La chance di tornare in sella di Mps a Luigi Lovaglio l’ha data un signore lontano dai riflettori, una di quelle figure di imprenditori italiani che si sottraggono ai radar ma sanno fare benissimo i loro conti. Un signore che ha fatto scrivere nel patto di famiglia: «Sopra la famiglia prevale l’interesse dell’azienda».
Un biglietto da visita che vale un programma industriale. Ed è stato un interesse imprenditoriale e finanziario ad aver convinto Pierluigi Tortora, fondatore e numero uno di Plt Holding, gruppo da 1,3 miliardi di attivi che spazia dalle energie rinnovabili all’immobiliare alla AI, a lanciarsi nella sfida per la governance di Mps. Una scelta, racconta Tortora in questa intervista a Milano Finanza, maturata dopo che il board uscente aveva escluso il ceo Lovaglio, l’artefice della conquista di Mediobanca e del nuovo piano industriale, dalla lista dei candidati al nuovo consiglio preferendogli Fabrizio Palermo, pur fra i dubbi della Vigilanza Bce per la mancanza di esperienza bancaria del top manager ex Cdp oggi al vertice di Acea.
Le due liste di maggioranza si contendono i voti del mercato: quella del cda conta sull’11,5% in mano a Fracesco Gaetano Caltagirone; quella di Lovaglio parte dall’1,2% di Plt e mira al sostegno dei fondi che già hanno dato fiducia al banchiere: da soli, BlackRock, Norges Bank e Vanguard pesano per l’11%, e poi c’è un altro 3% in mano all’imprenditore-finanziere Giorgio Girondi, il patron di Ufi Filters. Delfin (17,5%), mentre Tesoro (4%), Banco Bpm (3,7%) dovrebbero astenersi facendo abbassare la soglia della maggioranza relativa.
La strada comunque è iniziata in salita per la lista di Plt: il proxy advisor ISS ha dato indicazioni di votare per la lista del board, pur sollevando dubbi su Palermo ed escludendo di votare per 8 dei 20 candidati a cominciare dalle riconferme del presidente Nicola Maione e del figlio di Caltagirone. Il giudizio è stato contestato da Tortora e – per motivi opposti - anche dalla stessa Mps. Ma è destinato a pesare nelle scelte dei fondi istituzionali.
Domanda. Ingegner Tortora, lei non è mai apparso sulla ribalta della finanza: chi gliel’ha fatto fare di presentare una lista per Montepaschi?
Risposta. Il mio gruppo, Plt Holding, ha al suo interno un family office da 700 milioni di euro, e una parte dei nostri investimenti li facciamo in azioni ad alto dividendo per finanziare la crescita del nostro settore industriale, nelle energie rinnovabili, nell’immobiliare e anche nell’intelligenza artificiale. Nel 2024 c’è stata l’occasione di entrare nel patto di consultazione con Mediobanca attraverso l’acquisto di una quota per noi rilevante. Mediobanca all’epoca dava una buon rendimento, attorno all’8-9%. Quando venne lanciata l’opa da Mps, all’inizio appoggiai la mossa difensiva di andare su Banca Generali ma nel frattempo ho cominciato a seguire il piano di Mps e l’ho trovato molto innovativo, con l’integrazione di Premier e Widiba e con una banca d’affari come Mediobanca dentro Mps che può favorire una mentalità più aperta al mercato anche per piccoli e medi imprenditori. Poi da imprenditore mi sono convinto che l’opas di Mps non era il punto di arrivo ma di partenza, per giocare un ruolo da terzo polo nel Paese.
D. Quindi nella sua visione Mps deve procedere con altre aggregazioni?
R. Credo di si, si potrebbe crescere con l’internazionalizzazione ma anche all’interno del sistema italiano, nel quale vedo altre possibili prospettive. L’obiettivo per il momento è difendere la mia partecipazione, dalla quale secondo il piano di Lovaglio, nel quale ho piena fiducia, arrivano dividendi importanti per noi con i quali finanziamo la nostra crescita, dato che il piano prevede 16 miliardi da qui al 2030. Un piano che ha avuto, le ricordo, il sostegno di tutto il consiglio di amministrazione.
D. Come si è spiegato la mancata riconferma di Lovaglio nella lista del cda?
R. Non ho i dettagli, ma presumo ci siano stati contrasti all’interno del board e con alcuni azionisti. Però come vede questa cosa è strana e lo conferma il giudizio del proxy ISS che è contraddittorio, come abbiamo scritto nella nostra replica.
D. E quindi ha pensato di fare una sua lista?
R. Sì, è stato fatto tutto in pochi giorni: dovevo andare a Dubai a inizio marzo per seguire il nostro cantiere immobiliare ma ci hanno cancellato i voli per la guerra. Allora ho ragionato un po’ e mi sono detto: «Ma perché non proviamo a pensare a una lista aperta al mercato?». Così è nata. In pochi giorni l’abbiamo pensata e contattato i candidati. Abbiamo fatto la matrice delle competenze e poi ho incontrato Lovaglio, venerdì 20, e ci siamo chiesti: «Ce la sentiamo?». Abbiamo lavorato tutto il venerdì sera, e sabato 21 abbiamo depositato la lista.
D. Di una lista alternativa si parlava da tempo, e si diceva che la facesse Giorgio Girondi, che ha il 3%.
R. Girondi non lo conosco. Io non ho parlato con Caltagirone, con Delfin, con nessuno: né io, né mia figlia Eleonora. Non sono contro nessuno. C’è un progetto nel quale credo, da imprenditore.
D. Pensa di vincere? Quanto le serve per avere la maggioranza?
R. Sono fiducioso perché credo che il mercato possa premiare la bontà della lista, la trasparenza, la coerenza ad un progetto nel quale il mercato e non solo si è già espresso. Secondo me con il 20-22% ce la giochiamo.
D. Il giudizio di ISS non vi ha giovato, però…
R. Se il mercato ha apprezzato il progetto industriale e l’amministratore delegato come l’ho apprezzato io - persona integerrima, brava, competente - ci seguirà. Nel giudizio di ISS ho notato così tante contraddizioni che uno non si spiega come un team di esperti possa cadere in certi errori. Dicono: la lista Plt è di qualità ma non è convincente per la mancanza di continuità nel board. Ma se lei prende la lista del cda e toglie i nomi che ISS dice di non votare, ne restano solo due del vecchio consiglio. Noi ne abbiamo solo uno, Lovaglio: ma è il capo azienda che dà la continuità.
D. Da uno a dieci, che percentuale di vittoria si dà?
R. Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno.
D. E se andasse male? Lei venderebbe?
R. Vendere? No, la mia partecipazione in Mps è per i dividendi, non c’entra niente con il consiglio. Io lo dico sempre, anche in famiglia: le aziende sono sopra, non sotto di noi. Ho scelto di investire in società high dividend, quindi a me interessa che la banca abbia redditività per pagare i dividendi. Se il titolo regge, io sono a posto.
D. Lei sarà in assemblea il 15 aprile?
R. Sì, certo, andrò con mia figlia Eleonora.
D. Ha già deciso a chi nella seconda votazione darà la preferenza, della lista del cda?
R. Non ho ancora deciso.
D. Non la preoccupa che Lovaglio sia indagato con Caltagirone e Milleri?
R. Lui è indagato per concorso nel concerto dei due. Ma sono molto fiducioso che non impatti sul futuro della banca.
D. I pareri legali forniti al board di Mps evidenziano anche che lei sia affidato dalla banca…
R. Ma si figuri! È un project financing, non è un affidamento, ne faccio in continuazione. Uno è stato annunciato martedì per 160 milioni, e non c’è Mps. Lavoriamo con tante banche e la nostra banca di riferimento per il settore energia è stata in passato Unicredit e spero lo possa essere anche in futuro. Abbiamo comprato un parco fotovoltaico dal gruppo Saras, già in esercizio. I rischi sono molto bassi. Guardi, non voglio sembrare arrogante ma quando dico che non ho nulla da perdere, è la verità. Io conosco i miei limiti, le maratone che faccio mi hanno aiutato a conoscermi e a capire fin dove si può arrivare.
D. Come vede i due scenari in caso di vittoria dell’una o dell’altra lista?
R. Se vince la nostra, si va avanti con il piano industriale, con gli obiettivi: tutto chiaro. Se vince l’altra, vorrei che il consiglio fosse efficiente e guardasse al futuro. Se faranno scelte migliorative, ben vengano: io faccio l’azionista e devo remunerare il mio capitale. Io credo in Lovaglio. Lo conosco poco ma l’impressione fin dal primo giorno che l’ho incontrato è stata quella di una persona che ci mette passione, che lavora in maniera indefessa sapendo gestire passaggi non da ridere. Sono convinto che ci creda veramente nell’azienda.
D. Lei farà campagna elettorale?
R. E cosa devo andare a dire? Io sono un piccolo azionista. È Lovaglio che deve convincere il mercato.
D. Lei si occupa di energia rinnovabile. Come vede il quadro nazionale ed europeo, data la situazione di crisi nata con la guerra all’Iran?
R. Guardi, l’autonomia energetica dell’Europa è un’utopia, non ce la faremo mai se non abbiamo le tecnologie giuste. La transizione non si fa senza il metano, per il quale restiamo dipendenti dall’estero, e le rinnovabili da sole oggi non possono diventare alternative: sono già al 30-40% della produzione complessiva in Italia mentre la Spagna è superiore al 60% per alcuni mesi. Per raggiungere risultati simili sarà fondamentale favorire la costruzione di circa 45 gigawatt di impianti già autorizzati o in avanzato iter ed accelerare quelli autorizzativi in corso. Ma poi c’è tutto un sistema che non è fatto solo di produzione: ci sono le reti, anche intelligenti, il capacity market. Bisogna intervenire su tutto il sistema.
D. Come è strutturata la sua Plt Holding?
R. Prima ho lavorato nel privato nel quale sono diventato dirigente a 29 anni, poi a 39 anni sono passato nel pubblico e ho guidato per tre mandati la municipalizzata di La Spezia oggi nel gruppo Iren, quindi ho avviato la mia attività in proprio, prima con la cogenerazione poi con il fotovoltaico e l’eolico. Oggi il gruppo ha 375 MW in esercizio, 260 MW in costruzione e un target di 900 MW di impianti in esercizio entro il 2031 in Italia. Inoltre abbiamo impianti in costruzione in Spagna e negli Stati Uniti ed una pipeline in sviluppo di 3 GW. Abbiamo diversificato nell’immobiliare, con lo sviluppo di un palazzo di 39 piani nella Business Bay a Dubai due building a New York a Manhattan con un progetto di costruire un palazzo di 20 piani, che ospiteranno anche le sedi del ristorante "Al Caminetto” che replicherà quello cha abbiamo a Milano Marittima. Altri building e sviluppo immobiliare li abbiamo in Svizzera. Nel 2019 abbiamo lanciato la startup tedesca Backwell Tech per lo sviluppo di software basati su algoritmi AI. Chiudiamo il consolidato 2025 con un attivo netto di 1.263 milioni, un patrimonio netto di 681 milioni, con utile netto per 122 milioni.
D. Ha accennato a sua figlia. Sta lavorando al passaggio generazionale?
R. Sì, abbiamo stipulato un patto di famiglia tra me, mia moglie e le mie due figlie: Eleonora ha 39 anni, dopo la laurea in Ingegneria e quattro anni in Accenture è entrata il Plt nel 2014 ed oggi è cfo del gruppo. Federica ne ha 32 e vive a New York dove da sei anni lavora per L’Oreal. Il garante del patto è Carlo Corradini, che è stato a lungo ai vertici di Banca Imi, e oggi ha personalmente l’1,5% di Plt Holding. Saranno le mie figlie tra alcuni anni a prendere in mano il gruppo. E sa cosa c’è scritto nella prima pagina del patto?
D. Mi dica...
R. Che sopra la famiglia prevale l’interesse dell’azienda. E poi sono chiariti i nostri valori: forte passione per l’attività d’impresa; grande impegno, spirito di sacrificio e dedizione al lavoro; capacità di preservare senso etico e integrità morale nell’agire quotidiano. (riproduzione riservata)