Nexi torna al Capital Markets Day (l’ultimo incontro con la comunità finanziaria fu fatta nel 2022) con risultati in crescita del 2% su ricavi ed ebitda, tassi che la paytech europea guidata da Paolo Bertoluzzo conta di mantenere in un contesto sfidante anche nel prossimo triennio per tornare poi a crescere in maniera più sostenuta (mid-single digit) dal 2028 in poi.
È una traiettoria più o meno attesa dagli analisti il cui consensus si aggirava intorno al 2-3%, per lasciare spazio a un’accelerazione al 4-6% al termine del triennio del piano.
In un mercato europeo dominato dalla concorrenza non soltanto dei diretti competitor come Worldline, Adyen e Stripe ma anche di operatori nuovi come Revolut e in Italia dalla rinegoziazione dei contratti a causa del consolidamento bancario, il gruppo controllato dal patto (al 41,37%) fra il fondo H&F e Cdp (al 19,14%) ha realizzato un fatturato di 3,58 miliardi e 1,9 miliardi di ebitda, con un ebitda margin leggermente salito dal 53% al 53,1%. Numeri rivelati prima del suono della campanella di borsa e che consentono a Nexi di mettere sul piatto degli azionisti una cedola dello 0,3% (+20%) per un monte dividendi di 350 milioni, in crescita dai 300 milioni dello scorso anno e corrispondente ad un dividend yield pari a circa il 9%. Ma inferiore ai 600 milioni di payout che comprendevano anche 300 milioni di buyback che il gruppo ha realizzato lo scorso anno.
«Quest'anno abbiamo preferito focalizzare l'attenzione sul dividendo - che è ai più alti livelli del nostro settore a livello internazionale - perché questo dà un messaggio al mercato molto più netto e molto più chiaro di continuità nel tempo, mentre il buyback è sempre interpretato come qualcosa che può esserci o non esserci», ha spiegato Bertoluzzo, evidenziando che il gruppo avrà a disposizione 1,3 miliardi che potrà utilizzare per «continuare a ridurre la leva, per qualche piccola acquisizione oppure per redistribuire nuovamente ai soci sotto forma di dividendo o buyback».
Il gruppo ha inoltre contabilizzato una svalutazione non monetaria dell’avviamento (asset Sia e Nets) per circa 3,7 miliardi, legata alla revisione delle valutazioni del settore europeo dei pagamenti, write-off tecnico che ha pesato sull’ultima riga di bilancio: il 2025 si è chiuso con una perdita di 3,4 miliardi, mentre l'utile normalizzato (a cambi correnti) sale a 783,3 milioni (+7,2%). Nel quarto trimestre sono stati realizzati 942,5 milioni di ricavi, stabili rispetto al quarto trimestre 2024 a causa degli effetti dei contratti bancari. La crescita dei ricavi underlying invece è stata pari al +6% annuo sia nel 2025 che nell'ultimo trimestre.
In avvio di contrattazioni, la borsa ha subito scaricato il titolo, con ribassi anche del 14% a 2,93 euro che a metà mattinata sfiorano il 20% ai minimi storici. Ha pesato anche l’andamento deludente del quarto trimestre con ricavi ed ebitda leggermente inferiori alle attese degli analisti. Anche le previsioni di free cash flow per quest’anno (atteso a 750 milioni, in calo da 806 milioni dello scorso anno per effetto delle tasse e degli investimenti) e per l’intero triennio e sul payout complessivo sono sotto le stime di mercato.
Per Bertoluzzo il piano intende «garantire una crescita sostenibile di lungo periodo» alla società ma «non tutti gli investitori apprezzano questo tipo di prospettiva» e alcuni si aspettavano «più ritorni di breve», anche attraverso la riproposizione di un buyback.
«La prospettiva del management e del board è quella di uno sviluppo di lungo periodo e sostenibile, a prescindere da valutazioni di breve», ha sottolineato il ceo, spiegando il crollo del titolo in Borsa.
«Il periodo di mercato non è particolarmente sereno, detto questo abbiamo presentato un piano che parla di investimenti per garantire una crescita sostenibile di lungo periodo e questa è la nostra responsabilità come infrastruttura critica, come piattaforma importante per l'Italia e l'Europa», ha aggiunto. «Magari qualcuno si aspettava più ritorni di breve, magari qualcun altro soprattutto investitori americani dei buyback» ma «noi abbiamo la responsabilità di garantire all'azienda la crescita sostenibile di lungo periodo, investendo in tecnologia, in prodotti e in quelle che pensiamo possano essere le aree di crescita».
«Non tutti gli investitori - ha aggiunto ancora - apprezzano questo tipo di prospettiva, è abbastanza evidente che stiamo avendo un ricambio nel nostro azionariato tra investitori che magari diversi anni fa avevano comprato un titolo più 'growth', con meno attenzione alla cassa, e oggi siamo una realtà diversa che ha crescita che vuole essere sostenibile, genera cassa e dà ritorno agli azionisti».
Bertoluzzo ha ricordato che «qualche volta ci si dimentica che siamo un'azienda che genera 800 milioni di cassa, se si guarda rispetto alla valutazione di borsa c'è una discreta distanza da colmare» mentre «il dividendo che cresce del 20%» è «molto coerente con questa prospettiva di lungo periodo e sostenibilità».
Nexi arriva all’appuntamento dopo un triennio in cui la paytech nata dalla doppia aggregazione con il competitor nazionale Sia e la danese Nets, ha generato 2,1 miliardi di excess cash consentendo una distribuzione di capitale (fra dividendi e buyback) di 1,1 miliardi, ma ha continuato a soffrire in borsa dove a causa dell’elevato debito post-campagna acquisti (lo scorso anno il rapporto pfn/ebitda è ulteriormente sceso da 2,7 a 2,6 volte con il raggiungimento dello status di investment grade) il titolo viaggia a quota 3 euro. Molto lontano dai circa 8 euro di marzo 2023 e dai massimi di quasi 19 euro di metà 2021.
Nell’arco di piano l’excess cash complessivo sarà di 2,4 miliardi, superiori a 2,1 miliardi dell’ultimo triennio e permetterà di distribuire complessivamente nel triennio 1,1 miliardi di dividendi, in crescita di almeno del 5% l’anno dai 350 milioni di quest’anno, ma con un occhio allo status di «investment grade» da conservare (leva da ridurre ulteriormente e compresa fra le 2,5 e le 2 volte). Cassa e dividendi: per Bertoluzzo sarà questa la leva che nel medio periodo consentirà al titolo di riapprezzarsi con valutazioni più «congrue».
«La nostra combinazione unica di scala europea e radicamento locale ci permette di offrire soluzioni integrate, sicure e affidabili e rappresentare un’infrastruttura strategica per l’Europa. Siamo al centro di una continua trasformazione tecnologica del settore. I nostri investimenti, l’innovazione di prodotto e la graduale adozione dell’intelligenza artificiale rafforzano ogni giorno la nostra capacità di nsemplificare la crescente complessità complessità e generare nuove opportunità di crescita, grazie all’impegno e alle competenze delle nostre persone. Su queste basi entriamo in una nuova fase di sviluppo duraturo, sostenuto da un portafoglio di business diversificato ed attraente che, combinato con continua eccellenza operativa e disciplina negli investimenti, ci consentirà di proseguire il nostro percorso di generazione di cassa e remunerazione dei nostri azionisti, sempre pronti ad affrontare le sfide e cogliere le opportunità di un settore in continua straordinaria evoluzione», ha commentato il ceo.
La crescita per i prossimi anni sarà generata organicamente dal mercato italiano e da quelli nordici, in Germania (e-commerce e software) e dal ricorso all’AI e dal venir meno dell’impatto «straordinario» di alcuni contratti bancari.
«Le indicazioni che non verranno effettuati piani di buyback appare molto deludente, così come le attese di andamento di ricavi ed ebitda nell'arco 2026-2028 rispetto a quanto previsto inizialmente", scrivono gli analisti di Intermonte, che parlano di target inferiori alle «nostre attese e al consensus».
Il broker evidenzia come la generazione di cassa di cassa nel triennio, pari a 2,4 miliardi, sia inferiore «alle attese di 2,64 miliardi» e che la crescita del dividendo del 5% all'anno arriva «senza previsioni di piani di buyback con distribuzioni complessive nel triennio per 1,1 miliardi nel triennio rispetto alle attese di 1,8 miliardi».
Mediobanca parla di luci e ombre con un piano «quasi in linea con le attese» ma con «un' altra grande svalutazione dell'avviamento» che «peserà di nuovo sul sentiment del titolo».
Per Akros «l'outlook appare nel complesso deludente confermando la nostra precedente posizione cauta alla luce di un ambiente sempre più competitivo e dei persistenti venti contrari del settore. L'espansione dei margini di ebitda è indicata solo nel 2028, implicando una traiettoria della redditività più lenta di quanto anticipato con una più bassa generazione di cassa». (riproduzione riservata)