Per il ceo uscente Luigi Lovaglio la continuità al vertice di Mps è fondamentale per portare a termine una complessa integrazione con la rivale Mediobanca. «Avere al posto di guida il ceo che conosce di più il progetto è, credo, il modo migliore per minimizzare il rischio di esecuzione», ha dichiarato giovedì 2 aprile il banchiere in un’intervista all’agenzia Dow Jones. «Il progetto è solido, è fatto molto bene e il programma di integrazione è forte».
Le dichiarazioni sono arrivate nel giorno della record date (scadenza per il deposito dei pacchetti azionari in vista dell’assemblea) e a poche ore dal responso dell’ultimo proxy advisor, Glass Lewis, atteso nella notte di giovedì 2.
Escluso dalla lista del board uscente e privato delle deleghe da ceo ma candidato nella lista concorrente presentata dal socio Plt Holding della famiglia Tortora (1,2%) all’assemblea del prossimo 15 aprile, Lovaglio sfiderà l’attuale ceo di Acea Fabrizio Palermo, scelto dal board per guidare il Montepaschi.
«Guardo al futuro. Sono completamente concentrato nel portare a termine il mio progetto», ha detto Lovaglio. «Sta modellando il sistema bancario italiano in modo molto innovativo».
Il piano si basa sulla combinazione tra il peso di Mediobanca nell’investment banking e nel wealth management e la forza di Mps nel retail banking, e mira a generare 700 milioni di euro (811,3 milioni di dollari) di sinergie. Il piano prevede il delisting della merchant bank milanese — nella quale Siena ha acquisito una quota dell’86% lo scorso anno dopo un’offerta ostile — e la distribuzione di 16 miliardi di euro agli azionisti nei prossimi cinque anni.
Il banchiere confida soprattutto sull’appoggio degli investitori istituzionali, che oggi detengono oltre il 50% del capitale di Montepaschi: «Gli investitori conoscono perfettamente il mio track record, perché normalmente se mi impegno in un piano, lo porto a termine», ha detto. «Si fidano di me. Si sono fidati del progetto, della mia conoscenza e della mia capacità di esecuzione».
Sullo sfondo resta l’ipotesi di una nuova fase di consolidamento in cui Mps potrebbe giocare un ruolo di primo piano: «Continuo a credere che in Italia abbiamo bisogno di istituzioni più grandi».
Riguardo all’indagine della Procura di Milano che lo vede indagato in concorso con l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone (secondo socio di Mps all’11,5%) e con il presidente di Delfin Francesco Milleri, Lovaglio ha invece commentato: «Sono sicuro e fiducioso che tutto sarà chiarito». (riproduzione riservata)