Mps chiude l’anno dell’acquisto di Mediobanca con utili a 2,75 miliardi di euro, in aumento del 17,7% su base annua al netto degli effetti fiscali e con un contributo particolarmente rilevante del quarto trimestre, chiuso con 1,38 miliardi di utile, trainato dalla rivalutazione delle DTA. Queste poste straordinarie e la crescita delle commissioni (+8,2%) hanno compensato la debolezza del margine di interesse, sceso di oltre il 7%.
Includendo i risultati del quarto trimestre di Mediobanca, i profitti salgono a 3,04 miliardi, prima degli effetti legati all’allocazione del prezzo di acquisto (cioè quegli aggiustamenti che servono a distribuire il costo dell’operazione sulle singole attività e passività acquisite).
Questi numeri consentono una distribuzione di dividendi oltre 2,6 miliardi di euro, pari a 0,86 euro per azione, con una crescita del +244% rispetto all’esercizio precedente e un dividend yield intorno al 10%, tra i più elevati del settore. In borsa il titolo ha aperto in calo dell’1,89% per i ricavi sotto le aspettative.
«Questa presentazione trimestrale è una pietra miliare nella nostra storia», ha esordito Lovaglio durante la call con gli analisti. «Siamo all'inizio di ciò che il gruppo Montepaschi sta diventando. Si tratta di un punto di svolta decisivo che definisce la direzione del nostro gruppo per gli anni a venire» Nel frattempo accelera l’integrazione di Mediobanca. Come anticipato da MF-Milano Finanza, l’istituto guidato da Luigi Lovaglio si prepara alla presentazione del nuovo piano industriale il prossimo 27 febbraio. L’obiettivo, si fa sapere, è arrivare a una «piena integrazione tra i due istituti bancari per il massimo sviluppo delle sinergie industriali annunciate con l’operazione».
In questo quadro verrà definita la nuova struttura del gruppo, costruita in modo coerente con la logica industriale dell’offerta e orientata alla creazione di valore. La riorganizzazione punterà a valorizzare competenze e risorse professionali, attraverso un modello operativo specializzato.
Lovaglio si è focalizzato su questi passaggi nel suo intervento: «Stiamo accelerando il processo di integrazione con Mediobanca, muovendoci verso un modello operativo specializzato che valorizza il valore dei marchi, delle capacità e dei talenti di entrambe le organizzazioni, con Piazzetta Cuccia come entità legale focalizzata sul corporate investment banking e sulle attività di private banking di fascia alta, intraprendendo un percorso di crescita e sviluppo molto ambizioso e ben meritato.
Confermiamo che la struttura target del gruppo sarà pienamente allineata con il nostro progetto industriale per massimizzare la creazione di valore e il livello di integrazione». Il banchiere ha ribadito anche che i 700 milioni di sinergie previste dall’opas saranno raggiunte: «Il lavoro portato avanti negli ultimi mesi ci dà la certezza che riusciremo a raggiungerle. Queste sinergie sono concrete e raggiungibili. Il piano di integrazione è ormai finalizzato, in linea con i requisiti della Bce, con milestone chiare già fissate per le prossime settimane. Fino a questo momento l'esecuzione è proseguita senza intoppi e i team stanno lavorando in maniera coesa. E questo è il messaggio chiave che vorrei sottolineare. Le sinergie non sono una promessa, sono un programma che prevede iniziative, milestone e ruoli ben precisi e già definiti», ha continuato Lovaglio pur precisando che, riguardo al delisting di Mediobanca, «il cda di Mps non ha ancora preso tutte le decisioni definitive».
La solidità patrimoniale resta uno dei punti di forza del gruppo. Il Cet1 ratio fully loaded si colloca al 16,2%, in calo dal 18,3% per l’impatto dell’opas ma con un buffer di capitale di circa 720 punti base rispetto ai requisiti regolamentari. La posizione di liquidità è altrettanto robusta con un Lcr al 167% e un Nsfr al 121%, entrambi in miglioramento.
Sul fronte dei volumi, ila raccolta totale ammonta a 361 miliardi di euro, mentre gli impieghi si attestano a 143 miliardi. Migliora in modo sensibile anche la qualità del credito: lo stock dei crediti deteriorati scende a 2,9 miliardi di euro, in calo di oltre 700 milioni su base annua, con una componente garantita pari a circa il 70%. L’npe ratio lordo si riduce al 3,5%, un punto percentuale in meno rispetto al 2024, mentre quello netto è all’1,8%. La copertura complessiva sale al 49,3%.
Entrando nel dettaglio del conto economico, il margine di interesse è calato del 7,4% per la discesa dei tassi ma il rafforzamento della performance operativa è stato trainato dalla crescita dei volumi e delle commissioni, sostenute da una marcata spinta commerciale. Il risultato operativo netto dell’anno raggiunge 1,86 miliardi, in crescita del 6,4%, grazie a ricavi di qualità e a un aumento delle commissioni dell’8,2%, con un contributo particolarmente rilevante del wealth management e dell’advisory.
Nel quarto trimestre il risultato operativo netto sale a 472 milioni, con un’accelerazione sia su base annua sia trimestrale. La gestione dei costi resta sotto controllo, con un incremento contenuto dello 0,8% e una riduzione significativa delle componenti non legate al personale. Anche in presenza di circa 40 milioni di oneri di integrazione, il coefficiente cost/income si mantiene stabile al 46%. Prosegue inoltre la dinamica positiva della raccolta, che raggiunge i 178 miliardi di euro, sostenuta da flussi in forte crescita nella componente gestita. Sul versante degli impieghi performing, i volumi salgono a 66 miliardi, con una forte accelerazione nei mutui residenziali e nel credito al consumo. Il costo del rischio si attesta a 40 punti base, in linea con la guidance e in calo rispetto all’anno precedente.
Secondo Jefferies i risultati appena presentati da Mps mostrano un quadro complessivamente solido, anche se reso meno leggibile da alcune riclassificazioni contabili che complicano il confronto con il consensus. L’utile ante imposte risulta superiore alle attese dell’11%, grazie soprattutto a un andamento migliore del previsto delle rettifiche su crediti, inferiori del 23% rispetto alle stime. (riproduzione riservata)