Negli Usa cripto e finanza tradizionale si scontrano sulle regole
Negli Usa cripto e finanza tradizionale si scontrano sulle regole
Brian Armstrong, ceo di Coinbase, critica la bozza del Clarity Act e così la discussione al Senato viene rinviata al 27 gennaio 

di di Marcello Bussi 16/01/2026 20:00

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Sembrava tutto pronto e invece Coinbase ha fatto saltare il banco. Nella serata di mercoledì 14, il ceo della borsa di criptovalute, Brian Armstrong, ha postato su X che l’ultima bozza del Clarity Act, il disegno di legge destinato a definire per la prima volta negli Usa un quadro normativo organico per il settore cripto, prodotta dalla Commissione bancaria del Senato, è «materialmente peggiore dello status quo» e che preferirebbe «nessuna legge piuttosto che una cattiva legge».

Risultato: Il Senato ha rinviato la discussione e la votazione sul Clarity Act al 27 gennaio per consentire ai legislatori, in particolare al presidente della Commissione bancaria Tim Scott e alla Commissione Agricoltura (che curiosamente ha competenza in materia di criptovalute), di trovare un compromesso che tenga conto delle rimostranze di Coinbase.

Armstrong ha criticato in particolare che la bozza includesse emendamenti volti a proibire alle piattaforme cripto di offrire premi (reward) o interessi sui saldi dei clienti in stablecoin, mossa che considera un tentativo delle banche tradizionali di eliminare la concorrenza.

Un favore alle banche vecchio stile

Come ha ricordato Charles-Henry Monchau, cio di Syz Group, il cfo di Jp Morgan ha avvertito che le stablecoin ad alto rendimento creano un «pericoloso» sistema bancario parallelo. Dichiarazione che Monchau ha così tradotto: le banche «non vogliono perdere il monopolio sui vostri depositi». Armstrong ha inoltre sottolineato che nella bozza c’erano un divieto di fatto alla tokenizzazione dei titoli azionari e restrizioni alla finanza decentralizzata (DeFi) che avrebbero limitato l’innovazione negli Stati Uniti.

La bozza avrebbe inoltre indebolito l’autorità della Cftc, l’agenzia governativa che regolamenta i mercati delle commodity e dei derivati (che includono futures, opzioni e swap) rendendola subordinata alla Sec. L’industria cripto vorrebbe invece una prevalenza della Cftc, considerato che bitcoin è classificato come una commodity e non come una security. Il numero uno di Coinbase ha infine espresso preoccupazione per l’espansione dell’accesso del governo ai dati finanziari degli utenti, riducendo le tutele sulla privacy.

«Il Clarity Act», ha commentato Monchau, «assomiglia più a una legge sulla protezione bancaria. La maggior parte di queste disposizioni è stata redatta per favorire la finanza tradizionale, non l’innovazione nel settore delle criptovalute. Le grandi banche sanno che i loro sistemi tradizionali sono a rischio e pertanto stanno ricorrendo alla regolamentazione per reagire».

Nel frattempo la finanza tradizionale continua a dimostrare il proprio interesse per colonizzare il settore cripto. Il ceo di Goldman Sachs, David Solomon, ha per esempio affermato di aver dedicato risorse significative alla tokenizzazione, alle stablecoin e ai mercati predittivi.

Armstrong si dice «piuttosto ottimista sul fatto che, con un impegno costante, raggiungeremo il risultato giusto». Ma la partita deve comunque chiudersi in fretta perché se il Clarity Act non venisse approvato entro le elezioni di midterm del prossimo 3 novembre, bisognerebbe ricominciare daccapo tutto l’iter legislativo. Col rischio che, nel frattempo, almeno uno dei due rami del parlamento finisca in mano ai democratici, in buona parte ostili al settore cripto. (riproduzione riservata)