L’eco del ribaltone che mercoledì 4 marzo ha portato all’esclusione di Luigi Lovaglio dalla lista del consiglio di Mps è arrivata fino a Francoforte.
Con due lettere inviate a tutti i consiglieri, la prima recapitata mercoledì 4 e la seconda nella sera di venerdì 6 marzo, la Vigilanza della Bce ha sollevato rilievi sulla selezione della rosa presentata dal board uscente. Gli interventi entrano nel merito sia dei criteri di eleggibilità sia dei regolamenti applicati e chiedono la conferma degli impegni industriali presi.
Nel mirino della Bce c’è in primo luogo il processo di selezione fatto dal board e dal comitato nomine e condotto, secondo la prima lettera, in «tempi stretti» e «in parallelo ad altre importanti attività come l'approvazione del piano industriale», portando a valutare la «maggior parte dei candidati» con «punteggi alti», anche in presenza di «un livello e una qualità di esperienza molto diversi».
Questo quadro, continua la missiva, «solleva preoccupazioni» sul fatto che il processo di selezione «sia stato adeguatamente rispettato» e sul rischio che «possa portare a un deterioramento nella composizione del cda».
In secondo luogo la Vigilanza chiede a Mps «un’approfondita valutazione dell'independence of mind (autonomia di giudizio) di tutti i suoi componenti, l'inserimento nei comitati di amministratori «formalmente indipendenti» e un ceo che disponga di una «chiara» autonomia di giudizio e di una «rilevante esperienza bancaria, riflesso delle sfide del ruolo e della complessità dell'istituzione».
L'ultimo passaggio chiave della prima lettera è quello relativo alla strategia. La Bce riconosce che «la selezione del ceo è una prerogativa di Mps», ma si attende «che il piano industriale approvato dal cda il 26 febbraio», in particolare «in riferimento all'integrazione con Mediobanca non debba essere impattato da un possibile cambiamento nel ruolo dell'amministratore delegato».
A questo punto la palla passa a Rocca Salimbeni. Alcune fonti sostengono che Siena abbia tenuto conto della prima lettera nella stesura della lista, mentre nella serata di venerdì 6 la banca ha reso noto di aver messo a disposizione del pubblico una dettagliata sintesi dell’intero processo seguito per la stesura della lista.
Con la seconda missiva, tuttavia, Francoforte chiede risposte puntuali. Non si può quindi escludere che il confronto porti a una rivisitazione della lista, che oggi indica come candidati alla carica di amministratore delegato Fabrizio Palermo (Acea), Corrado Passera (Illimity) e Carlo Vivaldi (Unicredit).
I rilievi di Francoforte arrivano a poche settimane dall'assemblea e in giorni in cui il mercato ha preso di mira il titolo Montepaschi a seguito dei rumors prima e della conferma poi dell’esclusione di Lovaglio dal processo di rinnovo. In sei sedute il ribaltone nella governance ha comportato un ribasso complessivo del titolo di quasi il 20%, passando da 8,9 a 7,2 euro.
Le osservazioni della Bce non sono peraltro l’unica incognita che pende sul rinnovo dei vertici della banca senese. All’assise del 15 aprile le liste potrebbero esser tre. Oltre a quelle del cda uscente e di Assogestioni, l’industriale veronese dei filtri Giorgio Girondi e alcuni fondi internazionali vicini a Lovaglio starebbero lavorando a una rosa di minoranza con il nome del banchiere lucano inserito in lista.
Girondi che guida Ufi Filters, multinazionale tascabile da 700 milioni di fatturato, in passato ha già investito con partecipazioni rilevanti negli istituti di credito (nel 2020 in Banco Bpm con tanto di patto di consultazione con altri imprenditori manifatturieri) ed è entrato nel capitale di Rocca Salimbeni ad aprile dello scorso anno.
Al momento dell’assemblea senese sull’aumento di capitale a servizio della scalata su Mediobanca è comparso con una partecipazione rilevante del 3%. Ma pare che l’ingresso dell’industriale sia antecedente. Girondi riconosce a Lovaglio il merito di aver rilanciato la banca toscana, portato il titolo da 2 agli 8 euro pre-ribaltone e disegnato un nuovo capitolo di crescita futura del gruppo.
La lista del patron di Ufi Filters punterebbe dunque a garantire un nuovo mandato al banchiere e potrebbe contenere anche i nomi del presidente del collegio sindacale del Monte Enrico Ciai e della consigliera Alessandra Barzaghi che mercoledì 4 ha votato contro l’esclusione di Lovaglio dalla rosa del board. Una contrarietà espressa, ma sotto forma della non partecipazione al voto, anche da Barbara Tadolini, consigliera in quota Delfin (famiglia Del Vecchio) presieduta da Francesco Milleri che ha sempre sostenuto il ceo del Monte e il suo lavoro di rafforzamento della banca.
Per i complessi meccanismi della Legge Capitali, tutti i candidati della lista del consiglio uscente, compresi i potenziali ceo Palermo, Passera e Vivaldi, dovranno passare dalla seconda votazione nominale per entrare nel board.
Ma cosa succederebbe se i voti del mercato e degli investitori internazionali che rappresentano la maggioranza del capitale dell’istituto confluissero sulla lista che schiera Lovaglio? Il banchiere finirebbe per prendere più voti degli aspiranti ceo, specie se incassasse anche il sostegno di Delfin, primo socio al 17,5%.
A quel punto il nuovo consiglio in cui la maggioranza è espressa dalla lista del board uscente sarebbe di fronte a un bivio: accettare il candidato del mercato oppure sostenere i propri nomi opponendosi alla volontà della maggior parte del capitale.
La holding dei Del Vecchio non ha finora commentato il cambio di ceo e diversi osservatori ipotizzano uno smarcamento dalla decisione del board. Lettura giustificata anche dalla scelta della consigliera Tadolini di non partecipare al cda di mercoledì 4 che ha escluso Lovaglio e che - nonostante il peso di Delfin nel capitale - non ripropone alcun consigliere attribuibile alla cassaforte presieduta da Milleri.
Se così fosse la holding lussemburghese, che mantiene sempre un profilo da investitore finanziario nelle sue partecipazioni extra-EssilorLuxottica, potrebbe però decidere di astenersi dal voto in assemblea oppure appoggiare la lista alternativa, contribuendo quindi a lanciare un segnale alle scelte del cda uscente.
Se per quella del consiglio il tempo è scaduto, per le altre liste invece ci sono altre due settimane per costruire un’alternativa. Gli elenchi dovranno pervenire a Siena almeno 25 giorni prima dell'assemblea e quindi entro il 21 marzo prossimo.
Nel frattempo resta alta l’attenzione del mercato sulla fusione tra Mps e Mediobanca, operazione approvata nelle scorse settimane e che ancora ieri venerdì 6 marzo la Bce chiedeva di portare a compimento come previsto dal prospetto dell’ops. Il board di Rocca Salimbeni ha fatto sapere che le attività istruttorie sul progetto si concluderanno come previsto martedì 10 marzo.
Per quella data quindi il mercato si attende che Siena alzi il velo sui concambi del merger, ma non è ancora chiaro se le nozze fra i due istituti seguiranno il copione concepito da Lovaglio. Il piano iniziale prevedeva, dopo l’integrazione, lo scorporo delle attività di investment e private banking. Questo sarà anche il piano del futuro timoniere del Monte? Investitori e Francoforte attendono di capirlo. (riproduzione riservata)