Asia in netto rialzo, venerdì 22 maggio, con il Nikkei in rally Usa e Iran non abbiano ancora trovato un accordo su Hormuz. Alle ore 8:00 italiane, il Nikkei balza del 2,65%, Hong Kong dell’1,2% e Shanghai dello 0,9%. I futures sul Nasdaq sono positivi per lo 0,35%.
L’inflazione annuale del Giappone è scesa all’1,4% ad aprile 2026 dall’1,5% di marzo, mentre i prezzi deei beni alimentari hanno registrato l’aumento più contenuto degli ultimi 18 mesi grazie a un ulteriore rallentamento del costo del riso. Anche l’inflazione core è rallentata, passando dall’1,8% all’1,4%, il livello più basso degli ultimi quattro anni, restando per il terzo mese consecutivo sotto il target del 2% fissato dalla banca centrale.
L’indice Nikkei 225 è balzato del 2,65% superando quota 63.400 nella seduta di venerdì, proseguendo i rialzi della sessione precedente grazie all’ottimismo sui titoli tecnologici e legati all’intelligenza artificiale.
SoftBank Group è salita dell’11,6%, ampliando il rally di oltre il 20% messo a segno il giorno precedente, dopo indiscrezioni secondo cui due società del portafoglio del gruppo — OpenAI e SB Energy — starebbero avanzando verso una quotazione negli Stati Uniti. In rialzo anche altri importanti titoli tecnologici, tra cui Kioxia Holdings (+3%), Fujikura (+6,2%) e Ibiden (+3,9%).
Sul fronte geopolitico, Teheran ha dichiarato che l’ultima proposta statunitense ha in parte ridotto le divergenze tra le parti in conflitto. Tuttavia, le dichiarazioni della Guida Suprema iraniana sulla volontà di mantenere le scorte di uranio del Paese, insieme ai contrasti sui pedaggi proposti nello Stretto di Hormuz continuano a offuscare le prospettive di un accordo definitivo.
I mercati globali dei bond sono destinati a subire pressioni di lungo periodo che portano al rialzo delle curve dei rendimenti e dei costi di finanziamento. E’ quanto ha spiegato Philipp Lotter, Head of Global Ratings and Research di Moody’s, intervistato da CNBC.
Secondo Lotter, i governi stanno affrontando crescenti esigenze di spesa, dinamiche demografiche sfavorevoli e ingenti necessità di investimento.
L’esperto ha citato in particolare i «forti aumenti delle spese per la difesa», soprattutto in Europa, oltre ai «miliardi e miliardi» necessari a livello globale — e in particolare in Asia — per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dei data center. Questi fattori stanno creando «un ulteriore squilibrio tra spesa e risparmio, alimentando «un disequilibrio strutturale globale sempre più marcato». (riproduzione riservata)