Prosegue la battaglia sulla comunicazione in Montepaschi. Entrando nella settimana decisiva per la proxy fight assembleare prevista mercoledì 15 aprile, il cda uscente di Rocca Salimbeni difende le candidature proposte per il rinnovo dell’organo, rivendicando la coerenza del lavoro svolto nella definizione della lista. Rosa sfidata dal socio Pierluigi Tortora che ha presentato una formazione di maggioranza alternativa capitanata dal ceo uscente Luigi Lovaglio, escluso dalla lista del cda.
Giovedì 26 marzo era stato il socio Tortora a scrivere agli altri azionisti sollevando un «rischio governance con Fabrizio Palermo ceo».
Il confronto si gioca su due visioni della futura governance dell’istituto senese, in una fase ancora segnata dal percorso di rilancio e trasformazione con Mediobanca avviato negli ultimi anni firmato da Lovaglio che ha anche promesso 16 miliardi di dividendi nei prossimi 5 anni, track record che alcuni soci per circa il 5% vogliono preservare.
In questo contesto, la lettera agli azionisti firmata dal presidente Nicola Maione e dal presidente del Comitato Nomine Domenico Lombardi assume un valore politico oltre che tecnico, con l’obiettivo di orientare il voto e consolidare il sostegno alla lista proposta dal consiglio uscente.
Nel documento, il board rivendica la solidità dell’impostazione seguita, sottolineando come la proposta rappresenti una «sintesi equilibrata e coerente tra continuità e rinnovamento, nonché un rafforzamento complessivo della qualità della governance». Un passaggio che sintetizza la linea difensiva adottata: preservare l’esperienza maturata senza rinunciare a un innesto significativo di nuove competenze.
Uno degli elementi centrali della strategia delineata nella lettera riguarda la continuità ai vertici del consiglio. La riconferma del presidente Maione viene presentata come una scelta funzionale a garantire stabilità in una fase definita esplicitamente come trasformativa.
«Garantisce stabilità e gestione efficace delle complesse dinamiche consiliari, particolarmente rilevanti in questa fase trasformativa della banca», si legge nel documento, che evidenzia come gli otto anni di esperienza nella governance dell’istituto rappresentino un elemento di valore. La continuità, nelle intenzioni del board, non è quindi un fattore conservativo, ma uno strumento per gestire con maggiore efficacia una fase ancora delicata.
A rafforzare questo profilo contribuisce anche il coinvolgimento nelle dinamiche dell’Abi, indicato come ulteriore elemento di qualificazione del consiglio e di consolidamento del suo posizionamento nel sistema bancario nazionale.
Particolare rilievo viene attribuito alla definizione della leadership esecutiva, uno dei nodi più sensibili nel confronto tra le liste. Il consiglio uscente sottolinea di aver adottato «un approccio particolarmente rigoroso e prospettico», avviando con anticipo un processo strutturato di individuazione dei candidati al ruolo di amministratore delegato.
La selezione è stata condotta con il supporto di advisor internazionali indipendenti, con l’obiettivo di garantire un’analisi comparativa solida e coerente con i requisiti regolamentari e le esigenze strategiche della banca. Il percorso ha portato all’individuazione di tre candidati ritenuti pienamente idonei.
Al termine della valutazione, la scelta è ricaduta su Fabrizio Palermo, indicato come il profilo più allineato alle competenze richieste. «È risultato il candidato con il miglior allineamento complessivo rispetto alle competenze richieste in base alla Board Skills Matrix», si legge nella lettera, che lo individua come figura chiave per guidare il gruppo nella prossima fase di sviluppo.
Il documento insiste anche sulle caratteristiche professionali del candidato. «Vanta oltre trent’anni di solida esperienza internazionale nel settore finanziario, accompagnata da visione strategica, leadership inclusiva e capacità implementativa», sottolineano Maione e Lombardi, richiamando i risultati ottenuti nella gestione di processi di trasformazione complessi in ambito finanziario e industriale.
La composizione della lista viene descritta come il risultato di un processo metodico, costruito anche sulla base delle indicazioni emerse dalla board evaluation. «Risultato di un processo strutturato che integra memoria istituzionale e nuove competenze», si legge nella lettera, con un esplicito riferimento al miglioramento delle dinamiche interne al consiglio.
Il bilanciamento tra amministratori uscenti e nuovi ingressi – rispettivamente il 45% e il 55% – viene indicato come uno degli elementi qualificanti della proposta. L’obiettivo è preservare il patrimonio di conoscenze interne, che ha contribuito a rafforzare il posizionamento della banca nel mercato italiano, introducendo al contempo nuove energie e competenze.
Questa combinazione viene presentata come funzionale allo sviluppo del piano industriale e alla capacità del consiglio di affrontare scenari complessi, in un contesto competitivo in evoluzione.
Il consiglio uscente insiste anche su alcuni indicatori quantitativi e qualitativi ritenuti rilevanti per la solidità della governance. La presenza femminile raggiunge il 45%, mentre l’età media si colloca tra i 50 e i 59 anni, configurando un equilibrio anagrafico e di genere che viene indicato come fattore di sostenibilità.
Particolarmente significativa, spiega la lettera, è la quota di amministratori indipendenti, pari al 90%, considerata essenziale per rafforzare i presidi di controllo e garantire un adeguato equilibrio dei poteri all’interno del consiglio. Un punto su cui ha molto insistito anche Bce che, in due lettere recapitate a fine febbraio, ha insistito sull’independence of mind dei candidati. Anche se c’è da dire che molti sono i legami fra alcuni consiglieri dichiarati indipendenti e il mondo Caltagirone.
Sotto il profilo delle competenze, infine, la lista viene descritta come superiore ai benchmark di mercato. «Garantisce un’elevata copertura delle competenze chiave, con una media superiore ai benchmark», si legge nella parte conclusiva della lettera, che evidenzia la presenza diffusa di profili con esperienza nei settori bancario e finanziario, nella corporate governance, nella trasformazione aziendale, nell’innovazione tecnologica e nei temi Esg.
Un insieme di elementi che, nelle intenzioni del board uscente, dovrebbe consentire al nuovo consiglio di amministrazione di rafforzare la capacità di indirizzo strategico e di supervisione, accompagnando Mps nella fase successiva del suo percorso di sviluppo. (riproduzione riservata)