La moral suasion della Bce può spingere il cda di Montepaschi ad accelerare sul piano industriale e sul progetto di delisting e fusione.
La Vigilanza non intende concedere deroghe rispetto alla scadenza di fine marzo, che nelle scorse settimane alcuni amministratori hanno chiesto di rinviare. E per questo oggi l’orientamento del consiglio sarebbe quello di rispettare gli impegni presi nella richiesta di autorizzazione. Non solo.
Negli ultimi giorni si è aperta una discussione sull’opportunità di licenziare il piano a fine febbraio, quindi tra meno di un mese. Il documento, a quanto si apprende, potrebbe contenere anche il progetto di delisting, fusione e scorporo delle attività di private & investment banking che è stato a lungo oggetto di frizioni tra il cda e il ceo Luigi Lovaglio.
«Ad oggi le probabilità che si vada in questa direzione superano il 50%», si confidava ieri una fonte vicina alla banca. Il processo di integrazione di Mediobanca resta intanto sotto la lente del mercato.
Nei giorni scorsi, assieme al dossier Tinexta, il tema sarebbe approdato anche al comitato dei gestori, l’organo di Assogestioni deputato alla stesura delle liste dei fondi. In quella sede Algebris e un gran asset manager italiano avrebbero proposto di chiedere formalmente al Montepaschi di procedere alla fusione di Piazzetta Cuccia.
L’ìniziativa non ha sinora trovato seguito (il comitato avrebbe rigettato la proposta a maggioranza), ma testimonierebbe l’attenzione che gli investitori istituzionali stanno riservando alla vicenda. Sempre ieri sul tema è intervenuto anche il ceo di Mediolanum, Massimo Doris«Non ho la più pallida idea di quale decisione prenderanno. Se incorporarla o tenerla quotata. Non è un problema che mi interessa più di tanto. Importante è che mantengano il marchio marchio Mediobanca», ha spiegato banchiere.
Oggi l’appuntamento principale sarà l’assemblea straordinaria del Montepaschi che si terrà a porte chiuse nella modalità del rappresentante designato. I soci dovranno esprimersi sulle modifiche statutarie sotto il coordinamento del presidente Nicola Maione. L’unico punto all’ordine del giorno sarà suddiviso in sette parti per altrettanti articoli da sottoporre al voto dell’assemblea.
Oltre all’adozione della lista del consiglio di amministrazione, si deciderà all’abbattimento al 5% delle riserve sugli utili, sull’innalzamento dei tetti ai bonus, sulla rimozione dei limiti di mandato per gli amministratori, sull’introduzione dei vice presidenti e sulla rimozione del limite al numero dei mandati (norma quest’ultima che consentirebbe la ricandidatura dello stesso Maione).
Gli ultimi dati di ieri sera stimavano un’affluenza superiore al 73% con una forte partecipazione degli investitori istituzionali. Questa componente è del resto sempre stata molto attiva nelle ultime assemblee del Montepaschi, con in prima fila BlackRock, terzo socio della banca al 5,02%.
Dopo l’assemblea Maione avvierà il lavoro di engagement con i soci per arrivare entro fine mese alla stesura della lista. Il regolamento predisposto dal comitato nomine e votato all’unanimità dal board prevede che solo il presidente possa intrattenere contatti con gli azionisti mentre Lovaglio potrà solo votare le candidature in consiglio.
Una procedura giustificata dalla volontà di tutelare la banca nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano per le ipotesi di aggiotaggio e manipolazione del mercato. Il lavoro del comitato nomine e dell’head hunter Korn Ferry è ancora alle battute iniziali e proprio l’anticipazione del piano industriale potrebbe giocare a favore di un rinnovo per il ceo.
Sul mercato si fanno però anche ipotesi alternative e sono tornati a circolare i nomi di Marco Morelli (ex ceo di Mps, ora ancora in forze a Bnp Paribas Asset Management) e Mauro Micillo (responsabile dell’Imi Cib di Intesa Sanpaolo). (riproduzione riservata)