Nikkei (+3,1%) da record, Cina positiva, futures al galoppo: i mercati credono alla tregua Usa-Iran e il petrolio crolla
Nikkei (+3,1%) da record, Cina positiva, futures al galoppo: i mercati credono alla tregua Usa-Iran e il petrolio crolla
Rimbalzano forte i titoli tech e dell’AI in Asia lunedì, anche se Trump ha frenato domenica sull’intesa con l’Iran. Investimenti esteri in Cina in caduta 

di Elena Dal Maso 25/05/2026 07:20

Ftse Mib
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Nasdaq
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Asia positiva e Nikkei da record (+3,13% a 65.000 punti), lunedì 25 maggio, nella speranza che il tira e molla fra Usa e Iran abbia portato alla fine ad un’intesa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz nonostante le accelerate e le frenate del presidente Usa, Donald Trump nelle ultime 48 ore. I mercati però ci credono e i prezzi del petrolio scendono del 6% alle ore 7:30 italiane con il Wti a 90,7 dollare i e il Brent a 97,5 dollari. 

Shanghai sale dello 0,7% (Hong Kong è chiusa), corre l’euro dello 0,35% a 1,1643, mentre i futures sul Nasdaq viaggiano i rialzo dell’1,45%.

Nikkei in rally con il calo del petrolio

L’indice Nikkei 225 è balzato lunedì del 3,1% intorno a quota 65.000 per la prima volta nella storia grazie al calo del petrolio e ai segnali di un avvicinamento tra Stati Uniti e Iran verso un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz.

La piena riapertura della rotta marittima strategica rappresenterebbe un sollievo per le principali economie asiatiche, fortemente dipendenti dalle importazioni di greggio dal Medio Oriente. Prezzi del petrolio più bassi contribuirebbero inoltre ad attenuare le pressioni inflazionistiche e i timori di ulteriori rialzi dei tassi.

A sostenere il mercato sono stati ancora una volta i titoli tecnologici e legati all’intelligenza artificiale. SoftBank Group ha guadagnato il 40% nelle ultime tre sedute dopo indiscrezioni secondo cui due società del suo portafoglio, OpenAI e SB Energy, starebbero avanzando verso una quotazione a Wall Street.

Tra gli altri titoli tech in forte rialzo figurano Kioxia Holdings (+5,6%), Fujikura (+6,7%), Ibiden (+7,3%), Advantest (+4,5%) e Lasertec (+10%).

Trump: gli Usa non correranno verso un accordo con l’Iran

Donald Trump ha detto ai negoziatori statunitensi di «non avere fretta» nel raggiungere un accordo con l’Iran che porti alla riapertura dello Stretto di Hormuz, sostenendo che «entrambe le parti devono prendersi il tempo necessario e fare le cose nel modo giusto».

Le dichiarazioni del presidente americano, pubblicate sulla piattaforma Truth, arrivano un giorno dopo aver lasciato intendere che un’intesa fosse ormai vicina, affermando che fosse stata «in gran parte negoziata».

Sabato Trump aveva dichiarato che gli «ultimi aspetti e dettagli dell’accordo» per riaprire lo Stretto di Hormuz erano «attualmente in discussione» e sarebbero stati «annunciati a breve». Le quotazioni del petrolio sono scese nelle prime ore di contrattazioni asiatiche di lunedì: il Brent ha ceduto il 6% circa rispetto alla chiusura di venerdì, scendendo a 97,5dollari al barile, mentre il greggio americano Wti ha perso il 6% a sua volta a 90,7 dollari.

Un alto funzionario dell’amministrazione Usa ha precisato che l’intesa con l’Iran non sarebbe stata firmata domenica, pur confermando che sono stati compiuti progressi.

Crollano gli investimenti esteri in Cina

Gli investimenti diretti esteri (FDI) in Cina sono diminuiti del 10,3% su base annua nei primi quattro mesi del 2026, attestandosi a 287,7 miliardi di yuan.

Nel dettaglio, gli investimenti nel settore manifatturiero hanno raggiunto 78,9 miliardi di yuan, mentre le industrie high-tech hanno attratto 166,3 miliardi, in aumento del 20,3% e pari al 40,4% del totale degli FDI. Il settore dei servizi ha invece ricevuto 204,2 miliardi di yuan.

Sono però cresciuti in modo significativo gli investimenti nei servizi di ricerca e sviluppo e design (+108,4%), nella produzione di computer e apparecchiature per ufficio (+22,9%) e nei dispositivi elettronici e per le comunicazioni (+20,2%).

Nel periodo sono state costituite 20.113 nuove imprese a capitale estero in Cina, in aumento del 6,8% rispetto a un anno prima. Per provenienza geografica, i flussi di investimenti verso la Cina sono aumentati soprattutto da Lussemburgo (+110,3%), Svizzera (+60,8%), Francia (+58,3%) e Stati Uniti (+24,5%). (riproduzione riservata)