Dopo l’assemblea del 15 aprile Mps potrebbe riprendere la costruzione del terzo polo del credito guardando a Banco Bpm. Questa è la scommessa di Deutsche Bank in un report dedicato al consolidamento bancario e uscito giovedì 19 con un titolo a effetto «Carpe diem?». La citazione oraziana dell’analista Giovanni Razzoli si riferisce in questo caso a un contesto apparentemente ideale per costruire un deal sull’asse Siena-Milano.
Secondo il report, il divario nelle valutazioni di mercato — con Banco Bpm che tratta a 1,6 volte il patrimonio netto tangibile rispetto alle 0,9 volte di Mps — potrebbe permettere di formulare un’offerta vantaggiosa per Rocca Salimbeni, garantendo al contempo una creazione di valore per gli azionisti di Bpm. Deutsche Bank sottolinea inoltre che, sotto il profilo industriale, un’eventuale combinazione tra i due istituti presenta una logica solida, grazie alla complementarità dei rispettivi punti di forza e a un rilevante potenziale di sinergie.
L’operazione darebbe vita a un player da 40 miliardi di capitalizzazione e avrebbe vantaggi anche per Piazza Meda, tra cui un incremento del Cet1 di 150 punti base, sostenuto dall’eccesso di capitale e dai crediti fiscali della sposa toscana. Tra le buone ragioni per cogliere l’attimo ce ne sarebbe poi una di carattere tattico: con l’ops su Commerzbank appena lanciata Unicredit nei prossimi mesi sarà «distratta» dalle manovre sul fronte tedesco. Lo scorso anno l’istituto guidato da Andrea Orcel aveva tentato un primo approccio infruttuoso a Bpm e la suggestione di un nuovo blitz non è mai sparita dai radar del mercato.
Certo però ora l’ipotesi è meno concreta. Infine, secondo Deutsche Bank, il rischio di esecuzione per un deal Mps-Bpm sarebbe a livello medio, mentre l’impatto sull’eps, dal punto di vista di Piazza Meda, comporterebbe un aumento del 25% rispetto alle stime 2029.
Le speculazioni sul risiko si sono riaccese proprio mentre il ceo uscente del Monte Luigi Lovaglio faceva la sua prima uscita pubblica dopo l’esclusione dalla lista del cda. Giovedì 19 il banchiere è intervenuto alla Morgan Stanley European Conference a Londra. «Mr Lovaglio, può spiegare agli investitori non italiani cosa sta accadendo alla vostra governance? Qualsiasi chiarimento in questo senso sarebbe molto utile», ha chiesto a bruciapelo un analista in coda alla presentazione. Lovaglio ha risposto con cautela: «È in corso un processo di governance e, francamente, non posso commentarlo».
Ha però voluto riportare l’attenzione sui fondamentali: «Quello che conta davvero per la banca e per gli investitori è che la struttura è pienamente operativa. Il piano è solido, ben costruito dal punto di vista strategico e finanziario, e - come ho detto - più forte di prima». Il ceo ha ribadito la continuità del progetto strategico: «Non credo che ci saranno cambiamenti nel nostro piano, perché è già il risultato della combinazione dei due piani precedenti, definita negli ultimi cinque mesi».
Nessuna rivelazione invece sulle prossime mosse del banchiere. Dopo l’esclusione dalla lista del cda, sono circolati rumor non confermati né smentiti sul rientro in pista di Lovaglio in una lista presentata dal socio Giorgio Girondi (3%). In ogni caso le ultime rose andranno presentate in tempi brevissimi, cioè entro la scadenza di domani. Sempre sul fronte del credito ieri ha tenuto ancora banco l’ops di Unicredit su Commerz. «Si può essere favorevoli o contrari, ma alla fine decide il mercato», ha commentato ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dopo le polemiche del governo tedesco sull’operazione. (riproduzione riservata)