Mps, Giorgetti: il Tesoro non parteciperà all’assemblea sulle due ops. Il mercato premierà la migliore
Mps, Giorgetti: il Tesoro non parteciperà all’assemblea sulle due ops. Il mercato premierà la migliore
Il Tesoro ha il 4,86% della banca senese e già ad aprile aveva disertato l’assise per la nomina del board. A Lovaglio serve almeno il 43% del capitale

di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri  23/09/2026 17:10

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Il Tesoro non parteciperà all’assemblea straordinaria di Monte dei Paschi del 29 ottobre e lascerà agli altri azionisti il compito di decidere il futuro della banca senese e il braccio di ferro con Intesa Sanpaolo. A chiarire la posizione del governo è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. «Abbiamo detto almeno dieci volte che noi non partecipiamo e seguiremo la decisione del mercato su quello che sarà l’esito. Perché il mercato evidentemente nella sua capacità di discernere premierà quella che sarà l’offerta migliore», ha affermato il ministro mercoledì 23 a margine del question time.

La posizione del Mef e i principali azionisti

La scelta conferma la linea di neutralità indicata dal Mef già a giugno, quando Giorgetti aveva spiegato che il Tesoro non avrebbe preso posizione sulle diverse operazioni di consolidamento riguardanti Mps e che l’obiettivo restava l’uscita dal capitale «alle migliori condizioni». Il ministero detiene oggi il 4,86% della banca, quota residua dopo le tre maxi-cessioni realizzate negli ultimi anni e terza in ogni di grandezza dopo Delfin (con il 17,53%) e Caltagirone (12,5%).

Le offerte su Banco Bpm e Banca Generali

L’annuncio assume però un peso particolare perché arriva a poco più di un mese dall’assemblea che rappresenta il passaggio decisivo nella strategia disegnata dall’ad Luigi Lovaglio e la premier Giorgia Meloni che in un’intervista a MF-Milano Finanza, si era auspicata che Mps non venisse «smembrata», pochi giorni prima che il numero uno di Rocca Salimbeni annunciasse le due offerte simultanee da 34 miliardi di euro complessivi.

Il 29 ottobre gli azionisti saranno chiamati ad autorizzare, anche ai fini della passivity rule, le due ops lanciate da Mps su Banco Bpm e Banca Generali. All’ordine del giorno dovrebbe inoltre figurare il pacchetto di operazioni collegato alle offerte, che comprende la riduzione del capitale, l’acquisizione delle azioni Generali detenute da una controllata, una distribuzione straordinaria agli azionisti e la fusione con Mediobanca.

Per Lovaglio il nodo sarà raccogliere una maggioranza qualificata pari ai due terzi dei voti rappresentati in assemblea. Se la partecipazione fosse simile a quella dello scorso aprile, quando era presente il 64,11% del capitale, servirebbe quindi il sostegno di circa il 42,7% dell’intero capitale sociale. Il precedente di aprile mostra quanto possa essere mobile la geografia dei consensi: allora la lista che riportò Lovaglio alla guida della banca ottenne il 49,95% dei voti espressi, pari a poco più del 32% del capitale complessivo, con il ruolo decisivo di Delfin.

L'impatto dell'assenza del Tesoro in assemblea

La decisione del Tesoro di non presentarsi assume perciò anche un rilievo tecnico. In una votazione nella quale la soglia è calcolata sui voti rappresentati, la presenza di un socio che non sostiene le delibere può rendere più difficile raggiungere i due terzi richiesti. L’assenza del Mef evita invece che il suo 4,86% entri nel perimetro dei voti rappresentati. È una modalità coerente con la neutralità rivendicata dal governo, ma che modifica comunque la matematica dell’assemblea rispetto all’ipotesi di una partecipazione senza voto favorevole.

La partita resta così nelle mani dei grandi soci privati e soprattutto degli investitori istituzionali. Nelle prossime settimane saranno osservate le posizioni di Delfin, del gruppo Caltagirone e dei fondi, insieme alle raccomandazioni dei proxy advisor. Il loro orientamento può risultare determinante in un confronto che non riguarda soltanto le due acquisizioni proposte da Siena, ma si intreccia con l’opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps. L’assemblea di Intesa ha già autorizzato il 10 settembre l’aumento di capitale al servizio dell’offerta con il 96,96% dei voti rappresentati. (riproduzione riservata)