Mps, l’opas di Intesa Sanpaolo non ferma il riassetto di Mediobanca: così il Monte può valere di più
Mps, l’opas di Intesa Sanpaolo non ferma il riassetto di Mediobanca: così il Monte può valere di più
L’ok del board all’unanimità. Scissione e scorporo delle attività di investment e private banking nella ex Mediobanca Premier, che con la fusione farà diventare Siena più cara. Lovaglio tiene aperte le due opzioni di m&a

di di Luca Gualtieri 22/06/2026 20:29

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L’opas di Intesa Sanpaolo non cambia la strategia del ceo di Mps Luigi Lovaglio che anzi, a due settimane dal lancio dell’offerta da 30,6 miliardi, preme sull’acceleratore nel riassetto interno.

Lunedì 22 i cda di Montepaschi e delle controllate Mediobanca Premier (la ex Che Banca) e Wise Dialog Bank (ex Widiba) hanno approvato all’unanimità il progetto che ridisegna le attività di Piazzetta Cuccia: investment e private banking, branch estere e il 13,2% di Generali verranno scorporati e girati all’attuale Premier, che cambierà nome in Mediobanca spa. Al contempo avrà luogo la scissione parziale della stessa Premier a favore di Widiba, cui saranno trasferite le reti di consulenti finanziari ex Mediobanca.

Il piano industriale e la riorganizzazione di Mps

La doppia mossa è il cuore del piano industriale che Lovaglio ha presentato al mercato a febbraio ma che ha subìto rallentamenti per la sua defenestrazione e lo scontro sul rinnovo del board. Prima comunque bisognerà procedere alla fusione di Mediobanca in Mps, operazione che dovrà incassare il via libera delle assemblee straordinarie previste entro settembre. Tutta la riorganizzazione dovrebbe completarsi entro l’anno.

L'offerta di Intesa Sanpaolo e il valore del Monte

Il progetto viaggia parallelo con l’offerta presentata da Intesa Sanpaolo in tandem con Unipol. Oltre a modificare la struttura del gruppo senese, la fusione potrebbe far incrementare il valore di mercato del Monte. Salendo al 100% di Mediobanca Siena dovrebbe infatti incorporare il valore del 13,7% di flottante residuo che, agli attuali prezzi di borsa, vale 2,9 miliardi.

Qualche analista legge così la mossa in termini difensivi sebbene ieri il board di Mps (assistito da Ubs e Bofa e dagli studi Bonelli Erede e White & Case) non si sia sbilanciato sui nuovi scenari di m&a. «Procedono le attività di analisi e valutazione preliminare della proposta di potenziale operazione di aggregazione da parte di Banco Bpm e» dell'opas «notificata da Intesa Sanpaolo», spiega una nota.

Le alternative sul tavolo: Banco Bpm e i grandi soci

La prima strada è stata delineata dal Banco domenica 7, poche ore prima del lancio dell’offerta di Intesa, con l’obiettivo di creare il secondo polo bancario del Paese con sinergie per 1,1 miliardi al lordo delle imposte. Il mercato però rimane scettico sulla praticabilità di questa opzione. Soprattutto non appare molto probabile che l’assemblea straordinaria di Siena approvi una fusione con il Banco visto che i grandi soci Delfin e Caltagirone e numerosi fondi internazionali sarebbero già schierati a favore di Intesa.

Anche un takeover di Castagna su Siena sembra complesso, sia per la forza finanziaria che Intesa può mettere in campo sia per la resistenza che il Crédit Agricole (primo socio di Bpm proiettato verso il 29,9%) potrebbe opporre a una perdita del controllo sulla partecipata italiana. Anche per questo il cda di Montepaschi sembra aver scelto di non alzare barricate e di muoversi con cautela sul terreno della trattativa, con l’obiettivo di ottenere condizioni economiche migliori per i propri azionisti. (riproduzione riservata)