Mutui, tan dei variabili oltre il 3% ma le offerte restano appetibili con le banche che abbassano gli spread
Mutui, tan dei variabili oltre il 3% ma le offerte restano appetibili con le banche che abbassano gli spread
Il mercato immobiliare rischia di rallentare, dopo trimestri in piena ripresa. Intanto i dati Omi confermano una frenata nel secondo trimestre

di Raffaele Crocitti 12/09/2026 08:05

Ftse Mib
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Euro/Dollaro
1,1600 23.00.45

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Spread
86,99 17.25.46

-1,79

Ventisei euro al mese in più già oggi e potrebbero essere 50 a dicembre. È quanto costa, rispetto a inizio 2026, la stretta della Bce per chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile da 140 mila euro a 20 anni secondo le simulazioni di Mutuionline.

Il tan è passato dal 2,64% di gennaio al 3,05% oggi, e con un ulteriore rialzo entro l’anno arriverebbe a 3,3%. Il taeg medio sul fisso è oggi al 3,8%, mentre sul variabile è del 3,38%.

«Dopo mesi in cui molti mutuatari avevano iniziato a beneficiare di una graduale normalizzazione del costo del denaro, il nuovo intervento della banca centrale rischia di invertire almeno temporaneamente la tendenza», commenta il centro studi di Abitare Co., secondo cui il rialzo di settembre avrà «un impatto non paragonabile ai forti rincari registrati durante il ciclo restrittivo del 2022-2023 (tan al 4,95% a fine 2023, ndr), ma sufficiente a ridurre il potere d'acquisto delle famiglie e a incidere sulle nuove richieste di finanziamento».

Quali effetti sul mercato immobiliare

Per chi si prepara oggi ad acquistare una casa «il quadro è più articolato: sul fronte dei mutui a tasso fisso (soluzione ampiamente preferita dagli italiani, ndr) il rialzo della Bce non determina automaticamente un aumento equivalente delle offerte bancarie. I finanziamenti a tasso fisso dipendono infatti soprattutto dall'andamento degli irs e dalle aspettative dei mercati finanziari».

Per il mercato immobiliare italiano «il rischio principale non è un crollo della domanda, bensì un rallentamento della ripresa osservata negli ultimi trimestri», concludono da Abitare Co..

Un mercato immobiliare da tenere sotto osservazione: gli ultimi dati dell’Agenzia delle Entrate sulle compravendite nel secondo trimestre 2026 fotografano un primo rallentamento dopo anni di crescita con un incremento di appena lo 0,1% rispetto a un anno fa: totale stabilità a Milano, crescite inferiori all’1% a Roma e Torino e decrementi a Firenze (-8,2%) e Palermo (-2,6%).

Le banche restano competitive comprimendo gli spread

In questo contesto, con l’aumento dei tassi che ricade sull’euribor e quindi sui variabili, e con l’incertezza geopolitica che incide sugli irs e quindi il fisso, le banche provano a rimanere competitive. «Uno dei fenomeni più interessanti che stiamo osservando riguarda la forte compressione degli spread sui mutui a tasso fisso. L'aumento degli irs ha spinto molte banche a ridurre progressivamente i margini per mantenere offerte competitive e continuare a proporre tassi finiti particolarmente attrattivi», commenta Matteo Favaro di Mutuionline.

«È una dinamica insolita. In prospettiva, se gli irs dovessero restare elevati, sarà sempre più difficile per gli istituti continuare ad assorbire questo aumento comprimendo i margini. Nel complesso, il contesto resta favorevole per chi valuta un mutuo, grazie a tassi ancora competitivi e a un’elevata concorrenza tra gli istituti», conclude Favaro. (riproduzione riservata)