Grandi fondi in manovra su Nexi, che dopo il riassetto azionario spera di rilanciarsi in borsa. La recente uscita di Bain e Advent ha assottigliato ancora il patto parasociale, sceso al 41,37%, che tiene le redini del campione italiano dei pagamenti. Ora Cdp è il secondo socio (19,14%) dietro H&F (22,2%), ma potrebbe arrotondare la sua quota per incidere di più sulle scelte strategiche della società, ancora alle prese con un mercato sfidante.
Accelerazione a cui Nexi punta soprattutto in borsa anche perché, con l’addio dei due fondi, si è dissolta parte dell’incertezza che ha frenato il titolo, peggiore del Ftse Mib (-24%) da inizio anno dopo Stellantis (-31%). Oltre che ai minimi storici, con le azioni che scambiano intorno ai 3,2 euro.
Come il gigante dell’auto, anche la società guidata dal ceo Paolo Bertoluzzo paga la forte competizione in un settore sotto pressione. Ed è proprio dallo stato di salute dei pagamenti digitali che arriva l’altro punto interrogativo per Nexi, in buona compagnia viste le difficoltà del rivale Worldline.
L’ex colosso francese viene da un aumento di capitale da 500 milioni, finanza fresca iniettata per rilanciare una società passata dai 22,7 miliardi di capitalizzazione del luglio 2021 agli attuali 390 milioni. Il gruppo nato dall’unione tra Nexi, Sia e la danese Nets vale invece 3,8 miliardi, ma è ben lontano dai 18,9 miliardi di market cap raggiunti nello stesso periodo di Worldline, quando il titolo scambiava sui massimi vicino ai 20 euro.
Il rilancio in borsa non può che passare dai fondamentali che saranno svelati dai conti del 2025. Banca Akros si aspetta un altro anno in crescita con un fatturato di 3,59 miliardi (+2,2%) e un ebitda di 1,91 miliardi (+2,5%). I numeri insomma sembrano buoni e nel 2026 Deutsche Bank prevede un’ulteriore accelerazione.
«Pensiamo che il quarto trimestre rifletterà il picco di impatto degli eventi straordinari, come le perdite bancarie del passato e le rinegoziazioni contrattuali», scrivono gli analisti della banca tedesca, che dagli ultimi tre mesi dell’anno si aspettano «un miglioramento sequenziale» del margine ebitda. «Nexi, inoltre, sembra sulla buona strada per generare almeno 800 milioni di liquidità in eccesso nel 2025». Soldi che in parte potrebbero finire nelle tasche dei soci tra dividendi e buyback.
Ecco perché dal consenso Bloomberg escono un target price medio di 4,78 euro con 9 buy, bilanciati però da 10 hold e solo 2 sell. Le perplessità sulla società le elenca Equita, che parla di «crescente peso su opex e capex necessari per accelerare l’offerta nei segmenti più innovativi e per affrontare al meglio le dinamiche competitive». E sottolinea la «pressione persistente da operatori esistenti e nuovi (i vari Revolut, ndr)».
Con il «mix di minore crescita e maggiore assorbimento di risorse su opex e capex che potrebbe tradursi in margini e free cash flow più conservativi, portando anche a un deleverage più lento e a una politica di remunerazione meno attraente». Dubbi che gli analisti sperano di risolvere il 5 marzo nel Capital Market Day. Dall’evento «si attende maggiore chiarezza sulla strategia», aggiunge Equita, «sia in termini di crescita organica che di remunerazione degli azionisti, oltre che sulle operazioni straordinarie e dismissioni».
Saltata la cessione da 1 miliardo al fondo Tpg delle attività di digital banking per il veto di Cdp, sembra che Nexi dovrà rinunciare anche all’acquisizione del business dei pagamenti del Banco Sabadell, ora in stand buy. È andata meglio con le attività di merchant acquiring della Popolare di Sondrio (gruppo Bper), comprate (si stima) per 100 milioni.
E con gli occhi sempre aperti sull’m&a, come è nel suo dna, Nexi continuerà a concentrarsi anche sulla crescita organica. Molto dipenderà dall’AI, su cui la società sta investendo forte per raggiungere maggiori efficienze, espandere i margini e incrementare la cassa. (riproduzione riservata)