Mps, dopo l’opas di Intesa Sanpaolo il mercato si interroga sulla fusione di Mediobanca. Ecco perché
Mps, dopo l’opas di Intesa Sanpaolo il mercato si interroga sulla fusione di Mediobanca. Ecco perché
Mps ribadisce che l’integrazione di Piazzetta Cuccia procede come annunciato. Ma dopo l’affondo di Intesa e la proposta di fusione di Bpm, c’è chi non esclude una fase di riflessione

di di Luca Carrello 09/06/2026 20:00

Ftse Mib
51.810,58 11.39.58

+0,61%

Dax 30
24.917,83 11.39.47

+1,15%

Dow Jones
51.202,26 10.54.43

+0,70%

Nasdaq
25.887,43 7.25.15

+0,31%

Euro/Dollaro
1,1605 11.24.40

+0,28%

Spread
71,61 11.54.58

-1,38

«Le attività d’integrazione con Mediobanca procedono in linea con quanto annunciato». Non lasciano margini d’interpretazione le parole con cui il cda di Mps ha confermato la roadmap che porterà alla fusione di Piazzetta Cuccia in Rocca Salimbeni. Sul mercato però c’è chi non la considera più così scontata ora che Intesa Sanpaolo (in accordo con Unipol) ha lanciato un’opas da 30,6 miliardi sulla banca di Siena.

Dubbi che emergono a prescindere dall’offerta di Ca’ de Sass, visto che il suo ad Carlo Messina, ha dichiarato ieri a Class Cnbc di «non aver capito bene quale sarà il futuro di Mediobanca nel gruppo Mps, se verrà incorporata o scorporata».

Il piano di Lovaglio

Il progetto del ceo Luigi Lovaglio prevedeva di inglobare Compass (il credito al consumo di Piazzetta Cuccia) nel Monte e di girare Widiba (la banca online di Siena) a Mediobanca Premier, che dovrebbe diventare la nuova «Mediobanca spa» incentrata su gestione patrimoniale e private banking, con il 13,5% di Generali sempre in pancia. L’idea era convocare l’assemblea di Mps - contestuale a quella della controllata - entro luglio, scadenza slittata a settembre.

Per poi arrivare al delisting di Piazzetta Cuccia e alla sua fusione entro fine anno in modo da sprigionare i 700 milioni di sinergie che hanno giocato un ruolo decisivo nel ritorno in sella dell’ad ricandidato dalla lista Tortora. I tempi insomma sembrano serrati, visto che Mps dovrà convocare con 30 giorni d’anticipo l’assemblea che dovrà deliberare anche l’aumento di capitale necessario per consegnare le azioni di Siena al 14% dei soci di Mediobanca ancora nel capitale.

Tempo di riflessioni

Queste scadenze saranno rispettate? In teoria la passivity rule non dovrebbe ostacolare il Monte perché la fusione di Piazzetta Cuccia non appare una mossa difensiva, vietata a chi è sotto opa a meno di apposito via libera degli azionisti. Certo, Mps dovrà serrare le fila e tenere unito un board in cui la lista che ha ricandidato Lovaglio ha ottenuto solo otto posti su quindici. In assemblea, poi, servirà l’ok del 66% del capitale presente, esito plausibile visto che i soci hanno apprezzato il piano dell’ad richiamandolo ad aprile.

Allora si andrà avanti nonostante l’affondo di Intesa Sanpaolo? Così sembra a leggere la nota di lunedì del cda di Siena. Allo stesso tempo, però, non è da escludere una fase di riflessione, anche perché il Monte dovrà valutare la proposta di fusione di Banco Bpm oltre all’opas di Ca’ de Sass. Potrebbe essere il caso, quindi, di concentrarsi sulla strategia difensiva, mettendo da parte per adesso i piani per Mediobanca. (riproduzione riservata)