L’Asia apre bene la settimana di Ferragosto, alle ore 7:25 italiane il Nikkei corre del 2%, l’Hang Seng sale dello 0,6%, Shanghai dello 0,15%, il Kospi è sopra la parità mentre i futures sul Nasdaq sono positivi per lo 0,3%. Intanto il petrolio sale dello 0,5% circa (Wti a 78,4, Brent a 83,9 dollari il barile) sulle incertezze della guerra Usa-Iran.
Le azioni giapponesi hanno seguito il rialzo di Wall Street dopo che i dati sul mercato del lavoro Usa più deboli delle attese hanno ridimensionato le aspettative di un imminente rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.
Gli investitori hanno continuato a monitorare anche gli sviluppi in Medio Oriente. L’Iran ha negato di essere impegnato in negoziati diretti con gli Usa, nonostante Washington abbia affermato che un accordo sia vicino.
Sul fronte interno, i dati hanno mostrato un restringimento del surplus delle partite correnti giapponesi a giugno. Le forti esportazioni di componenti elettronici legati all’intelligenza artificiale sono state compensate dall’aumento delle importazioni, spinto dai maggiori acquisti di greggio.
A guidare i rialzi sono stati i titoli tecnologici e quelli legati all’AI. Fujikura ha guadagnato il 5,1%, Furukawa Electric il 6,5%, Advantest il 3,4%, Ibiden il 9,3% e Tokyo Electron il 3,2%.
Il tasso di inflazione annuo cinese è sceso allo 0,5% a luglio 2026 dall’1% di giugno, al di sotto delle attese dello 0,8%. Si tratta del livello più basso da gennaio, con i prezzi degli alimentari ancora in calo e l’inflazione dei beni non alimentari ulteriormente rallentata.
I prezzi alla produzione sono invece aumentati del 3,5% su base annua, segnando il ritmo di crescita più contenuto degli ultimi tre mesi.
Dal Summary of Opinions della riunione di luglio della Bank of Japan emerge che i membri del consiglio vedono margini per proseguire con i rialzi dei tassi, mentre l’inflazione di fondo si avvicina al 2% e le condizioni finanziarie restano favorevoli.
I banchieri centrali hanno sottolineato la necessità di valutare con attenzione tempi e ritmo degli interventi, tenendo conto dell’andamento dell’economia, dei prezzi e delle condizioni finanziarie, oltre che dei fattori esterni, comprese le tensioni in Medio Oriente, la domanda legata all’intelligenza artificiale e l’andamento valutario.
Diversi membri hanno segnalato un aumento dei rischi al rialzo per l’inflazione. Secondo una delle posizioni espresse, se le condizioni lo richiedessero, il ritmo dei rialzi potrebbe accelerare più di quanto previsto dai mercati.
Il documento evidenzia che la BoJ è entrata in una nuova fase, nella quale sarà necessaria maggiore flessibilità rispetto a un percorso di politica monetaria predeterminato. I timori legati alla debolezza della crescita si sono attenuati, mentre le pressioni inflazionistiche potrebbero rafforzarsi nei mesi estivi.
Nonostante la posizione da falco della BoJ, lo yen è sceso lunedì oltre quota 158 per dollaro, annullando i guadagni della seduta precedente. La recente azione congiunta di Tokyo e Washington non è riuscita a sostenere il recupero della valuta, che continua a risentire di pressioni strutturali.
Lo yen resta penalizzato dall’ampio differenziale dei tassi di interesse con gli Usa, dalle crescenti preoccupazioni sui conti pubblici e dall’elevato costo dell’energia e delle importazioni. Gli ultimi dati hanno inoltre evidenziato un restringimento del surplus delle partite correnti giapponesi a giugno.
Venerdì lo yen si era rafforzato bruscamente sul dollaro dopo che dati sul mercato del lavoro Usa più deboli delle attese avevano spinto gli operatori a ridurre le aspettative di un imminente rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.
I prezzi del gas naturale europeo sono saliti lunedì sopra i 56 euro per MWh (+2%), recuperando parte delle perdite della settimana precedente, mentre resta incerta la normalizzazione dei traffici attraverso lo Stretto di Hormuz.
Iran e Oman non hanno raggiunto un accordo definitivo nel fine settimana. Teheran ha nuovamente presentato una lunga lista di richieste a Washington come condizioni per la completa riapertura della via d’acqua strategica, lasciando intendere che un'immediata normalizzazione delle forniture di gas potrebbe essere difficile.
L’Iran ha indicato che un’intesa è vicina, ma ha avvertito che questo non significa che lo Stretto verrà riaperto nell’immediato, ribadendo inoltre l’assenza di negoziati diretti con gli Usa.
In assenza di un accordo, è probabile che le interruzioni delle spedizioni di Gnl attraverso lo strategico corridoio marittimo proseguano, ritardando i carichi dei principali esportatori, tra cui il Qatar.
I ritardi continuano a mantenere rigidi gli equilibri tra domanda e offerta globali, aumentando la concorrenza con gli acquirenti asiatici per i carichi disponibili e complicando gli sforzi dell’Europa per accumulare scorte in vista dell’inverno. (riproduzione riservata)