La mancata conferma del ceo Luigi Lovaglio nel nuovo cda di Mps è costata sinora 1,9 miliardi di euro agli azionisti di Siena e della controllata Mediobanca. Dopo lo scivolone di mercoledì 4, giovedì 5 la caduta dei titoli delle due banche è preseguita: l’istituto senese ha perso il 4,2% a 7,37 euro, mentre Piazzetta Cuccia ha lasciato sul terreno il 4,6% a 16,06 euro, performance al di sotto di quella dell’indice Ftse Mib che ha chiuso in negativo del -1,61%.
I corsi azionari sono stati condizionati dalla scelta del board di non confermare Lovaglio per un nuovo mandato. La lista a 20 nomi approvata mercoledì 4 prevede invece tre nuovi candidati per la carica di ceo: l’attuale ad di Acea ed ex ceo di Cdp Fabrizio Palermo, dato per favorito, l’ex dirigente di Unicredit Carlo Vivaldi e l’ex Intesa Sanpaolo e Illimity Corrado Passera. Alla presidenza resta Nicola Maione, che ha coordinato il delicato lavoro sulla lista in contatto con azionisti, consiglieri e regolatori.
La lista è passata con 11 sì, 2 voti contrari (Lovaglio e Alessandra Barzaghi di Assogestioni) mentre Barbara Tadolini, entrata in cda in quota Delfin (famiglia Del Vecchio), non ha partecipato al cda. E non si è resa disponibile per una ricandidatura proprio per la mancata riconferma di Lovaglio, ritenendo modificati i presupposti sulla base dei quali aveva votato il piano industriale.
Tra le altre new entry in lista ci sono il rettore della Luiss Paolo Boccardelli, Antonella Centra (global general counsel di Gucci), Rosa Cipriotti (commercialista milanese), Simonetta Iarlori (director people & organization della AS Roma), Fabiana Massa (docente di diritto), Gianmarco Montanari (consigliere di Italgas), Francesca Pace e Paolo Testi. Sono invece confermati Gianluca Brancadoro, Domenico Lombardi, Paola Lucantoni, Renato Sala (tutti e quattro già in quota Mef), Marcella Panucci, Francesca Paramico Renzulli, Alessandro Caltagirone e Elena De Simone.
Secondo diversi osservatori, la partita senese potrebbe però non essere chiusa. Sul mercato si specula sulla possibile presentazione di una seconda lista con il nome del banchiere lucano a cui secondo indiscrezioni non confermate starebbero lavorando alcuni soci di peso della banca come l’industriale veronese dei filtri Giorgio Girondi (3% di Mps) e alcuni fondi internazionali vicini a Lovaglio.
L’iniziativa vorrebbe garantire un nuovo mandato al banchiere, alla luce del solido track record che ha visto una rivalutazione del 315% del titolo Montepaschi dai 2 euro delle nuove azioni offerte in aumento nel 2022 e poi per i 16 miliardi di capitale di remunerazione promessi agli azionisti, «il più alto rendimento da dividendo nel settore bancario europeo», ha specificato il ceo nella presentazione del piano venerdì scorso. Oltre a quello di Lovaglio, per la seconda lista si fanno i nomi del presidente del collegio sindacale Enrico Ciai e di Alessandra Barzaghi, oggi consigliere in quota Assogestioni.
Resta poi da decifrare la posizione del primo socio Delfin (17,5%). Se la holding della famiglia Del Vecchio non ha finora commentato il cambio di ceo, diversi osservatori ipotizzano uno smarcamento dalla decisione. Lettura giustificata dalla scelta della consigliera Tadolini di non partecipare al cda di mercoledì 4. Se così fosse, Delfin potrebbe scegliere di astenersi dal voto in assemblea oppure appoggiare una lista alternativa. (riproduzione riservata)