Ogni uomo è un mistero, ma dai piccoli particolari si può cogliere la sua identità nascosta. Alessandro Benetton ha inventato il nome Mundys disegnandolo con un tratto di penna su un foglio. Un gesto semplice, che ripete quando si trova a suo agio con i suoi interlocutori. Si vede che quell’idea definisce anche il suo modo di essere e l’azienda che vuole guidare.
Atlantia, da Atlante che sostiene il pianeta, diventava in quel momento direttamente il mondo, con il miglior manager esterno che una dinastia possa immaginare: uno della famiglia, che si definisce per di più a chi glielo chiede un imprenditore. E nel passaggio da sostegno a sostenuto, universo che si tiene in piedi grazie alla forza centripeta e centrifuga, c’era anche la missione del figlio di Luciano: ripartire dalla terra, dalla base, lasciando stare le infrastrutture segnate dalla tragedia del Ponte Morandi.
Un compito non facile, che dal 2022 ha voluto affrontare da solo, quando gli è stato chiesto di tornare, affrontando di petto la situazione con un video su Linkedin che qualcuno avrebbe potuto equivocare come un modo per rifarsi un’immagine e invece era solo un messaggio: scusateci, ora ci sono io.
Poco più che sessantenne, fino all’avvento social di poche parole, Alessandro è un cittadino globale ma veneto nel dna, ha appena compiuto i primi sessanta giorni alla guida da presidente della multinazionale di cui cambiò il nome, che vuole imporsi nella competizione globale usando la capacità di innovare, la libertà di movimento e la forza dei giovani che ora rappresentano il 30% dei lavoratori del gruppo.
Di lui si sa qualcosa grazie al suo libro autobiografico, ma Milano Finanza può anticipare anche i primi risultati di quest’anno in cui Benetton, studi ad Harvard e solidissima preparazione finanziaria, porterà in dote a tutti i componenti del gruppo e della famiglia, una cinquantina in tutto, alcuni dei quali, come ha rivelato MF-Milano Finanza, in uscita dal recinto famigliare.
La leadership di Edizione, anche nel caso in cui il ramo di Giuliana (Evoluzione) decidesse alla fine di uscire dalla società, resterebbe inalterata. Questo perché gli altri tre rami famigliari che rappresentano il 75% di Edizione - Ricerca (riconducibile a Luciano e Alessandro Benetton), Proposta (eredi Carlo Benetton) e Regia (eredi Gilberto Benetton) - hanno sottoscritto a gennaio 2026 un accordo parasociale in base al quale hanno rinunciato irrevocabilmente, e con largo anticipo, all’esercizio del diritto di uscita da Edizione previsto dal nuovo statuto solo nella finestra tra luglio e novembre 2026.
Ne consegue che se Giuliana e figli decidessero di uscire (per motivi loro interni), Edizione ritirerebbe le loro quote e nulla cambierebbe. Alessandro continuerà dunque a esercitare la piena leadership come presidente e imprenditore capo-famiglia, nonostante le uscite di qualche componente della dinastia.
Proprio a chi gli chiede come gli è venuto in mente il nuovo brand mondiale risponde replicando quel gesto e affrontando di petto quel crollo che ha segnato la vita di 43 persone e i rapporti stessi tra la sua azienda multinazionale e lo Stato italiano: «non posso che ragionare come una persona ed essere sempre vicina alla vittime», riflette, anche se lui non era nemmeno presente negli organismi di vertice di Autostrade quel 14 agosto del 2018 e quelle figure apicali le ha incontrate forse solo una volta.
Sul punto è stato chiaro nel 2022, a Verissimo, quando disse «una tragedia come il Ponte Morandi peserà per sempre sulla nostra famiglia come per sempre esprimerò la mia vicinanza alle vittime del crollo del ponte». Da lì è partita la sua vita nova e quella dell’azienda. Alessandro Benetton è stato nominato presidente di Mundys lo scorso 30 marzo ma è già possibile tracciare un piccolo bilancio dei suoi primi sessanta giorni, perché la macchina ben la conosceva e non si devono aspettare i canonici cento con cui per convenzione si misura l’azione di un governo o di un esilio.
In questo breve tratto di viaggio, Mundys è tornata a essere prima azionista di Getlink, la società dell'Eurotunnel, acquisendo il 25% delle azioni, pari al 29,9% dei diritti di voto (valore dell’operazione, circa un miliardo). Ha rilevato, tramite Abertis, il 100% dell’autostrada A63 in Francia, quella che collega Bordeaux con i Pirenei; ha poi inaugurato il nuovo molo dell’aeroporto di Nizza, che porterà la capacità da 14 a 18 milioni di passeggeri, fronte su cui sono stati investiti in tutto 300 milioni di euro.
Si tratta del secondo scalo di Francia in forte espansione, che dall’uscita del gate - imboccando l’autostrada per Cannes o Saint Tropez - in quindici minuti consente di raggiungere agevolmente la statua di Garibaldi nella piazza omonima, in piena città vecchia. In più, ricorda Benetton ai suoi collaboratori che lo tengono lontano dai riflettori, l'azienda ha concordato con il governo messicano che l’autostrada Mexico City-Guadalajara sarà gestita da Abertis fino al 2067. Abertis nei prossimi 4 anni realizzerà perciò un miliardo di euro di investimenti.
Si tratta di dossier tutti seguiti anche in precedenza da Alessandro Benetton come vice presidente di Mundys, ora giunti a conclusione. Per quanto riguarda i principali dati del primo trimestre 2026 di Mundys, che MF-Milano Finanza può anticipare, il fatturato si è attestato sui 2,3 miliardi di euro, +7% rispetto allo scorso anno, mentre l’ebitda è a quota 1,4 miliardi, +10% sul 2025. I numeri del primo quarter da presidente sono tutti in rialzo. L’utile di Mundys spa è stato di 300 millioni, mentre quello totale di gruppo è pari a 117 milioni di euro, in aumento di 50 milioni sull’analogo periodo del 2025 (era a quota 67 milioni).
In tutto, il valore della cassaforte Edizione, presieduta sempre da lui, ha raggiunto i 14,1 miliardi di euro (+2 miliardi di euro in tre esercizi), con un ritorno sull’investimento di circa l’8% annuo. Un traguardo significativo costruito attraverso il cambiamento dell’80% del management e il 75% delle attività, con un contributo quotidiano di oltre 100 mila persone a libro paga. Una rivoluzione che ambisce a essere copernicana quella di chi ha voluto chiamarsi Mundys.
Cosa ci sia dietro questi numeri lo spiegano le parole, tre verbi che Benetton usa spesso guardando negli occhi l’interlocutore: evolvere, innovare, raggiungere. Lui assicura che fondamentale per la sua costruzione di uomo e di manager sono stati gli studi ad Harvard nella classe guidata da Michael Porter, economista che Alessandro Benetton ricorda ancora oggi come il suo mentore, un padre putativo, lui che è cresciuto di fatto da solo con quel gigante paterno lontano.
Un padre comunque presente nella sua vita, come la mamma, ma a una distanza che non gli ha impedito di conoscere a fondo il colosso di famiglia, avendone guidato tutti i gangli principali; prima l’esperienza in Formula 1, poi la lunga fase con la sua 21 Invest, una rapida esperienza in Benetton Group, da cui è uscito presto in dissenso, e infine l’assunzione del comando di tutto l’impero solo nel 2022: prima la presidenza di Edizione e ora, nel 2026, quella di Mundys.
«Non pensavo che mi avrebbero chiamato, ma quando la famiglia lo ha fatto, ero pronto», confessa, come se dentro avesse avuto una sorta di premonizione. C’è invece poca premonizione ma molta convinzione nel suo credo industriale. Se si vuole capire come funziona il suo modo di operare bisogna ascoltarlo con attenzione mentre parla davanti a un semplice bicchiere d’acqua e non uno spritz.
Le parole evocano un suo video su Instagram, dove spiega il segreto del gruppo, indossando sneaker, jeans e un maglioncino verde indossato non a caso sotto un canestro. «In azienda la sostenibilità ambientale non è beneficenza, ma è business, e non lo dico io, ma i risultati. Voi direte: perché ce lo dici giocando a basket? Ogni tanto mi capita di fare due tiri a canestro mentre rifletto sulle decisioni legate ai business in cui sono coinvolto. E oggi, invece che parlare da solo, parlo con voi». Quindi, sostenibilità e business.
E Benetton parte da un dato: «Aeroporti di Roma, gestita dal gruppo Mundys, è una realtà di business che solo nel 2025 ha mosso investimenti per oltre 400 milioni, ed è finanziata al 78% da strumenti finanziari legati al suo impegno nel raggiungere obiettivi green». Insomma: «una buona parte dei soldi con cui facciamo le cose in Adr arriva grazie al fatto che è sostenibile. È il mondo delle favole? No, è business. E nel caso di Adr funziona per tre motivi». Il presidente di Mundys li elenca e sono anche il suo piano d’azione. Primo: gli aeroporti consumano tanta energia, e meno ti costa l’energia, più abbatti i costi.
«Per questo, a Fiumicino, abbiamo installato 55 mila pannelli solari: ci produciamo l’energia da soli e intanto riduciamo le emissioni di co2 di 14 mila tonnellate all’anno». Secondo: aumento del traffico aereo. «Anche le compagnie aeree hanno i loro obiettivi di sostenibilità» e se trovano apprezzamento nella clientela «aumentano i passeggeri e aumenta il tuo business. Fiumicino muove più di 55 milioni di viaggiatori all’anno e alimenta tutto il sistema aeroportuale romano». Terzo: accesso più facile ai finanziamenti. «Dal 2023 con Adr abbiamo collocato tre nuovi bond con obiettivi di sostenibilità, raccogliendo più di un miliardo e mezzo di euro. Fondi Esg, emissioni Esg linked sono strumenti che, se vuoi fare business oggi, non puoi ignorare».
Ci si può credere o meno a queste parole ma chiunque viaggi sa che effettivamente la spinta a muoversi è proprio conoscere un mondo che potrebbe essere in pericolo a causa dei cambiamenti climatici. «Se aziende e finanziatori ormai sono sempre più attenti alla sostenibilità, per voi, come consumatori, è un elemento importante quando scegliete che prodotti comprare o a che aziende supportare?». Nella sua domanda c’è la risposta, anzi il business.
A sentirlo ci si chiede se non sarebbe stato il caso di far spiegare a lui il New Green Deal e non a qualche burocrate di Bruxelles. Alessandro e tutta la famiglia ci stanno investendo e guadagnando, si spera che trovino un modo analogo anche le case automobilistiche che invece dalla furia elettrica di Bruxelles appaiono travolte. Ora si possono capire meglio le parole della definizione di Wikipedia. Mundys (ex Atlantia) è una holding strategica italiana leader globale nelle infrastrutture di trasporto e nei servizi avanzati di mobilità integrata.
Controllata dalla famiglia Benetton (tramite Edizione spa) e dal fondo Blackstone, gestisce migliaia di chilometri di autostrade, diversi aeroporti internazionali (tra cui Roma Fiumicino e Ciampino) e reti digitali per il traffico. Se si parla a fondo con Alessandro si capisce quanta strada ha fatto questo manager trovato in famiglia per ridare un’anima all’azienda appena descritta, che sostanzialmente lavora sulla libertà di movimento, una delle più grandi conquiste dell’umanità ai tempi della globalizzazione e sullo sviluppo sostenibile.
La strada l’ha percorsa usando anch’egli quella libertà, partendo da lontano, da solo, senza fretta. E conoscendo la destinazione finale del viaggio solo quando tutti i parenti gliel’hanno indicata. Ora in questa parte di vita, identificata con lo stesso cognome che porta, dovrà dimostrare di poter essere l’Atlante della dinastia Benetton e di meritarsi la maglia da regista. Il nome del gruppo è cambiato, la mission di un capo azienda resta in fondo la stessa di sempre: farla crescere. (riproduzione riservata)