di porte girevoli che si spalanca a ogni giro di nomine presenta un campionario assai variegato.

Se ne è avuto un antipasto con il clamoroso braccio di ferro sulle nomine nelle società controllate della Cassa Depositi e Prestiti, ad esempio Borsa spa, come MF-Milano Finanza ha rivelato a proposito del vertice di Euronext e dello scontro tra Italia e Francia su Piazza Affari. E la prossima tornata di nomine pubbliche, oltre 200, in agenda nella primavera di quest’anno, sarà da ricordare forse ancor più dei precedenti, per varie ragioni.

La prima è la quantità e la qualità delle poltrone da riempire. Ma c’è un altro dettaglio non trascurabile: nel 2027 si vota e nessuno è in grado di prevedere quali equilibri produrranno le elezioni politiche. Ragionevolmente per gli attuali presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e La Russa, è l’ultima occasione per poter esercitare il potere di nomina nelle authority.

Il nodo delle nomine delle Authority

E il passaggio politicamente forse più delicato è la decisione che i due dovranno prendere a maggio con la designazione del nuovo vertice dell’Antitrust. A cominciare dal presidente che dovrà sostituire il magistrato Roberto Rustichelli.

Non meno delicata, per le sue implicazioni, la scelta del presidente della Consob. L’attuale capo di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani vuole sbarrare la strada al sottosegretario all’Economia con delega ai mercati finanziati Federico Freni, leghista.

Scaduto il mandato del presidente Paolo Savona, l’incombenza a presiedere spetta alla commissaria con maggiore anzianità dalla nomina, Chiara Mosca. Ma la situazione è assolutamente incerta. Mosca è la seconda donna a guidare temporaneamente la Consob dopo Anna Genovese, rimasta facente funzioni di presidente per ben sei mesi fra le dimissioni di Massimo Nava e la nomina di Savona.

A dimostrazione di quanto la soluzione del problema Consob possa essere assai complicata. E non è escluso che questa volta la concomitanza con altre nomine cruciali non produca qualche sorpresa. Oltre a Freni, circolano i nomi di Carlo Cottarelli, per anni direttore del dipartimento affari fiscali del Fondo monetario internazionale e di Federico Cornelli, esperto di mercati e commissario Consob, come componente è Gabriella Alemanno.

Continuità in Enel ed Eni

Per le grandi holding pubbliche il governo Meloni si potrebbe affidare alla continuità. Riconfermando all’Enel l’amministratore delegato Flavio Cattaneo per un secondo mandato. E addirittura per un quarto l’amministratore delegato di Poste Italiane Matteo Del Fante, nominato per la prima volta dal governo di Paolo Gentiloni. Claudio Descalzi, nominato amministratore delegato dell’Eni nel 2014 dal governo di Matteo Renzi, è invece in lizza per il quinto mandato e non appare avere avversari.

Il fattore età dei manager

Lunghezza del mandato ed età anagrafica stanno diventando un’altra caratteristica delle cariche pubbliche di peso.

Il presidente dell’autorità della Privacy Pasquale Stanzione ha compiuto 80 anni, quanti ne farà a novembre il presidente dell’Enel Paolo Scaroni, sulla breccia del mondo pubblico da un quarto di secolo. L’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, è ai vertici di società pubbliche da oltre quattro decenni, e ha superato 75 anni di età. A capo di Fibercop, società della rete di comunicazioni cui partecipa anche il ministero dell’Economia, c’è Massimo Sarmi: ex Telecom Italia, ex Poste, di anni ne avrà 78 il prossimo 4 agosto.

E dietro preme la lunga schiera di manager dove i settant’anni sono la soglia di una nuova giovinezza. Una cosa che vale anche nel privato. Gli amministratori delegati delle principali società quotate al Ftse Mib hanno mediamente quasi 61 anni: record europeo assoluto. Ma in Italia non ci sono problemi di anagrafe. Ma forse qualche competenza in più servirebbe, come prevede un decreto dell’agosto 2016 che stabilisce i criteri per la selezione delle nomine nelle partecipate. Una legge mai attuata. (riproduzione riservata)