Nel mercato obbligazionario statunitense (e, per logica conseguenza, in quello globale) è in atto una rivoluzione copernicana: i giganti della tecnologia Usa, dominatori indiscussi di Wall Street, stanno ricorrendo come non mai alle emissioni di debito. Il motivo? Finanziare i progetti infrastrutturali e di sviluppo legati all’intelligenza artificiale.
Un cambiamento, spiega in un articolo il Financial Times, che potrebbe esporre alcune delle obbligazioni fin qui considerate più sicure al mondo a tutte le incertezze legate alle future evoluzioni dell’AI.
Secondo Apollo Global Management, entro il 2030 metà dei dieci maggiori debitori nel mercato statunitense delle obbligazioni corporate investment grade (considerate ad alto merito creditizio dalle agenzie di rating) sarà composta dai cosiddetti hyperscaler, cioè le aziende come Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle che stanno costruendo i data center funzionali a immagazzinare l’enorme mole di dati che serve a far funzionare l’AI.
Morgan Stanley a sua volta stima che già quest’anno gli hyperscaler e le aziende a essi collegate raccoglieranno 400 miliardi di dollari dal mercato obbligazionario: un forte aumento rispetto ai 170 miliardi dello scorso anno e un incremento di oltre l’800% rispetto ai numeri del 2024 (44 miliardi).
Finora, i principali debitori statunitense sono stati soprattutto grandi banche e aziende di telecomunicazioni: società con modelli di business tali da proteggere gli investitori obbligazionari dagli shock tipici del mercato azionario, dominato proprio dalla tecnologia.
Il rischio, secondo gli esperti di mercato consultati dallo FT, è che questo boom di bond delle big tech possa generare una correlazione tra i pericoli delle borse e quelli del reddito fisso. A cominciare dal timore che il divario tra l’enorme spesa in conto capitale per l’AI e i rendimenti effettivamente generati possa trasformarsi in una bolla, capace di colpire sia il mercato azionario sia quello del credito.
Jp Morgan segnala inoltre che il settore legato all’AI e ai data center rappresenta già il il 14,5% del JP Morgan Us Liquid Index, un indice di riferimento per il mercato obbligazionario investment grade statunitense, superando la quota detenuta dalle banche. La crescita è così rapida che la banca d’affari prevede che il settore tech potrebbe arrivare a rappresentare oltre un quinto dell’indice entro il 2030.
L’aumento delle emissioni obbligazionarie legate all’AI ha però al contempo già fatto salire i costi di finanziamento per le aziende più indebitate. Ad esempio lo spread creditizio di Oracle, cioè il premio richiesto dagli investitori per detenere le sue obbligazioni rispetto ai Treasury statunitensi, è aumentato di oltre 0,75 punti percentuali, dopo che l’azienda ha raccolto 18 miliardi di dollari sul mercato obbligazionario a settembre, secondo i dati forniti da S&P Global. (riproduzione riservata)