Mps accelera sul piano industriale. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, la data segnata già nelle agende di molti consiglieri per la presentazione della nuova strategia sarebbe quella di giovedì 26 febbraio. Salvo cambi di programma in quella sede il board dovrebbe discutere e approvare il documento illustrato dal ceo Luigi Lovaglio.
Sui contenuti del piano (a cui sta dando gli ultimi ritocchi un team di McKinsey coordinato dal partner Maurizio Donato) c’è ancora massimo riserbo, ma negli ultimi incontri il consiglio ha fatto aperture sulla strategia di delistare la controllata Mediobanca per poi fonderla in Mps e scorporare le attività di private banking e Cib. In questa direzione spingono sia la Bce che il mercato, anche alla luce di quanto promesso del prospetto informativo dell’opas.
Non mancano però resistenze soprattutto tra chi teme che l’opa volontaria finalizzata al ritiro dalla borsa sia troppo onerosa per Siena e possa diluire gli attuali azionisti, a partire da Delfin e Caltagirone. Ma soprattutto resta il nodo di dove finirà la quota del 13.2% di Generali, se sotto il diretto controllo della capogruppo Mps e quindi di Lovaglio oppure nel portafoglio di Mediobanca sotto la supervisione del ceo Alessandro Melzi D’Eril.
La partita sul piano è legata a doppio filo a quella sul rinnovo. Lunedì 9 il cda di Mps tornerà a riunirsi per fissare le regole e il calendario del processo di selezione dei candidati da inserire nella lista del consiglio. A stretto giro partiranno le consultazioni con i grandi soci, condotte dal presidente Nicola Maione e dal numero uno del comitato nomine Domenico Lombardi, entrambi alla ricerca di un punto di equilibrio che componga le tensioni degli ultimi mesi.
Anche la politica segue da vicino la partita. Venerdì 6 il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha fissato i paletti della vendita del 4,86% di Mps ancora in mano al Mef: «Quando ci guadagniamo il massimo, vendiamo». Dal 2023 il Tesoro ha progressivamente ridotto la sua quota, arrivata al 64% dopo il salvataggio della banca di Siena, cedendo gran parte delle sue azioni sul mercato. Con l’ultima tranche sono entrati nel capitale di Montepaschi Caltagirone, salito di recente all’11%, e la holding della famiglia Del Vecchio, Delfin, ora al 17,5%. (riproduzione industriale)