Mps-Mediobanca: Stefano Di Stefano, dirigente Mef e consigliere di Siena, indagato a Milano per insider trading
Mps-Mediobanca: Stefano Di Stefano, dirigente Mef e consigliere di Siena, indagato a Milano per insider trading
Si allarga il perimetro dell’inchiesta che vede già indagati Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e in concorso Luigi Lovaglio per ipotesi di aggiotaggio e ostacolo alla Vigilanza

di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri  09/02/2026 16:50

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La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati, con l'ipotesi di insider trading, Stefano Di Stefano, alto dirigente del Ministero dell'Economia e delle Finanze e consigliere di amministrazione di Mps dal 2022.

È a capo della direzione «partecipazioni societarie» (da cui dipendeva dunque anche la quota in Rocca Salimbeni, ora al 4,8%) del Tesoro, il cui nome era spuntato fuori nelle intercettazioni dell’inchiesta sul presunto concerto fra il costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Delfin Francesco Milleri e il ceo del Monte Luigi Lovaglio nella scalata a Mediobanca. 


Secondo quanto riportato lunedì 9 dalle agenzie di stampa, l’attuale dirigente di via XX Settembre è finito sotto inchiesta dopo l’analisi del suo cellulare, sequestrato lo scorso novembre dalla Gdf - allora non era indagato - nell’ambito del caso sul risiko bancario. È emerso che Di Stefano avrebbe acquistato azioni di Mediobanca e Mps, per circa 100mila euro, a cavallo dell’opas su Piazzetta Cuccia. 

Le ipotesi di pm milanesi

Il cellulare di Di Stefano, secondo quanto ricostruito, fa parte dei dispositivi sequestrati nei mesi scorsi dai pm milanesi, nell'ambito dell’indagine sulla scalata di Mps a Mediobanca.

Dall’analisi delle conversazioni sarebbe così emerso l’acquisto di azioni di entrambi gli istituti da lui effettuato, a ridosso dell’offerta sulla merchant bank guidata allora da Alberto Nagel.

Da qui l’ipotesi di un insider trading e l’iscrizione di Di Stefano nel registro degli indagati. A novembre scorso, dai decreti di perquisizione era emerso che il dirigente si era lamentato della manovra difensiva di Mediobanca, sotto scalata del Monte, con Banca Generali.

Al telefono con Alessandro Tonetti, vicedirettore di Cassa Depositi e Prestiti, aveva sottolineato come la banca guidata da Nagel stesse «facendo di tutto per salvare il posto al suo amministratore delegato. Un approccio molto antigovernativo». (riproduzione riservata)