Nikkei stupefacente, il listino giapponese balza del 3% mercoledì 3 giugno a nuovi massimi (68.585 punti), alle ore 7:40 italiane, mentre la Cina viaggia contrastata (Hang Seng -1,6%, Shanghai +0,4%) nel mezzo delle tensioni Usa-Iran e della chiusura dello Stretto di Hormuz. I futures sul Nasdaq cedono intanto lo 0,1%.
L'entusiasmo degli investitori in Giappone per le opportunità legate all'intelligenza artificiale continua a sostenere il mercato, compensando le preoccupazioni per la mancanza di progressi nei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran. Le aziende giapponesi restano protagoniste dell'espansione globale delle infrastrutture per l'AI e sono ben posizionate per beneficiare della rapida crescita del settore.
Tra i principali rialzi tecnologici si segnalano Kioxia Holdings (+1,3%), Fujikura (+5,7%), Furukawa Electric (+3,8%), Tokyo Electron (+8%) e Advantest (+3,5%). In crescita anche i titoli finanziari e quelli legati ai consumi.
I futures sul Wti sono saliti verso quota 95,4 dollari al barile mercoledì (Brent a 97,6 dollari), registrando la terza seduta consecutiva di rialzi. A sostenere i prezzi sono state le persistenti incertezze sui negoziati tra Stati Uniti e Iran e il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente, che continuano ad alimentare il premio per il rischio geopolitico incorporato nelle quotazioni del greggio.
Secondo il Comando Centrale statunitense (Centcom), l'Iran avrebbe lanciato missili balistici verso Paesi vicini, mentre le forze americane hanno colpito l'isola di Qeshm in risposta a presunti attacchi attribuiti a Teheran. Nonostante l'escalation, il presidente Donald Trump ha ribadito che i negoziati con l'Iran restano attivi, smentendo le notizie diffuse dai media di Stato iraniani secondo cui i colloqui sarebbero stati sospesi a causa dei combattimenti in Libano.
Negli Stati Uniti, intanto, i dati del settore mostrano che le scorte di greggio sono diminuite di 6,8 milioni di barili la scorsa settimana. Se confermato dai dati ufficiali attesi in giornata, si tratterebbe della sesta riduzione settimanale consecutiva delle riserve petrolifere statunitensi.
L'indice Pmi servizi della Cina elaborato da RatingDog è salito a 54,4 punti a maggio 2026 dai 52,6 di aprile, superando le attese degli analisti ferme a 52,3.
Si tratta della crescita più robusta del settore da febbraio, sostenuta dall'aumento dei nuovi ordini al ritmo più elevato degli ultimi tre mesi. Anche gli ordini dall'estero sono tornati a crescere dopo le lievi flessioni registrate nei due mesi precedenti, sebbene la domanda internazionale continui a mostrarsi più debole rispetto a quella domestica. L'occupazione è aumentata per la prima volta da quattro mesi e il ritmo delle assunzioni ha superato quello registrato a gennaio.
Sul fronte dei prezzi, l'inflazione dei costi di produzione ha accelerato ai massimi dall'ottobre 2024, trainata dall'aumento dei prezzi dei carburanti e del costo del lavoro. I prezzi finali praticati alle imprese clienti sono invece rimasti sostanzialmente stabili.
Infine, la fiducia delle aziende è salita ai massimi degli ultimi tre mesi grazie al miglioramento delle condizioni di mercato, a prospettive economiche più favorevoli, allo sviluppo di nuovi progetti e all'incremento della domanda da parte della clientela.
I prezzi dell'oro si sono mantenuti sotto quota 4.500 dollari l'oncia mercoledì, conservando le perdite accumulate a inizio settimana dopo che dati sul mercato del lavoro statunitense superiori alle attese hanno rafforzato le aspettative di tassi d'interesse elevati per un periodo più lungo da parte della Federal Reserve.
I dati pubblicati martedì hanno mostrato che le offerte di lavoro negli Stati Uniti sono salite ad aprile ai livelli più alti degli ultimi due anni, mentre i licenziamenti sono diminuiti, confermando la solidità del mercato del lavoro. L'attenzione degli investitori è ora rivolta al rapporto sui nuovi occupati non agricoli (nonfarm payrolls) in uscita venerdì, considerato uno degli indicatori chiave per valutare le prossime mosse della banca centrale americana.
Nel frattempo, l'incertezza sui negoziati tra Stati Uniti e Iran ha contribuito a sostenere i prezzi del petrolio, alimentando i timori inflazionistici e rafforzando le argomentazioni a favore di una politica monetaria restrittiva da parte della Fed. Trump ha comunque affermato che i colloqui restano in corso, mentre secondo alcune indiscrezioni funzionari iraniani starebbero esaminando una «versione finale» dell'accordo da sottoporre agli Stati Uniti nell'ambito delle trattative ancora aperte. (riproduzione riservata)