Mps e Banco Bpm pronte a riscrivere il mondo del credito, come lo yen con il dollaro. Cosa c'è sotto la lente degli analisti
Mps e Banco Bpm pronte a riscrivere il mondo del credito, come lo yen con il dollaro. Cosa c'è sotto la lente degli analisti
Deutsche Bank simula la fusione tra Mps e Banco Bpm, i super utili mettono in discussione la sostenibilità del ciclo attuale, mentre lo yen primeggia. Btp e oro si confermano porti sicuri

di Francesca Gerosa 10/05/2026 07:00

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Nel risiko bancario italiano torna a circolare con insistenza l’ipotesi di un’integrazione tra Banca Monte dei Paschi di Siena e Banco Bpm. A riaccendere il tema sono stati i recenti rinnovi dei cda e il sostegno di Banco Bpm alla conferma di Luigi Lovaglio alla guida del Monte. Segnali che il mercato ha interpretato come qualcosa di più di semplici cortesie istituzionali.

Secondo Deutsche Bank il contesto oggi è favorevole: Unicredit appare concentrata sull’offerta su Commerzbank e questo lascia più spazio a un consolidamento domestico. Mps, inoltre, arriva a questo passaggio con una posizione patrimoniale molto più solida rispetto al passato. L’ipotesi più semplice resta una fusione tradizionale, costruita sulle classiche sinergie di costo e di rete. Ma sul tavolo c’è anche la carta Generali: la partecipazione detenuta indirettamente da Mps potrebbe infatti diventare la leva finanziaria dell’operazione. Il mercato inizia così a immaginare la nascita di un nuovo polo integrato tra credito, assicurazioni e risparmio gestito.

Negli Stati Uniti i numeri hanno assunto toni da economia “troppo forte per essere ignorata”. Il margine netto dell’S&P 500 è salito al 13,4%, massimo storico da quando esistono le rilevazioni FactSet, con attese di un’ulteriore espansione fino al 14,6% entro fine anno. Tradotto: le aziende stanno guadagnando più del previsto e, per alcuni settori quasi troppo bene per il contesto macro. A livello settoriale, da una parte, l’Hardware IT ha messo a segno un impressionante +10,4%, trainato dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale. Dall’altra, settori più ciclici e sensibili ai costi, come Paper & Packaging, hanno sofferto pesantemente, penalizzati dall’energia e da una domanda meno brillante. Per AlphaValue la stagione degli utili del secondo trimestre, che sarà la prima a riflettere pienamente lo shock energetico, rappresenterà il momento della resa dei conti.

Goldman Sachs ha acceso i riflettori non tanto sul livello assoluto delle scorte petrolifere globali, quanto sulla velocità con cui si stanno riducendo. Ed è un dettaglio cruciale. Perché i mercati spesso non reagiscono al “quanto manca”, ma al “quanto velocemente sta sparendo”. Secondo Goldman Sachs, le scorte globali equivalgono oggi a circa 101 giorni di domanda mondiale, contro i 105 di fine febbraio. Sulla carta non sembrano numeri drammatici. Il problema è il ritmo di erosione: circa tre giorni di scorte persi ogni mese. È come vedere il serbatoio ancora mezzo pieno ma accorgersi che la lancetta sta scendendo molto più velocemente del previsto. Ancora più preoccupante è la situazione dei prodotti raffinati. Tante strozzature che rendono il sistema sempre meno efficiente.

Nel mondo obbligazionario, intanto, il premio al rischio italiano sale (Btp decennale al 3,77%), mentre gli investitori continuano a cercare rendimento in un mondo che torna a offrire tassi reali interessanti. Generali Investments evidenzia un ritorno di interesse verso i Gilt britannici e i mercati emergenti in valuta locale, dove il carry resta elevato.

Il primo trimestre di Nexi è andato meglio delle attese, soprattutto sul fronte dei margini grazie a un controllo dei costi ancora molto efficace. La parte interessante, però, è come lo ha fatto. La divisione merchant ha sofferto un po’ per la perdita di alcuni contratti e per una crescita dei volumi non particolarmente brillante, mentre le aree più digitali e a maggior valore aggiunto, issuing e digital banking, continuano a sostenere la crescita. Gi analisti si chiedono se sia sostenibile, mentre il management, guidato dal nuovo ceo Bernardo Mingrone, non esclude un dividendo extra e/o un buyback. Ma gli analisti restano cauti sul titolo.

Un altro settore racconta una storia completamente diversa: le due ruote. Il mondo di Piaggio sta beneficiando di un contesto globale sorprendentemente dinamico. In Spagna e in India la domanda cresce a doppia cifra, nonostante i cambi sfavorevoli. Anche le stime degli analisti riflettono questo equilibrio instabile. Da un lato c’è spazio per revisioni al rialzo delle stime sui volumi, dall’altro si mantiene una certa cautela sul fatturato e sulla marginalità, proprio per effetto dei cambi. Per questo il primo trimestre di Piaggio sarà tonico ma non brillante.

Nel mondo dei mercati valutari, questa frammentazione diventa ancora più evidente. Lo yen, ad esempio, si è rafforzato bruscamente fino ai massimi delle ultime settimane, riaccendendo il tema di possibili interventi da parte delle autorità giapponesi. Il livello psicologico di 160 sul dollaro continua a essere la linea rossa implicita e ogni movimento in quella direzione viene letto come una prova generale di intervento. Allo stesso tempo, il dollaro si indebolisce mentre emergono segnali di possibili progressi nei colloqui tra Stati Uniti e Iran. È un mercato da de-risking.

In questo contesto, l’oro si comporta in modo quasi contraddittorio: sale nonostante il calo del petrolio e la debolezza del dollaro, sostenuto da tassi reali ancora elevati ma instabili e dalla domanda in aumento delle banche centrali. La Cina continua ad aumentare le riserve per il diciottesimo mese consecutivo, mentre il ruolo dell’oro come asset difensivo sembra temporaneamente meno efficace… ma non compromesso. Tanto che Unicredit continua a puntare su questo bene rifugio.

È tutto per oggi. Continuate a seguirci per ulteriori approfondimenti nel prossimo numero di Follow the report e se pensate che possa interessare a qualcuno inoltrate la newsletter.

Francesca