Il ceo di Mps Luigi Lovaglio presenta il piano industriale 2026-2030, una strategia incardinata sulla fusione di Mediobanca dopo il successo dell’opas da 14 miliardi chiusa a settembre.
Il gruppo senese conferma la fusione per incorporazione della merchant bank milanese con l’obiettivo di costruire un operatore integrato che sia il terzo player bancario in Italia, con oltre 7 milioni di clienti tra famiglie, pmi e grandi imprese da servire con cinque divisioni di business «complementari», ha sottolineato il ceo Luigi Lovaglio: retail & commercial banking da cui arriva circa il 29% dei ricavi, consumer finance (19%), asset gathering & wealth management (21%), private banking (9%), corporate & investment banking (14%) a cui aggiungere poi il 13,2% di Generali dai cui dividendi proviene circa l’8% dei ricavi di Mps-Mediobanca.
Il 10 marzo Rocca Salimbeni alzerà il velo sul concambio della fusione, scadenza che è successiva alla presentazione della lista del board, visto che la short list del cda di Siena da proporre all'assemblea di metà aprile deve essere depositata entro il prossimo 6 marzo (e dovrà contenere i 20 nomi da sottoporre al vaglio dei soci).
Spirito del piano è proprio conciliare le due differenze storie aziendali di Mps e di Mediobanca, come riassume il titolo del documento: «Da radici profonde a nuove frontiere – Una forza competitiva di primo piano nel settore bancario».
La strategia però non ha convinto del tutto i mercati: in Piazza Affari il titolo Mps cala del 3,34%, mentre Mediobanca scende del 3,15%. Gli analisti di Intermonte a caldo definiscono «ambiziosi» i target al 2030 in termini di «redditività e solidità» anche se il comunicato di Mps «non fornisce molto colore sui target intermedi di piano al 2028, dove l'unica indicazione è su un utile netto adjusted».
Equita sottolinea che non è stato ancora sciolto il nodo del concambio per l’integrazione: «Non è stata fornita alcuna indicazione» commentano gli analisti. Mps si limita a spiegare che l’iter per la messa a punto del rapporto di cambio si chiuderà entro 10 marzo. Positivo invece il giudizio di Banca Akros per la quale il piano di Lovaglio disegna una banca più efficiente, più diversificata nei ricavi, con redditività in aumento e una politica di distribuzione molto generosa, il tutto inserito nel percorso verso l’integrazione con Mediobanca.
I punti di forza comunque non mancano. Sgombrando il campo dai dubbi emersi sul mercato, il piano conferma i 700 milioni di sinergie a regime previste dal prospetto. Lovaglio punterà su una struttura più bilanciata dei ricavi, con una quota rilevante generata dalle attività a commissione. Asset gathering e wealth management, private banking e corporate & investment banking arriveranno a generare circa il 44% dei ricavi, riducendo la dipendenza dal margine di interesse.
I target economici riflettono questa impostazione. I ricavi sono previsti in crescita fino a 9,5 miliardi nel 2030, sostenuto da un mix più diversificato. Un contributo significativo verrà dalla partecipazione del 13,2% in Generali. La quota sosterrà la crescita del principal investing, con un apporto economico atteso in aumento da circa 0,6 a 0,8 miliardi entro il 2030.
L’utile netto adjusted è atteso a 3,7 miliardi a fine piano, con un rote al 18%. Sul fronte dell’efficienza, il cost/income è indicato in miglioramento dal 46% al 38%. Il rischio resta sotto controllo, con Net npe ratio (rapporto tra crediti deteriorati e impieghi al netto delle svalutazioni) all’1% entro il 2030.
La posizione patrimoniale è uno degli elementi centrali: Cet1 intorno al 16% lungo l’intero orizzonte di piano e un buffer di capitale stimato in circa 3 miliardi (basato su un ratio Cet1 del 13%), che lascia margine per crescita e remunerazione. «Una potenza da fuoco per i nostri azionisti», ha spiegato Lovaglio.
«È una delle posizioni patrimoniali migliori del sistema», ha sottolineato invece il cfo Andrea Maffezzoni. «Dà una flessibilità strategica che poche banche possono vantare in Europa», ha aggiunto invece Lovaglio. La politica di distribuzione prevede payout al 100% e dividendi cumulati per circa 16 miliardi nel periodo.
«È il 60% della market cap e offriremo il più alto rendimento da dividendo nel settore bancario europeo», ha concluso Maffezzoni. Nella call con gli analisti Lovaglio e Maffezzoni hanno precisato di «valutare un anticipo del dividendo» già a partire dal 2026 per cui Mps comunque prevede «una remunerazione stabile», fra mix dividendi e riacquisto azioni.
Il modello organizzativo sarà articolato in cinque divisioni operative, affiancate dal principal investing. Il retail & commercial banking resterà il perno distributivo e relazionale (1.250 filiali), con impieghi verso la clientela previsti in crescita da circa 66 a 82 miliardi entro il 2030 e un rafforzamento dell’attività nei mutui e nella specialty finance, incluso il factoring.
Fra le leve anche la bancassurance (ramo danni), maggiore digitalizzazione (crescita dei clienti digitalmente attivi da circa il 61% a circa l’80% nel segmento retail e dal 61% al 70% in quello corporate) grazie a un miliardo di investimenti in AI nel quadriennio 2026-2030 e la riduzione dei tempi nelle pratiche di istruttoria. Verranno assunte 1.000 nuove persone. «Sarà la nostra spina dorsale», ha spiegato Lovaglio.
Il consumer finance, con Compass, consoliderà il posizionamento domestico e guarda a un’espansione selettiva in Europa (Svizzera e Polonia): gli impieghi sono attesi salire da circa 17 a 21 miliardi, con erogazioni complessive in aumento e un maggiore peso dei canali digitali e del buy now pay later. «Sarà un vero motore di crescita». Le leve di crescita in questa divisione saranno cross-selling, riduzione del cost income dal 31% al 27% e diffusione oltre-confine.
L’asset gathering & wealth management (che integreranno team e competenze di Widiba e Mediobanca Premier) e il private banking rafforzeranno la componente ricorrente dei ricavi attraverso una crescita delle masse: le total financial assets del wealth management sono previste in aumento da circa 142 a 185 miliardi, mentre nel private banking le masse dovrebbero salire da circa 77 a 103 miliardi, con un’espansione anche nei private markets e nei mandati discrezionali. Anche qui opererà l’AI con la nuova piattaforma per la clientela DIALOGA.
«È il motore del gruppo che genera maggiore redditività», ha sottolineato il ceo che avrà effetto anche sul «rerating del titolo Mps». «Il private banking sarà invece il nostro catalizzatore strategico», ha aggiunto il banchiere. I banker nella divisione private sono circa 750. «Saremo in grado anche di attrarre masse internazionali grazie all’espansione di Mediobanca in Europa e ai centri finanziari di Monaco, Londra, Francoforte, Lussemburgo, Svizzera e New York», ha sottolineato poi.
Il corporate & investment banking, facendo leva sulle competenze di Mediobanca, punterà su advisory, capital markets e sviluppo internazionale (Europa, Usa e apertura di un ufficio nel Middle East), con impieghi in crescita da circa 22 a 27 miliardi e un aumento dei ricavi legati alle attività a commissione.
Infine «la partecipazione del 13,2% di Generali che garantisce diversificazione e stabilità agli utili del gruppo genererà il 17% dell’utile ante imposte nel 2030». «Perché abbiamo lasciato la quota di Generali nella nuova Mediobanca? Hanno un set up e un know how particolari. La quota è da gestire lì se noi vogliamo concentrarci invece sulle sinergie, in particolare sul lato operativo», ha concluso Lovaglio.
Accanto alla riorganizzazione, il piano prevede oltre 1 miliardo di investimenti IT tra il 2026 e il 2030 per un’unica piattaforma digitale integrata e potenziata dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo è standardizzare i processi, ridurre i tempi di risposta, migliorare la produttività e sostenere l’integrazione operativa.
La fusione con Mediobanca verrà «completata entro la fine del 2026», quando avremo «integrato i sistemi It» e «garantito la fidelizzazione dei talenti chiave», per cui verranno sborsati «60/70 milioni in tre anni». «Mediobanca ha già avviato e sta rafforzando queste azioni con iniziative supplementari», ha aggiunto Lovaglio.
«Una volta che la situazione in termini di organizzazione sarà chiarita anche certe incertezze verranno meno per cui saremo in grado, come già vedo, di avere un'inversione di tendenza quindi banker che entreranno in Mediobanca e in Premier piuttosto che andarsene» anche se «ci aspettiamo un certo turnover perché ci sono società con politiche aggressive di reclutamento».
«Il nuovo piano industriale rappresenta la naturale evoluzione del percorso di trasformazione realizzato con successo negli ultimi anni. Abbiamo disegnato una struttura di gruppo chiara ed efficace, in grado di valorizzare pienamente le piattaforme di Mps e Mediobanca per migliorare l’esperienza dei clienti su tutti i canali. Stiamo costruendo un gruppo bancario solido, diversificato e profittevole, capace di generare una crescita sostenibile e rendimenti molto attraenti per tutti i nostri azionisti», ha dichiarato Lovaglio al termine della nota invece.
«Insieme, Mps e Mediobanca rafforzano l’eccellenza della tradizione bancaria italiana, combinando la solida rete commerciale di Mps con la cultura di advisory altamente riconosciuta di Mediobanca, il cui brand e le cui competenze vengono preservati come pilastro fondamentale del nostro gruppo. Con chiarezza strategica, disciplina nell’esecuzione e una solida posizione patrimoniale, siamo pronti per una nuova fase di creazione di valore, facendo leva su radici profonde e guardando a nuove ambiziose frontiere». (riproduzione riservata)