L’Asia viene inizialmente attraversata da uno tsunami di vendite, mercoledì 4 novembre, per poi in parte acquietarsi. Ad alimentare la volatilità, le elezioni di midterm che stanno assegnando la maggioranza dei democratici sia alla Camera che al Senato. A guidare le perdite, i titoli tecnologici. Il risultato dei dem alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti alimenta i timori di una regolamentazione più stringente dell’intelligenza artificiale e di maggiori controlli sui gruppo tech.
Gli investitori temono inoltre che lo stallo politico a Washington possa limitare la spesa pubblica e frenare la crescita economica americana. Questi fattori hanno accentuato le pressioni sui listini mondiali, già interessati da una diffusa ondata di vendite per i crescenti dubbi sulla sostenibilità degli ingenti investimenti nell’AI. Il Nikkei 225 perde oltre il 4% per recuperare con un -1,66% alle ore 7:30 italiane, mentre il Kospi sudcoreano cede il 3% ma poi chiude in rialzo dello 0,44%. Le borse cinesi viaggiano invece in rialzo (Hong Kong +1,1%, Shanghai +1,66%) grazie all’intervento di di Pechino per sostenere i mercati. L’euro sale a 1,123% (+0,33%), mentre i futures su Wall Street cedono lo 0,6%. I mercati intanto comprano Treasury come bene rifugio, il decennale vede il rendimento scendere dal 4,95% al 4,92%.
A sostenere il mercato cinese mercoledì è il potenziamento da parte di Pechino degli strumenti di finanziamento per i buyback.
La Banca centrale cinese (PBoC) ha comunicato che le richieste di accesso al programma di prestiti destinati all’acquisto di azioni hanno superato i 200 miliardi di yuan (30 miliardi di dollari). Una risposta rapida alla recente riunione delle autorità di vigilanza.
Gli interventi confermano la volontà di Pechino di stabilizzare i mercati azionari in una fase caratterizzata da consumi deboli, crescita economica ancora fiacca e profonda crisi del settore immobiliare.
Sul fronte macroeconomico, un'indagine privata ha mostrato che il Pmi composito è sceso a ottobre a 52 punti, il minimo da tre mesi, rispetto ai 52,4 di settembre. Il Pmi manifatturiero è lievemente arretrato a 52 da 52,1, mentre quello dei servizi è sceso a 50,8 da 51,6, anch'esso ai minimi da tre mesi.
L’indice del dollaro è sceso mercoledì sotto quota 101,5, toccando i minimi delle ultime cinque settimane, mentre gli investitori seguono i risultati delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. I mercati stanno valutando l’eventualità che il partito democratico possa conquistare il controllo sia della Camera dei rappresentanti sia del Senato, aprendo la strada a uno stallo politico a Washington e a una riduzione della spesa pubblica.
Una vittoria dei democratici in entrambi i rami del Congresso potrebbe inoltre favorire norme più stringenti sull’intelligenza artificiale e maggiori controlli sulle imprese, con possibili ripercussioni sulle prospettive di crescita economica.
Sul fronte geopolitico, gli investitori seguono da vicino la possibilità che il presidente Donald Trump riprenda gli attacchi militari contro l’Iran dopo le elezioni, mentre le due parti continuano a incontrare difficoltà nel raggiungere un accordo diplomatico. L’attenzione si sposta intanto sul rapporto sul mercato del lavoro statunitense, molto atteso e in calendario per la fine della settimana. I dati potrebbero fornire nuove indicazioni sulla solidità dell’occupazione e influenzare le aspettative sulle prossime decisioni della Federal Reserve. (riproduzione riservata)