Mps, scontro su deleghe e compensi tra cda e Lovaglio. Il board: Palermo unico candidato ceo
Mps, scontro su deleghe e compensi tra cda e Lovaglio. Il board: Palermo unico candidato ceo
Rinviata la decisione sul capoazienda dopo la candidatura nella lista Tortora. Avviato anche il confronto con la Bce su successione e deleghe

di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 24/03/2026 19:00

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Il consiglio di amministrazione di Mps non scioglie ancora il nodo sulla permanenza di Luigi Lovaglio come ceo. Dopo due giorni di riunioni e call, martedì 24 il board della banca senese ha deciso di aggiornare per l’ennesima volta la seduta a mercoledì 25.

Nel frattempo il cda presieduto da Nicola Maione ha scelto di indicare Fabrizio Palermo come unico candidato al ruolo di ad, al posto della terna di possibili ceo indicata al momento della presentazione della lista, con le alternative di Corrado Passera e Carlo Vivaldi.

Secondo la nota diffusa dal cda l’attuale numero uno di Acea – l’ex municipalizzata romana partecipata anche dal gruppo Caltagirone (azionista anche di Mps con 11%) – ha il «profilo più idoneo a supportare banca in trasformazione industriale e di evoluzione strategica in corso, anche in considerazione della comprovata esperienza nella gestione di organizzazioni complesse, nei processi di cambiamento e nel presidio delle principali leve di creazione di valore». Palermo – continua la nota – «è risultato essere il candidato con il più elevato punteggio complessivo nell’ambito dell’assessment, sulla base di criteri oggettivi e predeterminati, tra cui esperienza professionale, competenze manageriali e coerenza con le esigenze strategiche della Banca».

Secondo quanto comunicato martedì sera dalla banca «all’esito delle valutazioni comparative svolte», Palermo «è risultato essere il candidato con il più elevato punteggio complessivo nell’ambito dell’assessment, sulla base di criteri oggettivi e predeterminati, tra cui esperienza professionale, competenze manageriali e coerenza con le esigenze strategiche della Banca».

I dubbi del mercato sulla terna dei candidati ceo

La decisione di avere un unico candidato ceo sarebbe stata presa per superare le perplessità dei proxy advisor che devono dare un parere sul voto ai fondi istituzionali. L’indicazione di un candidato unico risolve anche le perplessità legate al complesso meccanismo di voto introdotto dalla Legge Capitali, che prevede una seconda votazione nominativa dei candidati tratti dalla lista del cda, un sistema che rendeva incerta la scelta stessa del capoazienda. 

Il braccio di ferro su Lovaglio

Il board non ha invece deciso sul destino dell’attuale ceo, e ne riparlerà mercoledì 25 per il terzo giorno consecutivo. Sul tavolo ci sono da un lato la possibile revoca delle deleghe di amministratore delegato, dall’altro la posizione di direttore generale del banchiere dopo la sua candidatura in una lista alternativa a quella del board, presentata sabato 21 dalla famiglia Tortora con PLT Holding. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza – il confronto avrebbe avuto ad oggetto anche il nodo dei compensi spettanti al banchiere.

Altro nodo delicato sarebbe stata l’interlocuzione con la Bce per spiegare alla Vigilanza di Francoforte che cosa sta succedendo e quali sono i prossimi passi per la conduzione dell’istituto. Secondo il piano di successione, dovrebbe prendere le redini del gruppo il vicedirettore generale vicario, Maurizio Bai.

Il confronto legale e il ruolo della Bce

A supporto della decisione gli amministratori hanno chiesto due pareri legali, ai professori Antonio BlandiniMaurizio Irrera. La tesi è che, scendendo in campo in una lista alternativa senza averlo comunicato al board pur avendo votato la lista presentata dal consiglio uscente e senza aver rimesso le deleghe a disposizione del cda, Lovaglio avrebbe agito in contrasto il consiglio (che però a sua volta lo ha escluso dal possibile rinnovo una settimana dopo averne approvato il piano industriale che prevede la fusione tra Mps e Mediobanca).

La messa in discussione del rapporto fiduciario – sostiene il board – non risiederebbe nella candidatura in sé, ma nella scelta di mantenerla contestualmente all’esercizio delle funzioni esecutive, nella veste di ceo.

C’è poi il risvolto giuslavoristico legato al suo contratto come direttore generale, per il quale sarebbe stato fatto valere nel corso della seduta anche il precedente del top manager di Generali, Luciano Cirinà, candidatosi nel 2022 nella lista Caltagirone alternativa a quella del board e poi licenziato dal gruppo.

C’è poi il nodo della Bce. Il board presieduto da Nicola Maione avrebbe coinvolto nel processo decisionale la Vigilanza di Francoforte, che da tempo segue da vicino le scelte dell’istituto. Un meeting con il joint supervisory team si sarebbe tenuto proprio ieri.

A febbraio la Vigilanza aveva sollevato rilievi sulla selezione della rosa presentata dal board uscente chiedendo un’approfondita valutazione dell'autonomia di giudizio («independence of mind») di tutti i suoi componenti, l’inserimento nei comitati di amministratori «formalmente indipendenti» e un ceo che disponga di una «chiara» autonomia di giudizio. Il cda del Monte ha risposto alle osservazioni della Vigilanza, ma il confronto rimane aperto e potrebbe condizionare l’evoluzione della governance di Siena. 

La scelta sul ceo unico sulla figura del presidente

L’indicazione di un solo ceo potrebbe riaprire il confronto sulla casella chiave della presidenza, oggi occupata da Nicola Maione ma per la quale nelle scorse settimane si è ipotizzata una candidatura dell’ex ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera.

Intanto l’attenzione è concentrata sull’assemblea del 15. In vista della record date di giovedì 2 aprile, i contendenti si stanno preparando alla proxy fight e la lista Tortora ha arruolato come advisor Okapi Partners e lo studio Orsingher Ortu. (riproduzione riservata)