L’indagine della Procura di Milano sulla cessione dell’ultimo 15% di Mps e sulla successiva offensiva della banca senese su Mediobanca approda in Parlamento. A muoversi è Mario Turco, vicepresidente del Movimento Cinque Stelle e componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, che ha presentato un’interrogazione al Mef chiedendo chiarimenti sulla trasparenza dell’operazione, sui meccanismi di vigilanza e sull’ipotesi di un concerto tra alcuni dei più influenti protagonisti della finanza italiana.
Nel testo Turco richiama quanto riportato dalla stampa, secondo cui «fonti di stampa nazionali e internazionali hanno riportato che la Procura della Repubblica di Milano ha iscritto nel registro degli indagati (…) Caltagirone, Milleri e Lovaglio (…) per i reati di aggiotaggio e ostacolo all’attività di vigilanza di Consob, Bce e Ivass». L’inchiesta ruota attorno all’ipotesi di «un concerto non dichiarato» volto a condizionare sia la cessione della quota pubblica di Mps sia la successiva operazione di mercato che ha portato Siena a lanciare un’offerta su Mediobanca.
Uno dei punti più sensibili riguarda le modalità con cui il Mef ha gestito la vendita della partecipazione residua, avvalendosi di Banca Akros, società controllata da Banco Bpm. Il fatto che lo stessa stessa Piazza Meda abbia poi acquistato parte del pacchetto collocato alimenta i dubbi di Turco, che richiama la necessità di verificare «l’eventuale esistenza di conflitti di interessi sia nella selezione dell’advisor sia nelle modalità di collocamento del pacchetto azionario». L’interrogazione invita inoltre il Ministero a spiegare quali attività di verifica interna siano state avviate e se sia stato chiesto ai vertici di Mps di riferire eventuali contatti o accordi, formali o informali, con i soggetti finiti sotto indagine.
Turco richiama anche le ricostruzioni secondo cui tra 2024 e 2025 si sarebbe delineato un processo di riequilibrio degli assetti finanziari italiani con epicentro Mps, Mediobanca e Generali, sostenuto dai gruppi Caltagirone e Delfin. Una dinamica che potrebbe generare, scrive l’interrogazione, «un potenziale impatto sistemico sulla stabilità e sulla concorrenza del settore finanziario e assicurativo nazionale». Questa possibile concentrazione di potere finanziario privato solleva interrogativi non solo sulle operazioni già concluse, ma anche sulle prospettive future del settore, in un contesto regolatorio in cui l’attenzione delle autorità europee si è già dimostrata particolarmente stringente.
Nel passaggio finale Turco chiede al Ministro dell’Economia di chiarire quali informazioni ufficiali il dicastero abbia acquisito sull’inchiesta, se siano stati verificati il rispetto degli obblighi informativi previsti dal Tuf e dal regolamento europeo sugli abusi di mercato, e quali valutazioni siano state compiute riguardo all’impatto sistemico di un possibile consolidamento tra Mps, Mediobanca e Generali. L’esponente M5S chiede inoltre che alla Commissione d’inchiesta venga trasmessa «ogni documentazione relativa alla cessione del pacchetto Mps», dalle analisi interne alle comunicazioni con Consob, Bce e Bankitalia.
La conclusione è una sollecitazione diretta all’esecutivo: chiarire pubblicamente la propria posizione e spiegare quali misure intenda adottare «a tutela del risparmio, della trasparenza e della stabilità del sistema finanziario nazionale», assicurando che le future privatizzazioni e i prossimi riassetti bancari avvengano nel segno dell’imparzialità e dell’interesse pubblico.
Anche il segretario del Pd Elly Schlein è intevenuta sulla vicenda parlando di «ruolo opaco del governo e del Mef. La magistratura farà il suo lavoro — ha dichiarato Schlein — ma intanto Giorgetti venga subito a riferire in Aula per chiarire al Paese tutti gli aspetti di questa vicenda. L'unico interventismo in economia il governo lo ha dimostrato favorendo scalate di cordate considerate amiche, anziché far rispettare il corretto funzionamento delle regole di mercato».
Per Antonio Misiani, deputato e responsabile economico del Pd, «non siamo di fronte a una normale operazione di mercato ma a una vicenda che mette seriamente in discussione la trasparenza delle istituzioni e la correttezza delle procedure con cui lo Stato gestisce asset di interesse nazionale: è ciò che avevamo denunciato nei mesi scorsi, Giorgetti venga subito in Parlamento». Ma via Venti Settembre si difende: «Abbiamo sempre agito nel rispetto delle regole e della prassi, dal ministro nessuna ingerenza né interferenza». Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha sostenuto l’operato del ministero: «Io ho la massima fiducia nel ministro Giorgetti che si è sempre comportato correttamente, quindi attaccare il ministro Giorgetti è fuori luogo. Noi lo difendiamo perché ribadiamo che si è sempre comportato correttamente»
Il Monte dei Paschi si prepara a una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione, che potrebbe essere convocata già nei prossimi giorni, dopo l’apertura dell’inchiesta milanese. La banca ha ribadito la correttezza del proprio operato, ma l’iter di governance impone che il ceo informi formalmente il board, guidato dal presidente Nicola Maione, sugli sviluppi giudiziari. Il consiglio dovrà valutare se le contestazioni penali possano incidere sui requisiti di idoneità dell’ad, pur sapendo che tali requisiti vengono meno solo dopo una condanna definitiva.
Parallelamente, Mps avvierà le comunicazioni dovute a Banca d’Italia e Bce e costituirà una task force con consulenti legali incaricati di coordinare ogni fase del percorso. Nel frattempo gli indagati si sono già affidati a penalisti di primo piano: Lovaglio ha scelto Giuseppe Iannaccone, Caltagirone si è rivolto a Paola Severino, mentre Milleri ha incaricato Salvatore Scuto. L’inchiesta esplode mentre è in corso il cantiere industriale che vede Siena impegnata nel dossier aggregativo con Mediobanca: una fase particolarmente sensibile, in cui Lovaglio dovrà presentare alla vigilanza europea il nuovo piano industriale entro marzo. (riproduzione riservata)