Il mercato riavvolge il nastro dopo due mesi di incertezze. Con la conferma di Luigi Lovaglio come ceo da parte dell’assemblea, ieri il titolo Montepaschi ha guadagnato il 2,17% sfiorando nel corso della seduta il prezzo di 9 euro, un livello da cui si era bruscamente allontanato a fine febbraio con l’esclusione del banchiere dalla lista del cda. Tra mercoledì e ieri la capitalizzazione dell’istituto ha guadagnato quasi 2 miliardi di euro, portandosi a quota 26,7 miliardi.
A sostenere il titolo non è solo la stabilizzazione della governance, ma soprattutto la prospettiva che il ceo possa adesso raggiungere gli obiettivi del piano industriale presentato a febbraio e completare l’integrazione di Mediobanca in Montepaschi portando a casa i 700 milioni di sinergie promessi.
La strategia prevede una forte spinta sulle redditività, con 3,7 miliardi di profitti al 2030 e la distribuzione di circa 16 miliardi agli azionisti in cinque anni. Target inizialmente ritenuti ambiziosi dalla borsa che, lo scorso 27 febbraio, aveva punito Montepaschi con un ribasso di quasi il 7%.
Ma oggi le condizioni appaiono molto diverse, soprattutto perché il pieno sostegno del primo azionista Delfin (17,5%) alla lista Tortora-Lovaglio ha sgombrato il campo dalle incognite sulla tenuta della governance.
Ieri sono salite anche le azioni Mediobanca che, nei piani di Lovaglio, andrà fusa in Mps con successivo scorporo delle attività di investment e private banking. Piazzetta Cuccia ha chiuso in rialzo del 2,37% a 16,65 euro, mentre nelle ultime due sedute l’apprezzamento è stato del 7,3%. La partecipata Generali ha segnato +0,7% in controtendenza sull’indice Ftse-Mib (-0,3%).
La scommessa di Lovaglio è che la piena integrazione delle due banche darà vita al terzo gruppo italiano dietro a Intesa Sanpaolo e Unicredit, forte sul retail e sui business integrati del private banking e dell’asset management e capace di generare nel 2030 ricavi per 9,5 miliardi e un rote del 18%, tra i più alti in Europa.
«Alla luce delle sfide che attendono Siena, conforta sapere che il gruppo, nonostante un cda fratturato, potrà fare affidamento sulle competenze della squadra intorno a Luigi Lovaglio», spiega Filippo Alloatti, responsabile del Financials Credit di Federated Hermes.
Anche Kepler Cheuvreux valuta «positivamente la conferma di Lovaglio come ad del gruppo» e ritiene che il suo piano di integrazione «pur essendo, a nostro avviso, molto ambizioso, verrà confermato». Barclays solleva comunque qualche preoccupazione sulla conflittualità nel nuovo board («la capacità del consiglio di operare in modo fluido è un aspetto da monitorare, data la sua frammentazione», scrive in un commento).
Ma gli acquisti si preannunciano sostenuti, anche per il riaprirsi di scenari di m&a. I riflettori sono puntati su Banco Bpm, il cui voto ha inciso sulla vittoria di Lovaglio in assemblea: «Riteniamo che il posizionamento di Banco Bpm (nell’assise, ndr) possa alimentare le aspettative su una possibile integrazione tra i due istituti, incrementando l’appeal speculativo su Mps», analizza Equita. Così anche gli analisti di Barclays: «Una possibile interpretazione del voto di Bpm a favore della lista Lovaglio è probabile che sia collegato a un’operazione di m&a» con Piazza Meda. (riproduzione riservata)