Luigi Lovaglio resterà alla guida del Montepaschi. Il banchiere lucano con il dna da ristrutturatore degli istituti di credito ha vinto una battaglia anche personale contro il costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone che ha spinto per estrometterlo e piazzare al suo posto alla guida di Rocca Salimbeni l’amministratore delegato di Acea Fabrizio Palermo.
Lovaglio era stato messo fuori dalla lista del cda e licenziato dalla banca che ha contribuito a rilanciare dopo esser stato chiamato nel 2022 dal governo Draghi per guidare l’ennesimo aumento di capitale a Siena, allora controllata dal Tesoro dopo il salvataggio di Stato del 2017.
Settanta anni, Lovaglio conosce il business bancario a 360°, dallo sportello (da dove ha cominciato) fino al vertice. Da ex Unicredit è stato il fautore della crescita di Bank Pekao, il primo istituto di credito in Polonia che nel 2016 Piazza Gae Aulenti aveva venduto al gruppo assicurativo Pzu e al fondo statale Pfr per 2,4 miliardi di euro. Ed ha rilanciato poi, raddoppiandone la capitalizzazione, anche il Creval, la banca valtellinese finita poi in pancia ai francesi del Credit Agricole dopo un’opa.
Vincente la mission anche al Montepaschi che Lovaglio ha prima riportato al profitto e alla distribuzione del dividendo attraverso un processo partito da aumento di capitale da 2,5 miliardi nel 2022 che ha fatto salire lo Stato al 64% della banca. E poi disegnato la nuova fase di crescita con un ruolo di protagonista nel risiko bancario italiano.
La scalata su Mediobanca dello scorso anno, su cui pochi addetti ai lavori scommettevano all’inizio, si è conclusa in autunno con un’adesione superiore all’86%. L’operazione ha gettato le basi per il terzo gruppo bancario del Paese attivo nel retail, cib, wealth e asset management in grado di distribuire, secondo l’ultimo piano industriale, 16 miliardi di dividendi nei prossimi 5 anni. Il mercato lo ha premiato. (riproduzione riservata)