Il presidente di Mps Nicola Maione avvia le consultazioni per definire la lista del cda in vista del rinnovo di aprile. I principali azionisti della banca senese - tutti con partecipazioni superiori al 3% - hanno già ricevuto le lettere di invito da parte del board e i primi incontri sono attesi entro la settimana.
Al tavolo siederanno cinque soci di peso: Delfin (17,5%), Caltagirone (11%), BlackRock (5%), il Tesoro (4,8%) e Banco Bpm (3,7%). Al centro del confronto — cui prenderà parte anche il presidente del comitato nomine, Domenico Lombardi — ci saranno i criteri per individuare i profili più adatti a comporre il nuovo consiglio. In questa fase l’attenzione sarà rivolta più alle caratteristiche dei candidati che ai nomi, la cui selezione sarà poi affidata all’head hunter Korn Ferry e allo stesso comitato nomine.
All’engagement con gli azionisti non parteciperà invece l’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Il board ha deciso di escluderlo in considerazione del suo coinvolgimento nell’inchiesta della Procura di Milano sull’ipotesi di concerto. Parallelamente agli incontri, prenderà forma la long list, una rosa di 20-25 possibili candidati che l’istituto punta a chiudere nell’arco di 7-10 giorni. La seconda metà del mese sarà dedicata alla short list, l’elenco ristretto destinato a rappresentare la base della proposta definitiva.
Ai vertici di Rocca Salimbeni non si fanno ancora nomi e cognomi, ma la sensazione diffusa è che nella lista le conferme possano essere numerose. Tanto più che giovedì 26 il consiglio uscente sarà chiamato ad approvare il nuovo piano industriale, destinato a definire il delisting di Mediobanca e la successiva integrazione in Montepaschi, tracciando così le traiettorie future del gruppo. In un contesto di questo tipo, si osserva, il mercato faticherebbe a comprendere scelte di netta discontinuità. Un ragionamento che riguarda soprattutto l’amministratore delegato Lovaglio, spesso contestato da consiglieri e grandi soci, ma oggi considerato difficilmente sostituibile.
La partita resta comunque aperta e toccherà a Maione e Lombardi individuare un punto di equilibrio tra posizioni non sempre convergenti. Un compito tutt’altro che semplice: le regole introdotte dalla Legge Capitali prevedono infatti che la lista del cda sia approvata con una maggioranza di almeno due terzi. Nel caso di Mps ciò significa raccogliere almeno 9 voti su 14. L’organico del board si è ridotto proprio ieri, in seguito alle dimissioni di Stefano Di Stefano dopo la notizia dell’indagine per insider trading avviata dalla Procura di Milano. Il consigliere e dirigente del Tesoro non dovrebbe essere sostituito. (riproduzione riservata)