Cina in rosso dopo che Trump cita Pearl Harbour davanti alla premier giapponese Takaichi
Cina in rosso dopo che Trump cita Pearl Harbour davanti alla premier giapponese Takaichi
Venerdì in calo in Asia nonostante il petrolio scenda dopo i commenti di Usa e Israele. Summit complicato a Washington fra il presidente Trump e la premier Takaichi

di Elena Dal Maso 20/03/2026 07:30

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Venerdì in rosso in Asia, l’Hang Seng cede lo 0,8% e Shanghai lo 0,6%, con i futures sul Nasdaq in calo dello 0,15% dopo le dichiarazioni di Usa e Israele che fanno scendere i prezzi del petrolio rispettivamente a 94 dollari (Wti) e 107 dollari (Brent).

Il petrolio arretra dopo le dichiarazioni di Usa e Israele

I prezzi del petrolio sono scesi dopo che il presidente Usa, Donald Trump, ha dichiarato che Washington non sta considerando l’invio di truppe di terra in Medio Oriente, mentre il segretario al Tesoro Scott Bessent ha affermato che gli Stati Uniti stanno valutando la rimozione delle sanzioni sul petrolio iraniano. Nel frattempo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che Israele si asterrà da ulteriori attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane.

Trump cita Pearl Harbor davanti alla premier giapponese per difendere la segretezza dell’attacco all’Iran

In un momento apparso imbarazzante nello Studio Ovale, Trump ha fatto riferimento giovedì a Pearl Harbor durante il primo incontro con la premier giapponese Sanae Takaichi. Alla domanda di un giornalista giapponese sul perché gli Stati Uniti non avessero informato gli alleati, come il Giappone, prima degli attacchi contro l’Iran del 28 febbraio, il presidente ha risposto che era necessario mantenere l’effetto sorpresa.

«Chi meglio di voi può capirlo? Perché non mi avete detto di Pearl Harbor? Voi credete nella sorpresa molto più di me». Trump faceva riferimento all’attacco a sorpresa giapponese contro la flotta statunitense nel Pacifico nel 1941, che causò oltre 2.400 morti e portò gli Stati Uniti a entrare nella Seconda guerra mondiale. Takaichi è sembrata trattenere il respiro e reclinarsi sulla sedia con un’espressione visibilmente a disagio.

Trump ha aggiunto che l’attacco a sorpresa contro l’Iran ha favorito gli Stati Uniti, sostenendo che nei primi due giorni ha «neutralizzato il 50% di quanto previsto» nel Paese. Durante l’incontro, Trump ha lodato il Giappone per essersi «attivato nel contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, a differenza della Nato».

Prima dell’incontro, Giappone, Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi avevano diffuso una dichiarazione congiunta esprimendo la loro disponibilità a «contribuire a sforzi adeguati per garantire un passaggio sicuro nello Stretto». Trump aveva invitato il Giappone e altri Paesi a contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, ma Takaichi aveva dichiarato lunedì che non vi erano piani per inviare unità navali a scortare le navi in Medio Oriente.

Il suo ufficio ha inoltre precisato in un messaggio su X che non vi è stata «alcuna richiesta specifica da parte degli Stati Uniti al Giappone per l’invio di navi».

Martedì la premier ha affermato che il governo sta valutando cosa sia possibile fare nel rispetto del quadro giuridico nazionale. Le Forze di autodifesa giapponesi sono infatti vincolate da una costituzione pacifista, che rinuncia alla guerra e all’uso o alla minaccia della forza per risolvere dispute internazionali

Lo yen rimbalza in attesa di una politica più restrittiva della BoJ

Lo yen si è rafforzato fino a circa 158 per dollaro venerdì, dopo aver sfiorato quota 160 all’inizio della settimana, sostenuto dalle aspettative di una politica monetaria più restrittiva da parte della Bank of Japan per contrastare le pressioni inflazionistiche legate al rialzo dei prezzi del petrolio.

Giovedì la BoJ ha mantenuto il tasso di riferimento allo 0,75%, come previsto, anche se il membro del board Hajime Takata ha votato contro, proponendo un aumento di 25 punti base all’1% per la seconda riunione consecutiva, a fronte dei crescenti rischi inflazionistici.

Il governatore Kazuo Ueda ha inoltre indicato che un rialzo dei tassi resta possibile se il rallentamento economico legato al conflitto con l’Iran dovesse rivelarsi temporaneo e l’inflazione di fondo rimanesse persistente. (riproduzione riservata)