Mutui, tasso fisso o variabile dopo la stretta della Bce?
Mutui, tasso fisso o variabile dopo la stretta della Bce?
L'aumento dei tassi Bce riduce il risparmio dei mutui variabili. La rata mensile per un mutuo da 140 mila euro cresce di 17 euro, mentre il risparmio rispetto al fisso cala da 56 a 39 euro, con ulteriori rialzi attesi

di di Raffaele Crocitti 12/06/2026 20:30

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Si assottiglia la distanza tra i mutui a tasso fisso e quelli a tasso variabile a seguito del rialzo operato dalla Bce. A dire il vero, la decisione era stata in parte già assorbita dall’euribor, portando le rate dei finanziamenti a tasso variabile a crescere già di una decina di euro. Ora che la previsione si è concretizzata ed è in vista un ulteriore rialzo, probabilmente a settembre, il risparmio goduto a gennaio da chi aveva sottoscritto un variabile rispetto a un fisso potrebbe ridursi di quasi due terzi.

Secondo l’analisi di Mutuionline.it, il tan medio dei mutui a tasso variabile a 20 e 30 anni salirà dal 2,58% registrato a maggio al 2,83% a giugno.

L’impatto è tangibile fin da subito. Ipotizzando un mutuo ventennale da 140.000 euro, l’aumento dei tassi si tradurrà in un incremento della rata mensile di circa 17 euro, portandola dagli attuali 747 euro a 764 euro. Contestualmente, il costo complessivo del finanziamento subirà un rialzo di oltre 4.100 euro.

Se il paragone viene fatto con un mutuo a tasso fisso di uguale importo e durata, il risparmio grazie al variabile si riduce da 56 euro a 39 euro. Se la tabella in pagina fosse la colonna sonora di un film sarebbe quella de «Lo squalo» visto che è atteso un altro rialzo dei tassi da parte di Francoforte entro l’anno. Se ciò si verificasse, i 13.441 euro di risparmio tra variabile e fisso a gennaio si ridurrebbero a 5.110 euro.

Quali soluzioni alternative al variabile

«Il tasso variabile può restare una scelta interessante per chi dispone di una maggiore capacità di sostenere eventuali aumenti della rata e ha una visione chiara dell’evoluzione del mercato. In questo caso, il vantaggio economico immediato rimane, ma risulta già più contenuto rispetto ai mesi precedenti e continuerà a ridursi, a fronte di un’esposizione al rischio di ulteriori rialzi», commenta Matteo Favaro, coo di Mutuionline.it.

Gli italiani, tipicamente avversi al rischio, saranno colpiti in maniera limitata dalla stretta di Francoforte. «Negli ultimi anni oltre il 92% dei mutuatari ha scelto il tasso fisso, mettendosi così al riparo dagli effetti dei rialzi Bce e garantendosi una rata stabile e prevedibile nel tempo. Questo ha contribuito a preservare la sostenibilità finanziaria delle famiglie anche durante la fase di maggiore irrigidimento della politica monetaria», dice Favaro.

I modi per proteggersi comunque esistono, si pensi al variabile con cap, che fissa una soglia oltre cui la rata non può salire, o al tasso misso, che «introduce un elemento di flessibilità, consentendo nel tempo di passare da fisso a variabile o viceversa in funzione delle condizioni di mercato». E poi la scelta iniziale può essere modificata tramite il diritto di surroga, che permette trasferire il finanziamento a un altro istituto senza costi. (riproduzione riservata)