Nikkei e Kospi in corsa, il petrolio frena la scalata: dopo l’ultimatum di Trump all’Iran, segnali di tregua
Nikkei e Kospi in corsa, il petrolio frena la scalata: dopo l’ultimatum di Trump all’Iran, segnali di tregua
Occhi puntati sugli accordi di mediazione nel Medio Oriente fra Usa e Iran per cercare una tregua di 45 giorni entro martedì alle ore 20

di Elena Dal Maso 06/04/2026 07:35

Ftse Mib
45.624,94 8.30.32

-0,20%

Dax 30
23.168,08 23.51.12

-0,56%

Dow Jones
46.504,67 13.43.35

-0,13%

Nasdaq
21.879,18 7.25.15

+0,18%

Euro/Dollaro
1,1541 13.24.51

+0,16%

Spread
86,76 17.29.54

+0,55

L’Asia cerca il rimbalzo, lunedì 6 aprile, fra ultimatum e segnali di tregua in Iran. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei sale del’1,2%, il Kospi in Corea del Sud dell’1,3%, mentre le borse cinesi sono chiuse. I prezzi del petrolio hanno sospeso la corsa e oscillano attorno ai 110 dollari al barile,  con i futures sul Nasdaq positivi per lo 0,1%.

L’ultimatum di Trump e i segnali di un possibile accordo tengono i mercati in tensione

Il presidente Usa, Donald Trump, ha lanciato domenica un ultimatum dai toni duri, avvertendo che l’Iran «vivrà all’inferno» se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto entro martedì alle 20 (ora della costa Est degli Stati Uniti), definendo la scadenza come «il giorno delle centrali elettriche e dei ponti, tutto in uno».

Separatamente, in un’intervista a Fox News sempre domenica, Trump ha dichiarato di essere fiducioso che ci sia una «buona possibilità» di raggiungere un accordo già entro lunedì. Questi segnali contrastanti hanno dato origine a una settimana in cui gli investitori sono costretti a posizionarsi in vista di scenari fortemente divergenti.

Nel frattempo, l’Iran ha respinto le ultime minacce di Trump, affermando che il passaggio marittimo sarà riaperto completamente solo dopo che Teheran sarà risarcita per i danni subiti durante la guerra. Nel weekend sono proseguiti anche gli attacchi nel Golfo, inclusi quelli contro la base petrolifera del Kuwait.

«I mercati sono sotto tensione, perché il tempo stringe e gli esiti sono binari: tregua o escalation», ha dichiarato Rob Subbaraman, responsabile della ricerca macro globale di Nomura. Il tono di Trump suggerisce comunque un certo senso di urgenza alla Casa Bianca nel voler porre fine al conflitto, ha aggiunto, mentre gli investitori continuano a posizionarsi per «coprirsi dal rischio di escalation».

Trump ha oscillato tra dichiarazioni ottimistiche sui negoziati con l’Iran, descritti come produttivi e vicini a un accordo di pace, e avvertimenti sulla possibilità di intensificare l’azione militare contro la Repubblica Islamica. Ha inoltre più volte prorogato la scadenza per la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Questa comunicazione altalenante ha alimentato la volatilità dei mercati, accompagnata da forti oscillazioni dei prezzi del petrolio. L’S&P 500 è salito del 3,4% la scorsa settimana, registrando la miglior performance da novembre, grazie agli acquisti degli investitori su ipotesi di una soluzione diplomatica. L’indice di volatilità Cboe (Vix) è salito da sotto quota 20 prima del conflitto a circa 24 la scorsa settimana.  «Il tono da escalation di Trump nel weekend è perfettamente in linea con il suo stile: imprevedibile e progettato per esercitare rapidamente la massima pressione», ha spiegato Mohit Mirpuri, gestore azionario di SGMC Capital. «I mercati dovranno abituarsi a questo stile di politica economica finché resterà in carica», ha aggiunto.

Il petrolio riduce i guadagni sulle speranze di tregua

Il petrolio ha ridotto i guadagni assestandosi attorno a 110 dollari (Wti e Brent) dopo le notizie secondo cui Stati Uniti, Iran e mediatori regionali stanno negoziando i termini di una possibile tregua di 45 giorni, che potrebbe aprire la strada a una fine più duratura del conflitto. Il fatto è avvenuto dopo che Trump ha lanciato un nuovo ultimatum all’Iran e ha intensificato le minacce contro le infrastrutture civili.

I futures Usa in rialzo 

I futures su S&P 500 e Nasdaq 100 salgono lunedì dello0 1%, recuperando dalle perdite iniziali grazie al miglioramento del sentiment degli investitori legato alla prospettiva di un cessate il fuoco in Medio Oriente. Stati Uniti, Iran e un gruppo di mediatori regionali starebbero infatti negoziando i termini di una possibile tregua di 45 giorni, che potrebbe aprire la strada a una soluzione più stabile del conflitto.

Questo cambio di tono è seguito alla decisione del presidente Usa, Trump, di fissare una nuova scadenza per l’Iran e di intensificare le minacce contro centrali elettriche e altre infrastrutture civili nel caso in cui lo Stretto di Hormuz non venga riaperto. I mercati azionari statunitensi erano finiti sotto forte pressione Perché il conflitto ha spinto al rialzo i prezzi dell’energia, alimentando le aspettative che la Federal Reserve possa rinviare i tagli dei tassi e, potenzialmente, aumentare il costo del denaro nel corso dell’anno. I mercati guardano ora ai verbali del Federal Open Market Committee per cercare indicazioni sulle prospettive di politica monetaria. (riproduzione riservata)