Droni nello spazio aereo della Nato, razzi d’emergenza lanciati vicino a un elicottero militare, oggetti posizionati lungo le linee ferroviarie e un velivolo precipitato nei pressi di una base aerea. Una sequenza di episodi che, pur con livelli di gravità e attribuzioni molto diversi, sta aumentando la pressione sui Paesi europei e sulla capacità di Nato e Ue di rispondere alle attività considerate ostili ai loro confini.
L’ultimo fronte si è aperto nei cieli della Lituania, dove un drone equipaggiato con esplosivo è stato abbattuto da due Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica militare italiana, impegnati nella Task Force Air Baltic Thunder III della Nato. Secondo il ministro della Difesa lituano Robertas Kaunas, il velivolo proveniva dalla Bielorussia ed è stato intercettato nei pressi della centrale idroelettrica a pompaggio di Kruonis.
Una ricostruzione che lascia aperta la questione sull’origine dell’operazione. Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha, invece, affermato che il drone proveniva «molto probabilmente» dalla Russia. «Ieri notte, ancora una volta, i piloti italiani sono intervenuti e hanno abbattuto una minaccia che molto probabilmente proveniva dalla Russia», ha detto Crosetto ai cronisti.
L’episodio assume un peso particolare perché coinvolge la Lituania, uno dei tre Paesi baltici che, insieme a Lettonia ed Estonia, costituiscono una delle aree più esposte sul fianco orientale dell’Alleanza atlantica. Entrati in Nato e nell’Ue nel 2004, i tre Paesi condividono un confine diretto con la Russia e da anni considerano Mosca la principale minaccia alla propria sicurezza.
Dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel 2022, le autorità baltiche hanno segnalato con crescente frequenza episodi di sconfinamento o presenza di droni.
Il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys ha ringraziato gli alleati, sottolineando come la loro presenza contribuisca a proteggere i cieli del Paese e a rafforzarne la sicurezza. Vilnius ha inoltre inviato una protesta formale a Minsk.
La preoccupazione non riguarda soltanto il singolo incidente. Secondo diversi analisti, i Baltici potrebbero rappresentare il primo banco di prova per la Nato nel caso in cui Mosca decidesse di verificare concretamente la disponibilità dell'Alleanza a difendere ogni centimetro del territorio dei suoi membri.
Poche ore dopo l’incursione in Lituania, l’attenzione si è spostata sul Mar Baltico. La Danimarca ha accusato la Russia di avere lanciato due razzi d’emergenza in direzione di un elicottero militare danese al largo di Gedser, nella parte più meridionale del Paese.
Secondo l’esercito di Copenaghen, l’elicottero stava effettuando una missione fotografica di routine nei pressi di una fregata russa che navigava in acque internazionali quando sarebbe stato «preso di mira» con due razzi. Non sono stati forniti, al momento, dettagli sui possibili danni al velivolo né sull'altezza alla quale stava volando.
L’ambasciatore russo in Danimarca, Vladimir Barbin, è stato convocato dal governo e ha respinto le accuse, attribuendo invece all’elicottero danese «manovre provocatorie».
Il primo ministro danese Mette Frederiksen ha interpretato l’accaduto come un tentativo di intimidazione e di divisione dell'Europa: «Non ci riusciranno. Non ci arrenderemo».
A collegare i diversi episodi è stata la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, secondo la quale l’Europa si trova nuovamente di fronte a un comportamento «sconsiderato e pericoloso» da parte della Russia.
Von der Leyen ha citato esplicitamente sia l’episodio dell'elicottero danese sia la violazione dello spazio aereo lituano, sostenendo che non si tratti di fatti isolati ma di elementi di un «modello più ampio di aggressione e provocazione russa contro l’Europa».
La presidente della Commissione ha quindi promesso che la risposta europea sarà quella di rafforzare ulteriormente la propria determinazione. Un messaggio che arriva mentre gli Stati membri stanno accelerando gli investimenti nella difesa e nella sicurezza e mentre il fianco orientale dell’Alleanza è diventato uno dei principali destinatari delle nuove strategie militari europee.
Per Copenaghen il caso non rappresenta un episodio isolato. La Danimarca ha, infatti, accusato ripetutamente Mosca di condurre operazioni ibride sul proprio territorio.
Nell’autunno del 2025 diversi droni non identificati avevano sorvolato il Paese, provocando anche la chiusura di alcuni aeroporti, compreso quello di Copenaghen, il principale scalo del Nord Europa. Il governo danese aveva attribuito gli episodi alla Russia.
La serie di sorvoli era arrivata a pochi giorni dall’annuncio di Copenaghen di voler acquistare, per la prima volta, armi di precisione a lungo raggio. Una scelta motivata proprio dalla valutazione secondo cui la minaccia russa avrebbe rappresentato un fattore di rischio per «gli anni a venire».
L’allarme non riguarda però soltanto il Baltico. Nei Paesi Bassi, la società che gestisce l’infrastruttura ferroviaria ProRail ha segnalato il ritrovamento di tubi e altri oggetti in circa 30 località. I blocchi hanno imposto lo stop ai treni nelle aree interessate e provocato pesanti ripercussioni anche sui collegamenti internazionali con la Germania. In questo caso, tuttavia, non esistono al momento elementi ufficiali che consentano di attribuire gli episodi a Mosca.
In Germania, intanto, è in corso la ricerca dei resti di un drone che si ritiene precipitato nei pressi del lago Steinhude, nella regione di Hannover, a circa un chilometro dalla base aerea della Bundeswehr di Wunstorf. Secondo quanto riportato dalla stampa tedesca, alcune parti del velivolo sarebbero già state recuperate. Gli investigatori puntano a raccogliere ulteriori elementi per escludere eventuali minacce e soprattutto per identificare l’origine del drone. (riproduzione riservata)