Cassa Depositi e Prestiti si prepara a blindare il 29,9% di Nexi. In queste settimane di pausa estiva i desk di alcune banche d'affari sono rimasti molto attivi. E dietro questo intenso lavoro ci sarebbe Cdp, intenzionata a mettere al sicuro entro l'autunno la maggioranza relativa della paytech guidata da Bernardo Mingrone.
In Piazza Affari sono finite sotto i riflettori le posizioni costruite da Mediobanca e Jp Morgan, i due consulenti finanziari di Cassa nella scalata. Piazzetta Cuccia ha appena costruito una posizione su circa 44,6 milioni di azioni della società, pari al 3,8% del capitale. Un pacchetto molto consistente che, secondo quanto annunciato martedì 12 dalla controllante Mps a Consob, deriva dalla copertura di uno swap su Nexi concluso con un cliente istituzionale.
Movimenti significativi sono stati annunciati anche da Jp Morgan. Il 20 luglio la banca americana ha portato la propria posizione su Nexi al 4,26%, pacchetto composto per il 2,81% da azioni e per l'1,45% da strumenti finanziari. Qualche settimana prima l'esposizione era pari al 4,01%, ma con una struttura molto diversa: il 3,63% era rappresentato da titoli e appena lo 0,38% da altri strumenti.
Secondo indiscrezioni, dietro entrambe le operazioni ci sarebbe Cdp. A maggio la Cassa, già titolare del 19,6% di Nexi, aveva annunciato l’intenzione di salire fino al 29,9% senza promuovere un’opa, ricorrendo sia ad acquisti diretti che a derivati su un massimo dell’8% del capitale. Poco dopo era emerso che proprio quell’8% era già stato costruito attraverso due total return swap, portando l’esposizione complessiva al 27,6%. I titoli, però, non sono ancora nelle mani di Cdp: i contratti prevedono per ora un regolamento in denaro e, solo una volta ottenute tutte le autorizzazioni necessarie, la Cassa potrà chiedere la consegna delle azioni e trasformare la posizione indiretta in una partecipazione effettiva in Nexi.
Ed è qui che le mosse di Mediobanca e Jp Morgan acquistano un significato particolare. Secondo una lettura che si sta facendo strada sul mercato, non sarebbe casuale che le due banche abbiano rafforzato proprio ora le proprie posizioni su Nexi. Si avvicina infatti la finestra in cui Cdp potrà chiedere di trasformare gli swap in azioni e le controparti devono prepararsi a quel passaggio accumulando titoli Nexi oppure costruendo coperture equivalenti, da utilizzare poi per la consegna a Cassa.
L’indizio più forte viene da Mediobanca. Piazzetta Cuccia possiede oggi 44,6 milioni di azioni della paytech, pari al 3,8% del capitale, e ha dichiarato che gran parte del pacchetto serve a coprire uno swap stipulato con un investitore istituzionale. Il nome del cliente non è stato reso noto, ma il collegamento con Cdp appare forte. Jp Morgan invece ha un’esposizione complessiva superiore al 4% di Nexi e nell’ultimo mese ne ha modificato sensibilmente la composizione, riducendo le azioni detenute direttamente e aumentando il peso degli strumenti finanziari. Movimenti compatibili con l’ipotesi che la banca Usa sia la controparte dell’altro dei due swap sottoscritti da Cdp e stia adeguando la propria copertura in vista della consegna dei titoli.
L’autunno dirà se tutti i tasselli appartengono davvero allo stesso disegno. Se tutto andrà come previsto, la Cassa scavalcherà nettamente Hellman & Friedman, oggi al 22,2%, diventando il primo azionista di Nexi con in pugno quasi un terzo del capitale. A quel punto potrebbe riaprirsi anche il capitolo governance. Dopo l’uscita degli altri fondi, Cdp e H&F sono legati da un patto che condiziona il voto sulle materie strategiche e stabilisce i pesi nella formazione del consiglio. La salita al 29,9% sposterebbe però il baricentro in modo evidente verso la Cassa. E, se H&F mantenesse l’attuale partecipazione, una revisione o comunque un nuovo assetto dei rapporti tra i due azionisti potrebbe essere inevitabile. (riproduzione riservata)