Potrebbero essere necessari fino a due anni per ricostituire le scorte globali di petrolio, anche dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz. A lanciare l'allarme è l'amministratore delegato di Saudi Aramco, Amin Nasser.
Parlando all'Energy Intelligence Forum che si tiene a Londra, Nasser ha affermato che la pressione sul mercato petrolifero continuerà ad aumentare fino a quando lo Stretto di Hormuz non sarà completamente riaperto e la fiducia nei mercati energetici non sarà tornata. Anche in tal caso, però, «ricostituire le scorte e al contempo soddisfare la domanda potrebbe richiedere fino a due anni», ha affermato Nasser, come riporta Cnbc.
Lo stretto rappresenta uno dei principali punti strategici per il commercio mondiale dell'energia. Attraverso questo stretto passaggio marittimo transita normalmente circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. La forte riduzione delle spedizioni causata dal conflitto ha quindi provocato significative tensioni sull'offerta e ripercussioni sull'economia globale.
Le dichiarazioni del numero uno di Saudi Aramco giungono poco dopo che i Paesi del G7 hanno concordato venerdì scorso di rilasciare 100 milioni di barili di gasolio e petrolio greggio dalle riserve di emergenza, a seguito delle pressioni del presidente statunitense Donald Trump.
Secondo Nasser, dall'inizio degli attacchi militari condotti da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, alla fine di febbraio, sarebbero andati persi complessivamente quasi 3 miliardi di barili di offerta petrolifera. Nello stesso periodo, circa 1 miliardo di barili sarebbe stato prelevato dalle scorte. A oggi, la maggior parte dei prelievi è derivata dalle riserve commerciali e i circa 6 miliardi di riserve stoccate rimanenti «non sono praticamente disponibili», ha continuato Nasser, avvertendo che «il sistema è già sotto pressione». (riproduzione riservata)