Newcleo alla prova del Nasdaq: la sfida di Stefano Buono per conquistare Wall Street
Newcleo alla prova del Nasdaq: la sfida di Stefano Buono per conquistare Wall Street
Il gruppo dei reattori parte a rilento al Nasdaq, ma vuole risalire la china come fatto già da Oklo. Come? Promuovendo un modello integrato che punta anche sull’uso di combustibile riciclato

di di Nicola Carosielli 24/09/2026 23:30

Ftse Mib
51.866,93 6.59.59

+0,63%

Dax 30
25.408,64 23.51.08

+0,56%

Dow Jones
51.828,62 17.37.08

+0,93%

Nasdaq
27.064,88 23.51.08

+0,48%

Euro/Dollaro
1,1391 23.00.21

-0,09%

Spread
92,41 17.29.16

-3,17

Con la quotazione sul Nasdaq avviata martedì 22 settembre, è arrivato il momento decisivo per Newcleo: convincere gli investitori che il settore nucleare può essere rivoluzionato con reattori di ultima generazione agili, realizzati in serie e soprattutto in grado di produrre un’energia pulita. Per farlo servirà anche quel tocco magico del fondatore e ceo Stefano Buono, che in pochi anni è riuscito a convincere circa mille investitori della bontà del suo progetto, arrivando a raccogliere circa 800 milioni prima della business combination con la spac, che ha valutato il gruppo 2,4 miliardi pre-money, facendo raccogliere 247 milioni, portando così a superare il miliardo di dollari raccolto dalla sua fondazione nel 2021.

I grandi soci e gli investitori del gruppo

Si tratta di imprenditori del calbrio di John Elkann (che ha comprato 10 milioni di azioni due anni fa tramite Exor Seeds), Gustavo Denegri, il fondatore di Diasorin, Claudio Costamagna, Fin Posillipo, holding della famiglia Petrone e socio di maggioranza della farmaceutica Pierrel, la famiglia Malacalza, Gaudenzio Roveda, la famiglia Rovati, Colussi o società come Nextchem (Maire) e fondi come Azimut Investments, Kairos, Indaco Ventures, il fondo di previdenza del Cern.

Il debutto in borsa e la scelta di Wall Street

La partenza non è stata semplice: dal -17% in apertura il primo giorno (riducendo poi le perdite), passando per un recupero il giorno successivo, salvo poi continuare a cedere terreno senza scostarsi da una media di 7,6 dollari. Nell’intervista rilasciata a MF-Milano Finanza (pubblicata mercoledì 23), Buono ha chiarito la scelta di quotarsi a Wall Street nonostante una finestra poco propizia alle società del nucleare: «Avevamo due esigenze, raccogliere capitali e farci conoscere dal mercato americano». E tenendo conto «relativamente» della pressione sul titolo (attesa dal management). La via è chiara, così come la fiducia nel mercato: «Mi aspetto che l’azienda sia sempre più conosciuta e si allinei ai peers».

Evidentemente il fisico imprenditore deve avere in mente il percorso di due startup del settore accolte da Wall Street negli ultimi due anni: NuScale Power e Oklo. Entrambe impegnate nello sviluppo di reattori modulari, entrambe passate da piccole società tecnologiche a public company, proprio grazie al listino americano.

I precedenti del settore: NuScale Power e Oklo

NuScale Power, fondata nel 2007 in Oregon, è stata pioniera nello sviluppo di piccoli reattori modulari. Dal giorno della quotazione alla borsa di New York, avvenuta tramite spac nel maggio del 2022, il titolo (su cui hanno investito big del calibrodi BlackRock e Vanguard) è arrivato a balzare del 380% fino a luglio 2025, con le azioni salite a 51,67 dollari (dai 10 dollari della quotazione). Va detto, però, che da luglio 2025 il titolo è crollato di oltre l’80% e quota ora circa 8,5 dollari.

La storia borsistica di Oklo – la startup sostenuta dal fondatore di OpenAi, Sam Altman – è migliore, anche nell’ultimo periodo seppur lontana dai massimi raggiunti a fine 2025. Si è quotata nel maggio 2024 a 8,45 dollari, sempre al Nyse e sempre attraverso spac, raccogliendo 306 milioni di dollari. Da allora le azioni di Oklo sono cresciute prima del 1.000% fino a ottobre scorso (azioni a 163,4 dollari), per poi ripiegare ai 38 dollari attuali, che però rappresentano sempre una performance del +157% dall’ipo.

Appare evidente che il percorso borsistico sia stato un’altalena per entrambe.

Solo nel giorno del debutto, Oklo ha messo a segno un calo del 38%. E Nuscale, a due anni dall’ipo, ha sfiorato un minimo intraday di 2,6 dollari per azione.

Certamente la possibilità di lavorare in un mercato ricettivo come quello americano può aiutare. E dovrebbe aiutare evidentemente anche Newcleo. Almeno nelle intese dei manager.

Piani di crescita e sviluppo industriale

Da programmi, la finanza raccolta servirà soprattutto a portare avanti la roadmap industriale e regolatoria. Newcleo intende utilizzare le risorse per sostenere la crescita negli Usa e in Europa, completare e mettere in funzione il dimostratore non nucleare Precursor da 10 MWth in Italia, proseguire il dialogo regolatorio e autorizzativo con le autorità di sicurezza nucleare statunitensi e francesi e sviluppare le opportunità commerciali per i propri reattori e gli impianti di produzione del combustibile Mox, prodotto tramite il riciclo del combustibile nucleare esaurito degli altri reattori.

L’obiettivo di Newcleo, stando a quanto mostrato nei roadshow con gli investitori pre-ipo, è presentarsi non come una società che vuole costruire un nuovo tipo di reattore nucleare e basta, ma come portatrice di un modello più ampio: reattore + combustibile Mox + ingegneria + componentistica + servizi + manutenzione. La società si definisce infatti un player nucleare verticalmente integrato, con oltre 900 dipendenti, 33 famiglie brevettuali e attività distribuite tra uffici, siti, fabbriche e centri di ricerca.

Ed è proprio l’accoppiamento dei due elementi Mox più reattore (con ricavi lifetime complessivi stimati tra 1,64 e 3,2 miliardi di dollari) a costituire la tesi industriale della società: il reattore utilizza Mox e il combustibile può essere prodotto attraverso il riciclo di materiale proveniente dal combustibile nucleare esausto. Non a caso la società parla di un closed fuel cycle, cioè di un ciclo chiuso del combustibile.

Il progetto è chiaro, ma basterà per mettere le ali al titolo? (riproduzione riservata)