Mps, il cda licenzia Luigi Lovaglio da direttore generale per giusta causa. Parte il conto alla rovescia per l’assemblea
Mps, il cda licenzia Luigi Lovaglio da direttore generale per giusta causa. Parte il conto alla rovescia per l’assemblea
Al banchiere erano già state tolte le deleghe da ceo dopo la decisione di scendere in campo con la lista Tortora

di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 07/04/2026 21:20

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Il cda di Mps licenzia Luigi Lovaglio dalla carica di direttore generale per giusta causa. Si chiude così il braccio di ferro tra il banchiere e il board che, dopo averlo escluso dalla lista per il nuovo vertice, nelle scorse settimane gli aveva tolto le deleghe da ad e lo aveva sospeso dalla carica di direttore generale. 

L’annuncio è arrivato nella serata di martedì 7 al termine di una riunione del board della banca senese. Asciuttissima la nota: «Il cda di Banca Monte dei Paschi di Siena, riunitosi in data odierna sotto la presidenza di Nicola Maione, a seguito e in conseguenza della revoca delle deleghe deliberata in data 25 marzo, ha proceduto alla risoluzione unilaterale per giusta causa del rapporto di lavoro con il Dr Luigi Lovaglio nella sua qualità di direttore generale».

Lo scontro nel consiglio

Secondo il board Lovaglio, entrando nella lista alternativa promossa da Pierluigi Tortora, avrebbe agito in contrasto con il processo di selezione del consiglio a cui ha partecipato. Da qui la conclusione: rottura del rapporto fiduciario, sia come amministratore sia come dirigente, e quindi giusta causa per la risoluzione. Una ricostruzione però controversa, che potrebbe essere impugnata sul piano legale.

Una settimana all’assemblea

Ora l’attenzione del mercato e dei grandi soci è sempre più concentrata sull'assemblea che mercoledì 15 sarà chiamata a eleggere il nuovo cda. Nei giorni scorsi i proxy advisor Iss e Glass Lewis si sono espressi con raccomandazioni di voto a favore della lista del board ma con alcuni pesanti rilievi su singole candidature e sull’impalcatura generale del processo. 

Alcuni grandi investitori sono fortemente incentivati, se non vincolati, a seguire in assemblea le loro indicazioni. Questo vale soprattutto per gli asset manager regolati come BlackRock, Vanguard o State Street, ma hedge fund, family office e investitori privati hanno le mani libere. Ecco perché la partita rimane aperta.

Alcuni grandi soci non hanno ancora sciolto la riserva sull’orientamento in assemblea. Secondo indiscrezioni, Delfin, primo azionista di Siena con il 17,5%, avrebbe depositato la totalità della quota per partecipare ai lavori assembleari del 15 aprile. In passato sostenitore di Lovaglio, ufficialmente non commenta i rumors ma a quanto risulta dovrebbe astenersi o votare la terza lista (di minoranza) di Assogestioni.

Sarebbe una presa di distanza dal ribaltone appoggiato da Caltagirone al vertice di Mps ma che finirà per favorire la lista del cda. L’effetto sarà anche di prendere le distanze dalle tesi dei pm sul presunto concerto nella scalata a Mediobanca e di non entrare in rotta di collisione con lo storico alleato romano. Un cda di Delfin per prendere posizione si dovrebbe tenere a ridosso dell’assemblea. Banco Bpm, che ha il 3,7%, sarebbe invece al bivio tra astensione e un voto alla lista del cda, che conterebbe anche sull’1,4% dei Benetton. (riproduzione riservata)