A poco più di un giorno dall’assemblea di Mps, convocata per giovedì 29, Intesa Sanpaolo incassa il via libera della Bce all’acquisizione del controllo della banca senese.
L’autorizzazione, arrivata martedì 27 in serata, rappresenta uno dei passaggi fondamentali nell’iter dell’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata lo scorso 8 giugno dal gruppo guidato da Carlo Messina sull’intero capitale di Mps. Il semaforo verde di Francoforte arriva in un momento particolarmente delicato della partita, mentre gli azionisti del Monte si preparano a pronunciarsi su una serie di operazioni che potrebbero compromettere il successo dell’opas.
Nel dettaglio, Intesa Sanpaolo ha comunicato di aver ricevuto dalla Bce «l’autorizzazione preventiva all’acquisizione della partecipazione diretta di controllo in Mps». Il provvedimento riguarda anche il controllo indiretto di diverse società appartenenti al perimetro del gruppo senese, a cominciare da Wise Dialog Bank (ex Widiba), Mediobanca, Mediobanca Premier e Compass Banca.
L'autorizzazione si estende inoltre all'acquisizione di una partecipazione indiretta qualificata in Banca Progetto. Il via libera della vigilanza europea abbraccia dunque l'intera struttura bancaria che entrerebbe nell'orbita di Intesa Sanpaolo in caso di successo dell'offerta.
La Bce ha contestualmente autorizzato l'acquisizione di una partecipazione in Mps e nelle sue controllate «il cui valore supera complessivamente il 10% dei fondi propri consolidati» del gruppo Intesa Sanpaolo. Si tratta di un ulteriore passaggio previsto dalla disciplina prudenziale per operazioni di queste dimensioni, che comportano un investimento particolarmente rilevante rispetto al patrimonio dell'acquirente.
Nella stessa giornata è arrivato anche il nulla osta della Banca d'Italia, competente per le ulteriori partecipazioni indirette coinvolte nell'operazione. L'autorizzazione riguarda il controllo di Monte Paschi Fiduciaria, Spafid, Mps Leasing, MBCredit Solutions, MBFacta e Mediobanca Sgr, oltre all'acquisizione di partecipazioni qualificate in Fidi Toscana e nelle società di gestione del risparmio del gruppo Generali.
Il doppio pronunciamento delle autorità di vigilanza consente così a Intesa Sanpaolo di superare un importante snodo regolamentare. Il provvedimento della Bce contiene anche alcune prescrizioni relative alle informazioni che Intesa dovrà trasmettere all'autorità europea qualora, al termine dell'opas, acquisisca effettivamente il controllo del Monte e del suo gruppo.
Il comunicato precisa tuttavia che tali obblighi di rendicontazione «non costituiscono condizioni di efficacia dell’opas». Non introducono quindi ulteriori condizioni da soddisfare affinché l'offerta possa andare a buon fine.
Resta invece aperta la partita societaria, destinata a entrare nel vivo con l'assemblea del 29. Gli azionisti di Mps dovranno pronunciarsi, tra l'altro, sulle offerte pubbliche di scambio progettate dalla banca senese su Banco Bpm e Banca Generali, sui relativi aumenti di capitale e sulla riduzione volontaria del capitale funzionale a una distribuzione straordinaria di riserve.
Su questi punti Intesa ha già assunto una posizione netta: qualora l'assemblea approvasse anche soltanto una delle operazioni indicate ai punti dal terzo al quinto della parte straordinaria, il gruppo invocherebbe il mancato avveramento delle condizioni dell'offerta, determinandone la definitiva inefficacia.
il disco verde dell'Eurotower non segna il traguardo, ma apre la volata finale di un percorso che vede ancora impegnate diverse autorità prima che gli azionisti del Monte possano esprimersi. Archiviata la vigilanza bancaria e incassato già a settembre l'ok preventivo dell'Ivass sulle quote assicurative, il baricentro dell'istruttoria si è spostato a Roma, negli uffici dell'Antitrust.
Se sul fronte delle filiali bancarie la soluzione è stata imbastita a monte — con l'accordo che prevede la cessione di 635 sportelli del Monte a Unipol a beneficio di Bper —, la partita più delicata si gioca sui mercati del risparmio gestito e delle polizze assicurative.
L'acquisizione di Mps porta infatti in dote la partecipazione del 13,2% in Generali custodita tramite Mediobanca. La comunicazione delle risultanze istruttorie è questione di giorni, mentre la delibera finale dell'authority presieduta da Saverio Valentino è attesa tra fine novembre e i primi giorni di dicembre.
Parallelamente prosegue l'esame del Governo per l'esercizio dei poteri speciali (golden power). Trattandosi di un'aggregazione a trazione interamente italiana, che vede l'affiancamento industriale di un partner nazionale come il gruppo Unipol, l'orientamento dell'esecutivo appare orientato a un nullaosta senza condizioni ostative, con la possibilità di mere prescrizioni di monitoraggio. Anche per questo tassello la conclusione formale dell'iter è prevista entro il mese di novembre.
Tutti i fili dell'operazione convergeranno infine sul tavolo della Consob presieduta da Guido Stazi. Per legge, la Commissione non può approvare il documento d'offerta (prospetto) ex art. 102 del Tuf senza aver riscontrato il rilascio di tutti i nullaosta di vigilanza e autorizzativi.
Il via libera della Bce consente ora a Ca' de Sass di aggiornare la bozza del prospetto con i requisiti prudenziali definitivi. L'obiettivo del management di Intesa è depositare la versione finale non appena si sarà pronunciata l'Antitrust. A quel punto la Consob disporrà di una finestra tecnica ristretta (tra cinque e quindici giorni lavorativi) per accordare il via libera definitivo alla pubblicazione.
Se la tabella di marcia sarà rispettata, la partenza effettiva dell'offerta — con il corrispettivo fissato a 1,6 azioni ordinarie Intesa Sanpaolo più 1,25 euro in contanti per ogni titolo Mps — scatterà a metà dicembre 2026, lasciando poi agli investitori e al mercato l'ultima parola sui destini del sistema bancario italiano. (riproduzione riservata)