Il cda di Rocca Salimbeni approva la rosa da 20 consiglieri (scremata da un elenco di 26 del comitato nomine) che il gruppo sottoporrà al voto dei soci all’assemblea del prossimo 15 aprile.
Nel corso di una riunione che si è tenuta nel pomeriggio e nella serata di mercoledì 4 il ceo Luigi Lovaglio, regista della privatizzazione e dell’opas su Mediobanca, è stato escluso dalla rosa che invece prevede tre candidati per la poltrona di ad: l’attuale ad di Acea ed ex ceo di Cdp Fabrizio Palermo, dato per favorito, l’ex dirigente di Unicredit Carlo Vivaldi e l’ex Intesa Sanpaolo e Illimity Corrado Passera. Alla presidenza resta Nicola Maione, che ha coordinato il delicato lavoro sulla lista in contatto con azionisti, consiglieri e regolatori.
La lista è passata con 11 sì, 2 voti contrari (Lovaglio e Alessandra Barzaghi di Assogestioni) mentre Barbara Tadolini, entrata in cda in quota Delfin (famiglia Del Vecchio), non ha partecipato al cda. E non si è resa disponibile per una ricandidatura proprio per la mancata riconferma di Lovaglio, ritenendo modificati i presupposti sulla base dei quali aveva votato il piano industriale.
Tra le altre new entry in lista ci sono il rettore della Luiss Paolo Boccardelli, Antonella Centra, Rosa Cipriotti, Simonetta Iarlori, Fabiana Massa, Gianmarco Montanari, Francesca Pace e Paolo Testi. Sono invece confermati Gianluca Brancadoro, Domenico Lombardi, Paola Lucantoni, Renato Sala (tutti e quattro già in quota Mef), Marcella Panucci, Francesca Paramico Renzulli, Alessandro Caltagirone e Elena De Simone.
Nella nota diffusa in tarda serata Mps ha annunciato di aver ricevuto l’autorizzazione della Bce relativa alle modifiche statutarie. «Proseguono regolarmente le attività istruttorie per l’approvazione del progetto di fusione con Mediobanca e del relativo concambio che si prevede possano concludersi il giorno 10 marzo 2026. Il processo continuerà ad essere condotto nel rispetto dell'applicazione dei presidi richiesti dalla disciplina per le operazioni con parti correlate», conclude la nota.
Nella giornata della presentazione della rosa, i titoli della galassia senese – ovvero Mps e Mediobanca – hanno accusato un calo rispettivamente dell’1,2% a 7,69 euro e dell’1,6% a 16,8 euro con minimi intraday che hanno superato il 5% di perdita in una seduta in cui Piazza Affari invece ha guadagnato quasi due punti percentuali, con le banche in forte spolvero: l’indice settoriale Ftse Italia Banche ha chiuso a +2,1% rimbalzando rispetto alle ultime sedute.
Per Rocca Salimbeni son passati di mano 66 milioni di azioni, più del doppio rispetto al volume medio degli scambi giornalieri (27 milioni). La flessione maggiore è stata quella del titolo di Piazzetta Cuccia, a riprova che il maggior impatto dell’uscita di Lovaglio è atteso sulla merchant bank, per il possibile rinvio della fusione per cui il banchiere lucano aveva fissato la scadenza entro fine anno.
Il nome di Lovaglio è stato depennato dal comitato nomine presieduto dal consigliere Domenico Lombardi sulla base di tre pareri legali sfavorevoli alla riconferma. Sulle valutazioni di alcuni consiglieri inoltre avrebbero pesato da un lato l’evoluzione dell’inchiesta milanese per l’ipotesi di concerto a carico del costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone, del presidente di Delfin Francesco Milleri e, in concorso, dello stesso Lovaglio e dall’altro le frizioni negli ultimi mesi del ceo con il board e con il secondo socio Caltagirone, culminate nel serrato confronto sul delisting di Mediobanca. A queste motivazioni si sarebbero aggiunte anche argomentazioni più strumentali come l’età del banchiere (70 anni) e quella di un profilo manageriale più orientato alla ristrutturazione che allo sviluppo.
Secondo diversi osservatori, la partita senese potrebbe però non essere chiusa. Sulla nomina del board pendono ancora diverse incognite, a partire dalla possibile presentazione di una seconda lista con il nome del banchiere lucano a cui secondo indiscrezioni non confermate starebbero lavorando alcuni soci di peso della banca come l’industriale veronese dei filtri Giorgio Girondi (3% di Mps) e alcuni fondi internazionali vicini a Lovaglio.
L’iniziativa vorrebbe garantire un nuovo mandato al banchiere, alla luce del solido track record che ha visto una rivalutazione del 315% del titolo Montepaschi dai 2 euro delle nuove azioni offerte in aumento nel 2022 e poi per i 16 miliardi di capitale di remunerazione promessi agli azionisti, «il più alto rendimento da dividendo nel settore bancario europeo», ha specificato il ceo nella presentazione del piano venerdì scorso.
Oltre a quello di Lovaglio, per la seconda lista si fanno i nomi del presidente del collegio sindacale Enrico Ciai e di Barzaghi. Anche il giudizio della Bce sarà un fattore rilevante per l’esito della partita. Francoforte avrebbe già dato il via libera al nuovo statuto, ma secondo osservatori di mercato potrebbe avere qualcosa da eccepire sul ribaltone al vertice della banca e sugli effetti che il btitz avrà sulla strategia appena presentata.
La terza incognita infine è rappresentata dalla posizione che assumerà il primo socio: la holding della famiglia Del Vecchio guidata da Milleri aveva espresso un endorsement a favore di Lovaglio soltanto poche settimane fa e ieri, contattata, non ha voluto rilasciare alcun commento sulla decisione del consiglio.
Secondo qualcuno Delfin potrebbe astenersi in assemblea, in linea con la scelta della continuità sempre sostenuta da Milleri per aziende che hanno raggiunto buoni risultati economici. L’astensione e i voti dei degli investitori istituzionali che hanno in mano oltre il 60% del capitale di Montepaschi potrebbero pesare il 15 aprile nel corso della seconda votazione che consentirà d’inserire nel nuovo board tutti i candidati presenti a partire dal ceo. (riproduzione riservata)