Mps, il Lovaglio-bis vale già 2 miliardi di euro
Mps, il Lovaglio-bis vale già 2 miliardi di euro
In due sedute la capitalizzazione della banca senese è balzata a 26,7 miliardi. La borsa punta sui benefici del piano e dell’integrazione di Mediobanca. E riprende quota l’ipotesi Banco Bpm

di di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 16/04/2026 21:00

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Il mercato riavvolge il nastro dopo due mesi di incertezze. Con la conferma di Luigi Lovaglio come ceo da parte dell’assemblea, ieri il titolo Montepaschi ha guadagnato il 2,17% sfiorando nel corso della seduta il prezzo di 9 euro, un livello da cui si era bruscamente allontanato a fine febbraio con l’esclusione del banchiere dalla lista del cda. Tra mercoledì e ieri la capitalizzazione dell’istituto ha guadagnato quasi 2 miliardi di euro, portandosi a quota 26,7 miliardi.
 

A sostenere il titolo non è solo la stabilizzazione della governance, ma soprattutto la prospettiva che il ceo possa adesso raggiungere gli obiettivi del piano industriale presentato a febbraio e completare l’integrazione di Mediobanca in Montepaschi portando a casa i 700 milioni di sinergie promessi.

Il piano industriale e la spinta sulla redditività

La strategia prevede una forte spinta sulle redditività, con 3,7 miliardi di profitti al 2030 e la distribuzione di circa 16 miliardi agli azionisti in cinque anni. Target inizialmente ritenuti ambiziosi dalla borsa che, lo scorso 27 febbraio, aveva punito Montepaschi con un ribasso di quasi il 7%.

Ma oggi le condizioni appaiono molto diverse, soprattutto perché il pieno sostegno del primo azionista Delfin (17,5%) alla lista Tortora-Lovaglio ha sgombrato il campo dalle incognite sulla tenuta della governance.

L'integrazione con Mediobanca e il nuovo polo bancario

Ieri sono salite anche le azioni Mediobanca che, nei piani di Lovaglio, andrà fusa in Mps con successivo scorporo delle attività di investment e private banking. Piazzetta Cuccia ha chiuso in rialzo del 2,37% a 16,65 euro, mentre nelle ultime due sedute l’apprezzamento è stato del 7,3%. La partecipata Generali ha segnato +0,7% in controtendenza sull’indice Ftse-Mib (-0,3%).

La scommessa di Lovaglio è che la piena integrazione delle due banche darà vita al terzo gruppo italiano dietro a Intesa Sanpaolo e Unicredit, forte sul retail e sui business integrati del private banking e dell’asset management e capace di generare nel 2030 ricavi per 9,5 miliardi e un rote del 18%, tra i più alti in Europa.
 

«Alla luce delle sfide che attendono Siena, conforta sapere che il gruppo, nonostante un cda fratturato, potrà fare affidamento sulle competenze della squadra intorno a Luigi Lovaglio», spiega Filippo Alloatti, responsabile del Financials Credit di Federated Hermes.

Anche Kepler Cheuvreux valuta «positivamente la conferma di Lovaglio come ad del gruppo» e ritiene che il suo piano di integrazione «pur essendo, a nostro avviso, molto ambizioso, verrà confermato». Barclays solleva comunque qualche preoccupazione sulla conflittualità nel nuovo board («la capacità del consiglio di operare in modo fluido è un aspetto da monitorare, data la sua frammentazione», scrive in un commento).

Scenari di M&A e il ruolo di Banco Bpm

Ma gli acquisti si preannunciano sostenuti, anche per il riaprirsi di scenari di m&a. I riflettori sono puntati su Banco Bpm, il cui voto ha inciso sulla vittoria di Lovaglio in assemblea: «Riteniamo che il posizionamento di Banco Bpm (nell’assise, ndr) possa alimentare le aspettative su una possibile integrazione tra i due istituti, incrementando l’appeal speculativo su Mps», analizza Equita. Così anche gli analisti di Barclays: «Una possibile interpretazione del voto di Bpm a favore della lista Lovaglio è probabile che sia collegato a un’operazione di m&a» con Piazza Meda. (riproduzione riservata)