Nella prima uscita pubblica dopo la presentazione dell’opas di Intesa Sanpaolo, Luigi Lovaglio si tiene aperte tutte le opzioni. L’amministratore delegato di Mps indica una linea prudente: il consiglio analizzerà ogni scenario con l’obiettivo di valorizzare al massimo la banca nell’interesse dei soci.
«Prima di tutto, esiste un processo e ci sono delle regole», ha spiegato Lovaglio martedì 23 aprendo la ceo conference 2026 di Mediobanca. «Insieme al cda siamo pienamente impegnati ad analizzare tutte le opzioni nell’interesse di tutti gli stakeholder e degli azionisti». Il messaggio al mercato è che Mps non intende chiudere la porta a priori ad alcuna soluzione, né all’offerta carta-contanti di Intesa, né alla proposta di fusione alla pari avanzata da Banco Bpm. «Questo è un dovere che mi sento assolutamente tranquillo nel confermare al mercato e a tutti gli interlocutori».
Il punto di partenza, nella lettura del banchiere, è il valore raggiunto da Montepaschi dopo il turnaround. Lovaglio rivendica la nuova posizione dell’istituto senese e la maggiore forza negoziale che ne deriva. «Accogliamo con favore l’interesse intorno a Montepaschi», afferma. «La rinascita recente di Mps ci ha riportato a essere un player di primo piano e una realtà attrattiva». Per questo, aggiunge, «quando una banca viene riconosciuta anche a livello internazionale come un gioiello, è naturale che gli standard richiesti per qualsiasi operazione diventino più elevati».
Sul tema della passivity rule, Lovaglio sceglie una formula netta. «Voglio essere molto chiaro: la passivity rule esiste per proteggere gli azionisti e noi la rispettiamo pienamente». La regola, dunque, viene presentata non come un vincolo tattico, ma come un presidio di governance a tutela dei soci.
Ancora una volta il ruolo del consiglio resta centrale. «Come ho già detto, il dovere del consiglio di amministrazione è analizzare, valutare e ricercare le migliori opzioni nell’interesse degli azionisti. Ed è esattamente quello che stiamo facendo». In questa cornice, il management non anticipa scelte definitive, ma ribadisce che ogni valutazione dovrà misurarsi con il valore industriale e patrimoniale oggi incorporato in Mps.
Lovaglio insiste proprio su questo punto: la banca deve continuare a rendere più visibile il proprio valore. «Per noi è importante continuare a lavorare in questa direzione, perché credo davvero che il nostro dovere sia rendere il valore di Montepaschi ancora più riconoscibile rispetto a quanto lo sia oggi». L’obiettivo, conclude, è che questa valorizzazione «porterà benefici a tutti gli stakeholder e agli azionisti della banca».
Accanto al dossier Intesa, Lovaglio difende la logica industriale dell’integrazione con Mediobanca. «L’integrazione è in linea con il programma, sia in termini di tempi sia in termini di perimetro», afferma. Per l’amministratore delegato, l’avanzamento del progetto conferma «con forza anche la logica industriale che sta alla base» dell’operazione. Proprio lunedì 22 Siena ha approvata la scissione e le scorporo delle attività della merchant in vista della fusione, prevista a cavallo dell’estate.
Il punto industriale è la combinazione tra la rete commerciale e il radicamento territoriale di Mps da un lato, e le competenze specialistiche di Mediobanca dall’altro. «Credo che la combinazione tra Mediobanca e Montepaschi sia una delle migliori iniziative possibili per affrontare quello che sta accadendo sul mercato», dice Lovaglio. Una combinazione che, secondo il manager, consente di offrire «servizi unici e completi» alla clientela.
Il progetto viene presentato anche come un’occasione per rafforzare l’identità del nuovo gruppo. «Abbiamo davanti a noi una grande opportunità, perché siamo certamente uno degli operatori più dinamici del mercato», afferma. E ancora: «Penso che dobbiamo rendere ancora più riconoscibili e visibili le forti franchise di cui disponiamo». La sintesi è nella combinazione fra due storie bancarie: «Combinare lo storico e iconico marchio di Montepaschi con la storia e le competenze di Mediobanca rappresenta un’opportunità unica per il mercato».
Lovaglio sottolinea anche l’impatto interno dell’operazione. «È un’opportunità anche per le nostre persone, che potranno essere parte di uno dei progetti più attrattivi dell’ultimo decennio». Il valore, nella sua impostazione, nasce dall’unione di competenze diverse: «Abbiamo davanti la possibilità di combinare competenze diverse, ma tutte di altissimo livello».
Sul capitale, Lovaglio rivendica la forza patrimoniale di Mps. «Partiamo da un Cet1 intorno al 16%, uno dei livelli più elevati in Europa». Questa posizione, spiega il ceo, ha consentito alla banca di remunerare gli azionisti e, al tempo stesso, conservare margini di manovra. «Questa posizione ci ha dato la possibilità di distribuire capitale — nell’ordine di 1,6 miliardi — mantenendo comunque il capitale su livelli molto elevati».
La dotazione patrimoniale diventa quindi un elemento centrale anche in chiave negoziale. «Abbiamo la possibilità di investire ulteriormente, potendo contare su circa 3 miliardi di capitale in eccesso. Questo ci dà una forte flessibilità». Per questo, aggiunge Lovaglio, «questa solida posizione patrimoniale debba essere adeguatamente considerata e riconosciuta in qualsiasi operazione in cui la banca dovesse essere coinvolta».
Sul credito, il banchiere descrive un mercato italiano in miglioramento ma ancora selettivo. «Credo che il mercato sia in ripresa. Non è certamente in pieno boom, ma sta crescendo nelle aree su cui noi siamo molto focalizzati: in particolare mutui, credito al consumo, small business e segmenti legati al turismo e all’hospitality». (riproduzione riservata)