Le parole della premier Giorgia Meloni sul futuro del Mps e, indirettamente, sull’opas lanciata da Intesa Sanpaolo sono piaciute al ceo Luigi Lovaglio: «Vedo molto positivamente il messaggio di chi riconosce che il valore di Mps sta nella sua integrità e credo che questa sia la cosa più importante, di cui tutti quanti siamo consapevoli e per la quale dobbiamo lavorare», ha dichiarato sabato 15 il banchiere ricevendo il Premio Mangia, massimo riconoscimento civico di Siena.
Per Lovaglio le parole della premier sono un assist arrivato nella fase più delicata dell’assedio condotto da Intesa Sanpaolo. Nell’intervista a Milano Finanza pubblicata venerdì 14 Meloni ha espresso parole di soddisfazione per il risanamento della banca senese: «Abbiamo ereditato Mps agonizzante e l’abbiamo riportata in salute. Oggi è diventata un pezzo pregiato». Ma soprattutto la presidente del Consiglio ha preso posizione sul processo di aggregazione che coinvolge l’istituto di credito e che entrerà nel vivo subito da settembre, e «ha espresso», come si legge nell’editoriale Orsi e Tori, «con garbo, anche se in maniera secca, che la storia secolare di Mps, mantenga almeno la dizione Siena».
La premier ha infatti dichiarato: «Mi auguro che dalle dinamiche di mercato emerga un sistema più concorrenziale e che Mps non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità».
Un riferimento al progetto di spezzatino che, nei progetti di Intesa, dovrebbe dividere la rete commerciale di Siena facendo confluire in Unipol-Bper 635 sportelli. Il resto del network resterà a Ca’ de Sass che si terrà anche Mediobanca e lo strategico 13,2% delle Generali. Sempre che l’Antitrust non modifichi il perimetro dell’operazione, imponendo la cessione di ulteriori filiali ad altri soggetti come Unicredit.
Ed è proprio questo scenario che, bocciando l’opas, Siena ha descritto come una «disaggregazione» che potrebbe «comportare un indebolimento del modello di banca di prossimità, delle capacità decisionali radicate nei territori, della continuità delle relazioni storicamente sviluppate». Un messaggio che Lovaglio ha ribadito nel fine settimana, parlando di un «patrimonio» da difendere e dell’impegno necessario a «costruire ciò che deve essere mantenuto integro, assolutamente integro». E ancora: «Abbiamo fatto ciò che era giusto fare, con l’impegno di meravigliose persone: difendere un patrimonio che non è una banca, è di più».
Da Intesa Sanpaolo non sono arrivate reazioni alle parole di Meloni, ma fonti vicine alla banca ribadiscono il forte potenziale finanziario dell’operazione e l’importante ricaduta che potrebbe avere sull’intera economia del Paese. Lo dimostrerebbero i grandi numeri del deal: oltre 16 miliardi di profitti entro il 2029, 4,5 miliardi in più rispetto al precedente obiettivo stand alone, un ritorno sul capitale superiore al 20%, e distribuzioni complessive per 61 miliardi nel 2025-2029. In base ai valori di borsa (Mps piatta a 12,04 euro, Intesa Sanpaolo in lieve calo dello 0,4% a 6, 88 euro), invece, attualmente l’opas non è più a premio ma registra uno sconto dello 0,27%.
All’interno della maggioranza domina la prudenza, come dimostrano le dichiarazioni rese ieri all’AdnKronos dal presidente della Commissione Finanze della Camera, Marco Osnato: «Lovaglio insiste molto sull’identità e sull’integrità di Mps, ho molta stima e credo faccia bene, ma decide il mercato. Non è certo la politica a dover definire come il mercato deve muoversi». Circa la quota residua (il 4,5%) che il Tesoro detiene nella banca, secondo il deputato di FdI lo Stato dovrebbe uscire dal capitale, anche se non ritiene la vendita «un’urgenza primaria». Nel frattempo il 20 agosto al Mef saranno sentiti gli enti territoriali e il 2 settembre si terrà un consiglio straordinario del Comune di Siena su Mps. (riproduzione riservata)