Mps, il board processa il ceo Luigi Lovaglio. Palermo verso la candidatura a unico ad
Mps, il board processa il ceo Luigi Lovaglio. Palermo verso la candidatura a unico ad
Le decisioni attese al cda di martedì 24 dopo la discesa in campo della lista Tortora. Due pareri legali contro il ceo uscente, che in assemblea punta sul voto dei fondi. Entro Pasqua le raccomandazioni dei proxy

di di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 23/03/2026 21:00

Ftse Mib
43.301,00 13.27.59

+0,26%

Dax 30
22.601,18 13.28.00

-0,23%

Dow Jones
46.208,47 13.30.01

+1,38%

Nasdaq
21.948,55 6.25.15

+1,38%

Euro/Dollaro
1,1589 13.12.36

+0,03%

Spread
91,56 13.42.45

+3,19

La candidatura di Luigi Lovaglio in una lista alternativa a quella del cda uscente che lo ha escluso dal rinnovo riapre la partita sulla futura governance del Monte dei Paschi di Siena. E riaccende lo scontro all’interno del board presieduto da Nicola Maione che si prepara a designare Fabrizio Palermo come candidato unico alla carica di ceo.
 

La famiglia Tortora, attraverso la holding Plt (che detiene oltre l’1,2% del capitale), ha candidato sabato 21 l’amministratore delegato uscente Luigi Lovaglio alla guida della banca senese all’interno di una lista che concorre per la maggioranza.

La sfida della lista Tortora e il ruolo di Caltagirone

Contrariamente alle attese iniziali, la lista si presenta ampia — dodici nomi, tra cui l’ex numero uno di Unicredit Cesare Bisoni, indicato per la presidenza — e punta apertamente a esprimere la nuova governance sfidando direttamente la proposta del board. Proprio questa mossa ha scatenato reazioni a Siena e anche sorpreso i soci principali, a cominciare dal gruppo Caltagirone.

Un board di Mps convocato d’urgenza nel weekend per esaminare la posizione di Lovaglio ieri si è tenuto per quasi l’intera giornata ma non è arrivato a una conclusione definitiva, tanto da essere aggiornato a questa mattina. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il consiglio ha discusso la revoca immediata delle deleghe a Lovaglio in vista anche di un eventuale licenziamento.

Le ragioni? il manager, sostenendo una lista alternativa, avrebbe agito in contrasto con il processo di selezione della lista a cui ha partecipato e a una delibera del board di cui egli stesso fa parte. A supportare questa linea interpretativa, due pareri legali degli avvocati Antonio Blandini e di Maurizio Irrera presentati nel corso della riunione, iniziata in mattinata e proseguita nel tardo pomeriggio.

Le possibili conseguenze operative e l'assemblea di aprile

La decisione finale e le eventuali comunicazioni formali al mercato sono dunque attese per martedì 24 marzo. Non è stata ancora definita la soluzione per l’eventuale gestione operativa nei venti giorni da qui all’assemblea, dato che Lovaglio è anche direttore generale. Secondo fonti finanziarie, le leve operative potrebbero essere affidate al vice dg vicario, Maurizio Bai.

Sempre nella seduta di martedì 24 il cda potrebbe indicare Fabrizio Palermo a candidato unico nella carica di ceo. L’attuale ad di Acea ed ex numero uno di Cdp è oggi nella triade di nomi individuati per succedere a Lovaglio insieme all’ex ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera e all’ex dirigente di Unicredit Carlo Vivaldi. Per il ruolo di presidente è stato sinora confermato il nome di Nicola Maione, ma l’ipotesi Passera non sarebbe stata del tutto scartata.

La vera partita però si giocherà all’assemblea del 15 aprile. Il board ha già iniziato l’attività di engagement con gli investitori, mentre Tortora e Lovaglio – che contano anche su una quota superiore al 3% dell’industriale Giorgio Girondi, patron di Ufi Filters) – potrebbero avviarla nei prossimi giorni.
 

Tra qualche giorno, comunque entro Pasqua (5 aprile), dovrebbero poi arrivare le raccomandazioni di voto dei proxy advisor, tra i quali ci sarebbero Iss e Glass Lewis.
 

Dovranno esprimersi su un caso senza precedenti: la lista del board presenta non uno ma tre candidati alla carica di ceo, mentre l’attuale capoazienda corre con una lista propria. Una situazione che i grandi fondi fanno fatica persino a capire, come nei giorni scorsi ha evidenziato da un analista durante la conference call dell’amministratore delegato a Londra: «Mr Lovaglio, può spiegare agli investitori non italiani cosa sta accadendo alla vostra governance? Qualsiasi chiarimento in questo senso sarebbe molto utile».

Secondo alcune fonti, è possibile che la banca vada incontro alle richieste di chiarimento da parte dei fondi, che a Siena pesano per il 60% del capitale, indicando una sorta di preferenza tra i tre candidati ceo.

Il peso dei grandi soci e degli investitori istituzionali

Proprio il voto degli istituzionali sarà decisivo in assemblea: la lista del cda può contare sull’11% di Francesco Gaetano Caltagirone, cui potrebbe aggiungersi il 3% complessivo di Enasarco ed Enpam; Tortora e Girondi partono da un 4,2%. Il primo socio Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, ha il 17,5% ma dovrebbe astenersi, così come il Tesoro con il suo 4,8%; non è chiara la posizione di Banco Bpm e Anima, che pesano insieme per il 3,7% circa. La chiave di volta potrebbe essere il terzetto Blackrock, Norges Bank e Vanguard, che insieme hanno il 12% e l’anno scorso hanno appoggiato Lovaglio nella scalata a Mediobanca. (riproduzione riservata)