Mps, Lovaglio spinge l’alleanza con Generali. Puntiamo a 100 miliardi. L’assemblea non sarà un referendum
Mps, Lovaglio spinge l’alleanza con Generali. Puntiamo a 100 miliardi. L’assemblea non sarà un referendum
Il ceo respinge la lettura difensiva delle offerte: Banco Bpm porterà gran parte delle sinergie, Banca Generali rafforzerà wealth management e partnership con il Leone. Siena punta a valere 100 miliardi

di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 23/09/2026 17:52

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Una partnership strategica tra Montepaschi e il Leone che vada oltre l'operazione su Banca Generali e si estenda alla bancassurance, al wealth e all'asset management. Luigi Lovaglio apre esplicitamente a un'alleanza più ampia con il Leone e indica nella combinazione tra la rete di Mps e la capacità produttiva di Generali uno dei pilastri del nuovo gruppo che Siena punta a costruire attraverso le due ops su Banco Bpm e Banca Generali. Due offerte che «possono funzionare individualmente».

«Perché uno dei più importanti operatori non dovrebbe avere una partnership con noi? Noi siamo la banca più antica del mondo, loro sono una delle più potenti compagnie assicurative del Paese», ha detto mercoledì 23 l'amministratore delegato di Mps alla Bofa Conference in corso a Londra. Lovaglio ricorda anche che il ceo di Generali Philippe Donnet aveva già manifestato interesse per lo sviluppo della bancassurance. E per farlo, sottolinea, «serve una rete. E non c'è una rete più potente di quella di Montepaschi».

Da qui il potenziale dell'alleanza: «Mettendo insieme una rete forte, il fantastico brand di Generali, la volontà di aumentare il business nella bancassurance e la possibilità di avere una partnership nell'asset management, è chiaro che c'è una prima scelta per una futura cooperazione, per sviluppare e far crescere il potenziale del nostro business».

L'operazione su Banca Generali diventerebbe così la porta d'ingresso per una collaborazione industriale più estesa. L'ingresso del Leone nel capitale di Mps garantirebbe inoltre, secondo Lovaglio, maggiore stabilità alla governance. Mettendo insieme «una forte rete, il fantastico brand di Generali», la volontà di crescere nella bancassurance e la possibilità di una partnership nell'asset management, si creerebbe «una prima scelta per la futura cooperazione e per sviluppare il potenziale del nostro business».

Le operazioni sono indipendenti

È in questo quadro che Lovaglio colloca anche l'offerta su Banco Bpm. La strategia, nella sua sintesi, è semplice: «Bpm aggiunge scala, forza commerciale e una forte distribuzione. Banca Generali accelera lo sviluppo del wealth management». Piazza Meda dovrebbe fornire gran parte delle sinergie e una rete complementare a quella di Siena: «Loro sono forti nel Nord Italia, noi siamo forti nel Centro e nel Sud».

Banca Generali, invece, cambierebbe la natura stessa del gruppo. «Banco rende il gruppo più grande, gli dà maggiore scala. Ma con Banca Generali il nostro gruppo sarà diverso». Le due offerte comunque «possono funzionare individualmente. È chiaro che il Banco ci dà la maggior parte delle sinergie» e «rende il gruppo più grande, mentre con Banca Generali, il nostro gruppo assumerà una fisionomia diversa, poiché svilupperemo l'attività di gestione patrimoniale in modo più incisivo» e «allo stesso ci offre l'opportunità di avere Generali come azionista e di rafforzare la partnership con il gruppo Generali».

L'obiettivo: un campione finanziario italiano

L'obiettivo dichiarato è creare «un campione finanziario italiano» forte nel banking, nel wealth management e nell'advisory, con 100 miliardi di valore borsistico, maggiore diversificazione dei ricavi e capacità di competere con i maggiori gruppi continentali. «Credo sia qualcosa di unico, una struttura che può facilmente competere con i migliori player in Europa», ha affermato Lovaglio.

Il ceo respinge per questo la lettura delle due ops come una risposta puramente difensiva al riassetto del settore. «Normalmente, con una mossa difensiva si lasciano le cose come sono, si preserva lo status quo. Quello che stiamo facendo è significativamente diverso». La visione è quella di «una piattaforma integrata» che riunisca bancassurance, wealth management, banca commerciale, credito al consumo e advisory.

Un disegno che, sostiene Lovaglio, era già alla base dell'operazione su Mediobanca. «In pratica Intesa ci ha obbligato ad accelerare. La visione e la strategia erano già lì e non sono cambiate». Le due nuove offerte sono state presentate insieme proprio per «mostrare la forza dell'architettura industriale complessiva», anche se «i due progetti possono funzionare individualmente».

La risposta ai dubbi sulle offerte

Lovaglio respinge anche i dubbi sulla complessità della doppia operazione. L'unica vera integrazione riguarderebbe Banco Bpm e sarebbe una tradizionale fusione tra banche commerciali, mentre Banca Generali manterrebbe il proprio management inserendosi nella piattaforma del gruppo. «La complessità è spesso determinata dalla mancanza di chiarezza, dalla mancanza di una visione strategica. Il progetto che abbiamo davanti è piuttosto semplice».

Il potenziale industriale passa anche da una base complessiva vicina agli 11 milioni di clienti, sulla quale Mps punta a sviluppare l'«insurance banking»: prodotti bancari alla clientela Generali e prodotti assicurativi a quella Montepaschi. «Quello che stiamo generando è una nuova, importante, enorme opportunità di creazione di valore e tutto questo upside non è incluso nei nostri numeri».

L’assemblea non sarà un referendum, le strade sono aperte

Lovaglio ha anche ridimensionato la portata del voto dell'assemblea del 29 ottobre, chiamata ad autorizzare l'aumento di capitale al servizio dell'offerta. «Non è il momento in cui gli azionisti devono decidere sul progetto», ha chiarito. Il voto serve «se preservare l'opzionalità di avere almeno due alternative davanti a loro. Se si ha una sola offerta è chiaro che è più difficile ottenere il prezzo migliore», ha detto Lovaglio, chiarendo che il sostegno in assemblea alle ops del Monte non impedirà di consegnare le azioni all'opas di Intesa ma offrirà a Siena «l'opportunità di esplorare» e «meglio definire» i due progetti.

Cosa arriverebbe ai soci

Una parte dei benefici è invece già quantificabile. Lovaglio indica 4 miliardi di distribuzione straordinaria agli azionisti, di cui 3 miliardi attraverso l'operazione con Generali e un miliardo in contanti. «Stiamo offrendo valore oggi e un valore ancora maggiore domani. È qualcosa che esiste, è visibile, concreto». Resta poi il potenziale di rivalutazione del titolo. Il banchiere considera Mps ancora sottovalutata e ritiene che il nuovo mix di business, con oltre il 20% dei ricavi dal wealth management e oltre il 20% dal corporate e investment banking, possa favorire un rerating. «Credo fortemente che la creazione di valore che abbiamo davanti sia molto potente, a doppia cifra».

Sul capitale, infine, Mps mantiene un'impostazione prudente e non incorpora nel piano i benefici del Danish Compromise, che rappresenterebbero quindi un ulteriore upside. Per Lovaglio, nella valutazione del gruppo devono essere considerati anche «il potenziale che deriva dal Danish Compromise, il valore delle dta, il valore dell'eccesso di capitale e la capacità di generare ulteriore valore». L'obiettivo, conclude, è «ottimizzare il valore della società e fare in modo che questo valore venga pienamente riconosciuto».

La posizione dei francesi

Il banchiere infine è «fiducioso» sulla valutazione che il Credit Agricole farà sulla ops su Piazza Meda. Rispondendo alla domanda sulla mancanza di un premio per gli azionisti Banco Bpm afferma che l'Ops di Siena è solo uno strumento tecnico per accelerare quella «fusione tra pari» che il board della banca milanese aveva proposto a inizio giugno e che era stato stoppato dall'Opas lanciata poche ore dopo da Intesa.
 

All'intervistatore che gli ha chiesto come pensa di ottenere il sostegno di un socio chiave di Bpm come la banche verte, ha risposto: «L'Agricole è un'istituzione importante, li rispetto, li conosco e la nostra proposta è convincente dal punto di vista del razionale industriale e stiamo offrendo a Credit Agricole l'opportunità di partecipare alla creazione di un gruppo di maggior valore, più resiliente, più redditizio e con grande opportunità di crescita».

I francesi «faranno chiaramente le loro valutazioni e io sono fiducioso perchè la storia del Credit Agricole è di grande valore e ritengo che la logica industriale dietro al nostro sia qualcosa di molto familiare» per loro. Lovaglio ha risposto quindi su come pensa di convincere gli azionisti senesi: «il nostro è un progetto di crescita, di creazione di valore che ci permette una diversificazione dei ricavi, è un progetto che incrementa la solidità del gruppo e ci rende più resilienti e offre una remunerazione adeguata ai nostri azionisti. Mi aspetto che gli azionisti valutino il progetto su questi elementi e su nessun’altro».

I tempi dell’operazione

I tempi? E’ un'operazione piuttosto semplice in termini di esecuzione e con un rischio di esecuzione limitato perché prevede «una sola fusione», quella con Banco Bpm, mentre «Banca Generali semplificherà il gruppo». «Il progetto che abbiamo di fronte è piuttosto semplice, soprattutto in termini di esecuzione» in quanto si compone di «una fusione convenzionale e tradizionale» tra banche commerciali, la cui durata media, sulla base delle statistiche nell'ultimo quinquennio, «è stata compresa tra i 12 e i 15 mesi». (riproduzione riservata)