I grandi soci di Mps iniziano a posizionarsi in vista dell’assemblea che mercoledì 15 aprile eleggerà il nuovo board. Il Tesoro ha scelto di non depositare la sua quota, diluitasi al 4,86% del capitale dopo l'opas su Mediobanca. Una strategia analoga a quella seguita nell'assemblea del 4 febbraio che ha modificato lo statuto del Monte e che risulta in linea con le parole della premier Giorgia Meloni: «Non parteciperemo alla nomina dei nuovi organi amministrativi e di controllo».
Arrivano intanto i primi endorsement dei fondi. Calpers, fondo pensione dei dipendenti pubblici della California (0,1% del capitale) ha reso noto che voterà per la lista del cda che candida Fabrizio Palermo nel ruolo di ceo. Stessa indicazione di voto arriva da Teacher Retirement System of Texas, maggiore cassa pensionistica del Texas, presente all'assemblea di febbraio con 733 mila titoli, pari allo 0,024% del capitale di Mps, e da parte di New York City Comptroller, asset manager che gestisce i portafogli di investimento di cinque casse pensionistiche della Grande Mela, che a febbraio aveva depositato 2,26 milioni di azioni.
Con le raccomandazioni favorevoli dei proxy la lista del board ha comunque segnato punti importanti a proprio favore, visto che alcuni grandi investitori sono fortemente incentivati, se non vincolati, a seguire in assemblea le loro indicazioni. Questo vale soprattutto per gli asset manager regolati come BlackRock, Vanguard o State Street, mentre hedge fund e family office hanno le mani libere.
Quanto ai soci privati, Delfin (primo azionista con il 17,5%) avrebbe depositato la totalità della quota per partecipare ai lavori assembleari e dovrebbe astenersi o votare la terza lista (di minoranza) di Assogestioni. Un cda di Delfin per prendere posizione si dovrebbe tenere a ridosso dell'assemblea. Banco Bpm, che ha il 3,7%, sarebbe invece al bivio tra astensione e un voto alla lista del cda, che potrebbe contare anche sull'1,4% dei Benetton. A Ponzano Veneto però le carte sono ancora coperte.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, la scorsa settimana Edizione ha tenuto un board che, fra le altre cose, ha conferito delega al presidente Alessandro Benetton per decidere il da farsi in assemblea. Come ad aprile dello scorso anno in occasione del rinnovo della governance in Generali, la posizione della holding dei Benetton si conoscerà a ridosso, o addirittura, durante al momento del voto in assise.
Fa discutere intanto il licenziamento per giusta causa di Luigi Lovaglio dal ruolo di direttore generale. La scelta del board è stata commentata dall’imprenditore romagnolo dell’energia Pierluigi Tortora: «Un provvedimento abnorme, che sembra perseguire unicamente finalità analoghe a quelle dei tentativi posti in essere nei giorni scorsi di escludere la lista Plt e privare in tal modo i soci di Mps del diritto di esprimere il loro voto su una lista che mira a dare alla banca una continuità nella gestione di successo degli ultimi esercizi». (riproduzione riservata)